- Rivelazione –

(Dettato ad Anita Wolf nel 1975)

 

Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù, non chiamato così perché favorito, ma perché approvava incondizionatamente la via di salvezza del Signore, egli scrisse sull’isola di Patmos l’Apocalisse sigillata con sette sigilli. Come continuò la sua vita dopo l’esperienza sul Golgota (vedi nell’Opera “Le quattro Pietre miliari”, la terza), come operò quale prigioniero dei romani – in un certo senso come protezione esteriore – sull’isola di Patmos, viene raccontato in quest’Opera.

 

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 IL PRIGIONIERO

(vita di Giovanni l’evangelista nell’isola di Patmos)

 

 

 

Traduzione dall’originale tedesco “DER GEFANGENE

dalla  3a edizione tedesca del 2005 - Edito dal circolo degli amici di Anita Wolf - C/o Jurgen Herrmann

Hohenfriedberger Strasse, 52 - 70499 Stuttgart

E-Mail:    bestellung@anita-wolf.de

Sito     http://www.anita-wolf.de  

 

Traduzione italiana a cura di Ingrid Wunderlich e Antonino Izzo

Quest’edizione in lingua italiana è stata curata dal gruppo:

Amici della nuova luce”  -  www.legamedelcielo.it

Contatti:     info@anitawolf.it

 

[indice esteso]

 

INDICE

 

 Cap. 1      La via nella prigionia - Cornelio presso Pilato e Caifa

 Cap. 2      La salvezza - Due miracoli e come si arriva a Patmos

 Cap. 3      Un’infamia, un buon giudizio e una terribile figuraccia

 Cap. 4      Maria è protetta - Il cambio del procuratore - Buon comportamento

 Cap. 5      Pirati, misericordioso operare - La Scrittura e una predica

 Cap. 6      Differenti vie - Meravigliose parole di Dio - Uno speciale certificato di successione

 Cap. 7      Il primo capitolo dell’Evangelo - Accenno: chi era Gesù?

 Cap. 8      Belle conoscenze - Uno sciacallo romano

 Cap. 9      Previsione per il mondo - Insegnamento dello Spirito e fine della materia

 Cap. 10    Altri buoni insegnamenti - L’odissea e ancora parole del Signore

 Cap. 11    Sapiente discorso di Nicodemo e suo ritorno a casa benedetto – Parola di Dio a Giovanni

 Cap. 12    Il battesimo - Un giovane pirata diventa un secondo Stefano, pirati e pescatori diventano cristiani

 Cap. 13    Istigazione contro i cristiani - Giovanni insegna sul perché dei martiri- Gaius è inviato su Patmos

 Cap. 14    Tommaso presso Giovanni - Ritorno a Casa della madre Maria - Molti insegnamenti sulla parola del Signore

 Cap. 15    Nuovo allarme su Patmos - Un duumviro - Il senatore Aurelius presso Cornelio

 Cap. 16    Le profezie si adempiono - Dio, il Pastore e Medico - L’ultima ora di Cornelio - L’alta Luce - Nessuno ha un Amore più grande

 Cap. 17    Stefano nuovo capitano – Un’aggressioe e meravigliosa salvezza - Anche un buon insegnamento

 Cap. 18    Non parole, bensì fatti - Un difficile rompicapo con una condizione - Migliore conoscenza di se stessi

 Cap. 19    L’ambizione non rende nulla - Pensieri dalla Croce - Nello Spazio di confine della Volontà di Dio - Immagine del ruscello, Eufrate e mare

 Cap. 20    Violento uragano, pesanti fardelli, la materia pretende il tributo - Qualcosa sul vero riposo - Differenti rivelazioni sugli insegnamenti di Gesù

 Cap. 21    Il Signore appare al Suo Giovanni  - L’ultima grande predica del veggente di Dio

 Cap. 22    Epilogo

                  Descrizione della nave Cornelia – Cenni storici

 

 

 

 PERSONAGGI

 Aurelius             senatore romano

 Caifa                  sommo sacerdote in Gerusalemme

 Claretus            duumviro romano

 Cornelio            tribuno romano

 Cretios              legionario romano

 Cronias              comandante romano su Patmos

 Gajus                 senatore romano

 Giovanni            un discepolo di Gesù

 Hannas              sacerdote capo in Gerusalemme

 Hermius            centurione romano

 Horpha              moglie di pescatore su Patmos

 Maria                madre corporea di Gesù

 Maurius            comandante romano di coorte

 Nicodemo          sacerdote a Gerusalemme

 Oste                   su Patmos

 Pharet                pescatore su Patmos

 Pilato                 protettorato romano

 Pretias               senatore romano

 Scubatus            decurione romano

 Sector                legionario romano

 Sejananus          capitano romano

 Stefano              pirata e più tardi cristiano (non Stefano biblico)

 Tommaso          un discepolo di Gesù

 Venitrius           comandante romano

                            due coraggiosi sacerdoti

                            gente di Capernaum

                            parecchi pirati e persone secondarie

                            un medico e un rabbino

 

LUOGHI

 

 Capernaum / Gibea / Kedes / Patmos / Sidone / Tiro

 

 

 

INTRODUZIONE al libro

 

Cenni storici

Quando il Signore fece tornare

i reduci di Sion, ci sembrò di sognare.

                           [Salmo 126, 1]

 

Ben va piangendo colui

che porta il seme da spargere,

ma tornerà con canti di gioia

quando porterà i suoi covoni.

[Salmo 126,6]

۞

Cap. 1

La via verso la prigionia – Cornelio presso Pilato e Caifa


 

Giovanni è liberato da Cornelio e inviato a Tiro – Pilato è sollevato dall’incarico – Caifa è ammonito per l’ignobile crocifissione – Nicodemo si rifugia da Cornelio che lo fa inviare a Tiro

                      1.                     Con costui”, un legionario indica il prigioniero, al quale sono legate saldamente le mani dietro la schiena, e la cui estremità della corda il soldato tiene nei pugni, “non vai con troppa delicatezza? Pilato ha ordinato…”. L’interpellato, un comandante subalterno, risponde bruscamente:

                      2.                    “La Giudea è già alle nostre spalle. Non è Pilato che lo ha ordinato! Glielo hanno estorto con la strana Crocifissione, mah, – lasciamola stare. In ogni caso il responsabile è Caifa, nel quale dimora più durezza che in tutti i legionari di una delle nostre legioni. Vedete”, dice ai tre a lui subordinati, “io ho un figlio dell’età di costui”. Con la punta del piede indica il prigioniero, il quale è crollato sul ciglio della strada.

                      3.                    “Su, avanti! A Sidone attende la galea, mancano dei rematori e là lo consegneremo; allora per noi la faccenda è chiusa”. – “Tu lo pensi davvero, vecchio romano?”. Dice il legionario: “In te dimora un animo più tenero, ma gli ordini sono ordini”. Egli aiuta il prigioniero ad alzarsi, il quale è impedito perché ha le mani legate. Sulla fronte ha un’ampia ferita, il sangue cola nell’occhio destro ed è già tutto appiccicoso. Il romano gli porge una coppa d’acqua, non per compassione, ma perché finalmente può portare avanti il prigioniero. Così marciano per due, tre ore, nella calura del primo pomeriggio.

                      4.                    Da lontano si vede polvere che gira vorticosamente in alto. Potrebbero essere soldati di cavalleria. ‘Se hanno dei cavalli superflui, glieli portiamo via’, si prefigge il comandante subalterno. Già si mostra il primo uomo, armato, dietro di lui l’imperiale stendardo da campo. Sgomento! Chi arriva allora? Ordina ai legionari di spostarsi al bordo della strada, il prigioniero accanto a sé. Ebbene, possa venire chi vuole! Egli ha l’ordine scritto con sé e ‘l’intera faccenda’ neanche lo riguarda.

                      5.                    Il primo dello squadrone di cavalleria scruta il gruppo. Ha ancora una lettera col sigillo di Cirenio ‘proteggere quanto più possibile tutti i seguaci di Gesù di Nazareth’. Cirenio non vive più, ma suo nipote, Cornelio, possiede lo scritto; ed è lui che sta venendo. Egli è esonerato dal servizio, ma possiede ancora il potere del comando. Anche se è già vecchio, è sempre tanto vigoroso da poter eseguire differenti cariche.

                      6.                    Lui osserva il prigioniero. Sfigurato dagli strapazzi della marcia e dalla ferita, dalla quale cola ancora sangue. Davvero – deve riconoscervi qualcuno? Cornelio smonta da cavallo e gli si avvicina. “Come ti chiami?”, domanda egli benevolmente. Il prigioniero alza la testa, un chiaro splendore c’è nei suoi occhi. ‘Come presso il Salvatore’, ciò attraversa fulmineamente Cornelio. “Non temere!”.

                      7.                    Oh, questo meraviglioso ‘Non temere!’ che il Signore ha espresso tanto spesso. Per via gli era venuta ben la paura, come aveva detto il Salvatore: ‘Nel mondo avrete paura ..!’. Ma: ‘Siate consolati, IO ho vinto il mondo – per voi!’. Così accanto alla paura, è rimasta la fede che ‘il suo Salvatore’ può sciogliere anche le corde, se deve accadere in qualche modo una salvezza.

                      8.                    Un’aperta confessione: “Io sono un discepolo di Gesù di Nazareth, il più giovane tra loro”. – “Il più giovane? Tu sei Giovanni, con il quale talvolta ho parlato?”. – “Tu, lo dici, nobile romano, io lo sono!”. Proprio così come il Signore parlò alla banda che doveva catturarLo nel Getsemani: ‘Io lo sono!’.

                      9.                    “Il comando!”. La voce risuona intensa, tanto che penetra nelle ossa del comandante subalterno. “Presente!”. È vero, Pilato ha già di nuovo… sicuramente, quanti ‘ratti’ lo rosicchiano, qui c’è dietro solo quel Caifa colmo di odio, il quale… il quale può vivere tanto da sperimentare qualcosa! “Chi ti ha inferto la ferita?”. Il chirurgo militare ha già l’ordine di pulirla e fasciarla.

                    10.                  Il discepolo di Gesù scusa le guardie. “Nessuno! Sono caduto e battuto su un sasso!”. Che non è stato diretto, non lo dimostra. Si stupiscono perfino i romani. Poteva dire altro. E Cornelio lo avrebbe punito rigorosamente, perché dalla ribellione che ha provocato la crocifissione del Signore, è venuta fuori la massima direttiva – almeno in un primo tempo – di non eseguire nessuna repressione e così – anche in un primo tempo – lasciare in pace la gente di Gesù, cosa che veramente nella Giudea è impedita.

                    11.                  La schiera dei discepoli era fuggita verso nord, dopo la discesa dello Spirito Santo. Solo Giovanni rimase presso Maria e le altre donne [Luca 8, 2-3], per salire spesso sul Golgota, dove una pietra indicava la posizione della croce. Nessuno ha osato rotolar via questa pietra, come gli angeli quella alla porta del sepolcro.

                    12.                  “Sosta!”. Cornelio toglie a Giovanni le sue catene e fa curare da un medico i polsi sanguinanti. Per non compromettere tutta la disciplina, non può girare intorno a Pilato. Tra i suoi ufficiali si trova Venitrius; poiché Forestus, il fedele, è già deceduto. Venitrius crede altrettanto nel Signore. A lui Cornelio fa cenno, essi si consigliano da soli.

                    13.                  “Ho trovato! Vorrei avere te, Venitrius, volentieri presso di me, soltanto – la protezione di Giovanni ha la precedenza. Prendi tu l’ulteriore guida con sei uomini fidati e portatelo via. Poi deviate, con la scusa di ‘una qualche faccenda’ non arrivate a Sidone. Prendete la via più vicina che porta a Tiro.

                    14.                  Là c’è la mia nave, la quale porta il mio nome. Il capitano è uno dei nostri. A lui porti l’ordine segreto di far rotta per Patmos, ma ufficialmente per Roma. Andrà bene; poiché DIO fa grandi miracoli [Salmo 77, 15], visto che non giungerete a Roma. Tu rimani, finché sarà possibile un ritorno. I sei rimangano là come guardiani. Così posso giustificare davanti all’imperatore se Giovanni deve rimanere per tutta la vita su Patmos – per la sua protezione”.

                    15.                  “Questo te lo ha ispirato Colui che è lontano dalla Terra”, Venitrius si rallegra. “Dammi un cavallo, non possiamo far camminare il prigioniero”, lo dice di proposito a voce alta, “altrimenti arriviamo troppo tardi a Sidone”. – “Ehm”, anche Cornelio parla ad alta voce e va di nuovo dal grosso della truppa, “di per sé non è permesso. Certo – arrivereste troppo tardi, e se costui dovesse camminare”, egli indica Giovanni, “allora morirà strada facendo e alla nostra Roma andrà perduto ancora una volta uno schiavo di galea”.

                    16.                  Egli impartisce formalmente l’ordine di procuratore a Venitrius, lo vede ognuno, e prende le guardie dal suo gruppo. “Siete stanchi”, dice serenamente. “Avete un lungo percorso dietro di voi; andate alla salmeria, lì fate riposare i vostri piedi”. Essi gli sono grati e il comandante subalterno super felice, poiché può scaricare questo ‘peso’ dalle sue spalle, meglio dire: dalla sua anima. Questo, egli non lo sa ancora.

                    17.                  Giovanni abbraccerebbe il tribuno, che già salvò Tommaso, ma Caifa non deve sapere cosa è accaduto qui; costui ha sufficienti impostori e spie presso l’imperatore. Soltanto l’occhio splende ancora una volta. Il romano si volta, molti sguardi stanno in agguato, e la maggior parte dei legionari è diventata rozza a causa di tutte le guerre; a loro non importa niente della vita di un uomo.

*  *  *

                    18.                  Nuove preoccupazioni a Gerusalemme. Pilato sta nel giusto; ma quando sente che cosa riferisce Cornelio da parte dell’imperatore, diventa piccolo piccolo. “Non sei più visto nel modo migliore, e l’imperatore mi ha detto: ‘A causa di un Giudeo, non ribelle, da come mi è venuto all’orecchio, Pilato rovina il bastione! Io non voglio una Giudea distrutta, essa deve essere un solido caposaldo. Ma così succederà il contrario’. – Egli era molto adirato. Solo quando gli descrissi i ‘ratti’ che ti servirono questa minestra, divenne un po’ più mite. Credilo però: tu sarai deposto!”.

                    19.                  “Non m’importa! Voglio essere contento se posso lasciare questa ‘tana di Gerusalemme’ e sarò grato all’imperatore se mi manderà in esilio” – “Io al posto tuo sarei altrettanto contento, non c’è un ‘Simeone nel Tempio’, altrimenti. Un esilio ti potrà rendere solamente sereno”. – “Dipende!”, sospira Pilato. Interpellato su Simeone, Cornelio racconta volentieri di quel tempo.

                    20.                  Pilato sta ad ascoltare avidamente. “Ne avrei avuto bisogno, quando è successa la faccenda con GESU’. Credimi, tribuno, Lo avrei salvato tanto volentieri; sono stato semplicemente, travolto. Il popolo era sobillato, non solo contro il Nazareno, ma contro di me e … contro Roma. Questa, stava al primo posto!”.

                    21.                  “Certo! Non essere triste se sarai richiamato. Otterrai due superiori dallo stato maggiore di Cirenio[1], i quali credono nel Salvatore, e questi ti aiuteranno”. – “Come si chiamano?”. – “Marco, un ottimo politico, l’altro, Marcello, era il primo collaboratore di Quirino. Li conosci?”.

                    22.                  “Sì, e ti ringrazio, tribuno. Mi ricordo anche di Simeone, mi sono incontrato una volta con lui qui in questa stanza”. Indica tutt’intorno. – Cornelio sorride: “Hai urtato la mia armatura quando volevi chiamare la guardia. Allora eri giovane. Aspetta, come tutto viene. Marcello è dislocato a Silo, ho mandato dei messaggeri, di presentarsi da me. Ora”, Cornelio si alza, “vado da Caifa, il sommo sacerdote. Ah! Per me è qualcosa di diverso che un sacerdote!”.

                    23.                  “Egli avrebbe uno spirito cattivo sin dalla crocifissione del Nazareno”. – “Spirito? È la sua coscienza che non lo lascia in pace!”. – “Se coscienza o spirito per me è la stessa cosa. A lui devo ringraziare che io …”. Un romano fiero, con un’alta destinazione ed ora – un rinnegato, bruciato, spogliato della veste d’onore. Oh, oh – –.

                    24.                  Con passi gravi, colmo di sdegno, due fedeli dietro di sé, il tribuno va verso la casa del sommo sacerdote. Non ha voglia di andare nel Tempio, dove un giorno c’erano Simeone e madre Anna, poiché ci sono troppi ‘vermi’. Sulla via qui egli è stato a Betlemme, solo, in quella grotta, dove ha potuto vivere la cosa più meravigliosa che colma tutto l’essere suo. Ha avuto un raccoglimento silenzioso e sentito, come lo ha avvolto. Si fa annunciare ‘su ordine dell’imperatore’. Anche Caifa non lo può evitare.

                    25.                  “Oh, il tribuno! Quale onore!”, egli finge e porta lui stesso del vino. Cornelio lo rifiuta. “Quello che ho da dirti, Caifa”, tralasciando volutamente il titolo di sacerdote, “è così serio, che non servono le formalità! Dov’è il rotolo che ti ha mandato l’imperatore dopo ‘l’assassinio’ del Nazareno, che certamente era il MESSIA… come lo rivelano le vostre scritture!”.

                    26.                  Caifa si finge meravigliato. Negli occhi vacilla brevemente la paura. Cornelio lo vede e ammonisce: “Sai precisamente di che cosa si tratta! Hai sobillato il popolo non certo solo contro questo Taumaturgo! No, contro Roma! Le tue ripugnanti menzogne potevano fare ben poco, veri testimoni hanno chiarito tutto al nostro Cesare.

                    27.                  Tu ricevi l’ordine di non sobillare contro Roma, se non vuoi che”, una pesante minaccia, “presto o tardi il Tempio sprofondi insieme a Gerusalemme! Ci dispiacerebbe incenerire il Tempio; ma se continui a spargere la tua semenza, e questa germoglia, allora Gerusalemme è perduta, e tutto il popolo con lei!”.

                    28.                  Caifa si spaventa. Egli ha sentito dai suoi agenti segreti che a Roma non tutto è andato così come lo aveva ideato. Sorridendo, però di sbieco, afferma: “L’imperatore è stato informato falsamente, io gli sono fedele e…”. – “Non mi mentire in faccia!”. Cornelio, ancora una volta la ‘cara testa calda’, salta su. – “Fa quello che vuoi, vecchio ipocrita! Forse i tuoi giorni sono già contati! Sta attento: prima che Roma lasci Gerusalemme, dapprima sarà scacciato il tuo popolo! E chissà, quando potrà di nuovo tornare – oppure no!”.

                    29.                  “Sei tu un profeta?”, schernisce Caifa. “Io conosco i profeti meglio di quello che pensi. DIO non vi lascerà né radici né rami’ [Mal. 3, 19]! Lo ha perfino confermato il Maestro, il Quale ha fatto molti miracoli [Matt. 3, 10]. Tu dovresti conoscere le parole! Oppure non le conosci?”. – “Da quando sei così versato nelle nostre Scritture?”.

                    30.                  “Che cosa t’importa? Bada a come procedi!”. – “Tu, credi in Lui”. – “Che cosa t’importa? Tu non hai creduto alle vostre Scritture, hai rinnegato il SIGNORE, come si chiamava il Messia. Sentirai già oggi che cosa è capace di intraprendere Roma!”. Senza salutare, il romano va via. Un uomo rimane indietro con una certezza: egli sta accovacciato su un rogo; soltanto una fiamma, e…

                    31.                  Cornelio vede come in visione il divampare delle fiamme, sente il pianto di molti bambini, vede la morte delle madri, gli uomini precipitati nel ‘moloch della guerra’. Egli deve in ogni modo fare il suo dovere. Ordina alle truppe di presentarsi verso sera davanti al Tempio, quando la città si riempie di vita. “Tu no, Pilato, per te è meglio che rimani lontano dalla faccenda”. – “Ti ringrazio, perché mi hai tolto un peso e… sono malato”. – “Ti mando il mio medico, se vuoi”. – “Volentieri, io non so più che cosa fare”.

                    32.                  È l’ora. Lo schieramento del grosso di Gerusalemme, le truppe del tribuno, per le quali sono chiamati dalle vicinanze due centurioni, già fanno apparire tutto in assetto di guerra. Il popolo vuole fuggire nelle case, ma è già circondato e si deve ascoltare che cosa dice il rappresentante di Cesare.

                    33.                  Sono parole pesanti, ma chi vuole capisce il buon ammonimento del tribuno, cosa che attenua la volontà del dominatore. Il romano esorta alla calma, di non confidare nel superiore, perché: “Riflettete, noi siamo sempre armati. Sono in arrivo due legioni, nessuno le potrà fermare, eccetto voi. Se mantenete la calma e la fedeltà, voi sapete quante facilitazioni sono state concesse, allora potete tenere il vostro paese, fino a che vi confermate!

                    34.                  Io – un romano – dico qui una parola aperta che nessuno ha bisogno di riportare al mio imperatore; io stesso gliel’ho espressa! I bugiardi”, il suo sguardo d’aquila, non appannato dall’età, passa rapidamente sul gruppo che è sbarrato dai soldati, “non arrivano fino all’imperatore!”. Essi sono farisei, gente giurata di Hannas e di Caifa, dei quali alcuni sono stati a Roma, e a Pilato hanno messo quel brutto cappio.

                    35.                  “Il Messia l’avete assassinato voi, non Pilato! Il gioco scaltro di levar di mezzo Gesù, perché smascherò il Consiglio del Tempio, doveva colpire Roma! Sbagliato!! Se io credo in Lui, è unicamente una faccenda mia. Uno dei miei servitori era malato; andai dal Signore e Lo pregai di guarirlo, da lontano – beninteso, poiché sapevo che a Lui era possibile [Matt. 8, 5-10]. Non era svergognante per voi che io – un pagano – prestassi più fede a Lui di quanto Lui non l’abbia trovata qui presso di voi?!

                    36.                  Badate a come ve la caverete con il Salvatore risorto! Guardatevi però di agire contro la nostra potenza militare! Vi vogliamo proteggere, non tronchiamo il vostro commercio…” – “…perché avete bisogno del nostro commercio!”, osa esclamare forte uno. Costui è portato via e, immediatamente legato. Il giudeo guarda il romano in maniera arrogante. Ha coraggio, pensa Cornelio, cosa che a lui, di fatto, piace. Qui però non si tratta di quello che piace a lui.

                    37.                  “Portatelo via, in tribunale!”. – “Se uccidi costui, allora non avrai mai più pace!”. Grida un fariseo. “Noi abbiamo un altro potere, il nostro Dio…” – “ … che voi avete ucciso!”. Il volto del tribuno si oscura, ‘O Tu, lontano dalla Terra[2], aiutami a dominare la mia testa calda’, supplica egli interiormente. I diritti di Roma sono tuttavia da preservare, perciò ordina:

                    38.                  “In tribunale con lui! Se faccio uccidere qualcuno oppure no, non vi riguarda! Io non sono Caifa, Erode, Hannas o Giuda, tenetevelo in mente! Tra breve arrivano qua cinque coorti; se starete calmi, nessuno sarà represso. Come vi comporterete voi, così si comporteranno anche le truppe. Le coorti sono mobilitate in Giudea. Se non intraprenderete nulla, allora su incarico del mio imperatore un po’ alla volta, in seguito, vi alleggerirò. Disponetevi conformi a ciò!”. – Un segno, il cordone se ne va!

                    39.                  In gruppi rimangono agli angoli dei vicoli, cosa che Cornelio concede, veramente con sorveglianza. I templari si ritirano molto velocemente e si consigliano qui e là. A che serve il loro Consiglio? I romani sono in superiorità di forze e – mai ammesso – sotto il tribuno c’è stato già un buon periodo, nonostante l’occupazione nemica. “Sì, allora il paese sbocciava veramente, ed è stato bene, finché – è arrivato il Nazareno! Lui è da ringraziare che di nuovo siamo trattati ingiustamente. Il Messia! Ah, e Si è lasciato crocifiggere!”. Caifa smarrisce la chiara visuale.

                    40.                  Allora si alza Nicodemo, che perfino Caifa non può far tacere. Egli riferisce come da giovane, un giorno, prese la strada sbagliata, e un ‘angelo’ che, come Simeone, stava confermato nel Tempio, lo aveva convertito, così anche lui poté riconoscere il Signore. “Mai”, dice Nicodemo, “ho trovato un Uomo con una tale sublime conoscenza, con una tale straordinaria bontà, come la possedeva il SIGNORE!

                    41.                  Io fui sconvolto quando, al ritorno dal viaggio a me imposto per forza, sentii che voi”, indica Caifa, “lasciaste crocifiggere il Salvatore. Voi avete dichiarato: ‘Il Suo Sangue ricada su di noi e i nostri figli!’. O voi folli! Che cosa avete fatto? Voi contestate che Gesù sia risorto; ma io ero presente quando EGLI ascese al Cielo. Questo è stato così meraviglioso che… non lo si può descrivere; c’è solo da dire: ‘È accaduto!’.

                    42.                  Io so perché è avvenuta la morte sulla croce, ciò nonostante, alle vostre mani è appiccicato il SANGUE DI DIO! Guai a voi e ai vostri figli! Se continuate a provocare, invece di essere contenti per il fatto che è venuto da voi il tribuno invece di un Naxus, un Pompeo, non mi stupirei se voleste male a questo amico romano! E poi…”.

                    43.                  “Cosa? Un romano? Noi non abbiamo altri amici che noi stessi!”. La voce di Caifa è di ghiaccio. – “È così? Allora non conosci nemmeno la legge di Mosé, sebbene tu sappia sciorinare alcuni rotoli; le parole, non il senso! Oh, non mi stupirei se la Giudea si assestasse da sé il colpo mortale – a dir il vero attraverso di voi, i ‘salariati’ che non sono pastori, come disse una volta il Salvatore [Giovanni 10,12].

                    44.                  “Via, traditore!”. Caifa ha la sua brutta giornata. Senza posa sta il volto del Crocifisso davanti a lui. Nicodemo sospetta che i suoi giorni sono contati se rimane a Gerusalemme. Quando esce, due lo seguono. Fuori, essi lo fermano. “Devi fuggire, sono appostati degli sgherri! Va dal romano, costui ti può proteggere. Anche noi abbiamo riconosciuto il Signore, ma vogliamo rimanere per scoprire e impedire, in caso di bisogno, ulteriori maligne azioni che accadono da noi, per quanto ci sia possibile”.

                    45.                  “Grazie, cari fratelli, il Signore vi protegga!”. Proprio in quel momento arrivano un paio di legionari. Nicodemo rivolge loro la parola: “È molto importante, devo parlare al tribuno. Portatemi da lui, io cerco la sua protezione”. – “Questa è nuova”, ride uno. “Da chi sei perseguitato?”. – “Non posso dirlo, lo posso dire solo al tribuno. Lo saprai da lui, se sarà necessario”.

                    46.                  Due esseri tenebrosi ghignano alle loro spalle. “Ecco fatto; non abbiamo bisogno di assassinarlo. Si consegna a Roma – beh, il capo sarà contento”. Ritornano furtivamente nel cortile del Tempio. Caifa li ricompensa bene. Respira profondamente, anche se Nicodemo gli è sfuggito. Il querelante è sparito. Il peso però rimane. Un sussurro intorno a lui: ‘Oh, crocifisso, ma ciononostante, risorto, perché un DIO non muore! Egli pretende il conto da te!’ Guai! Come si può sfuggire? Il vino intontisce; quindi, avanti con questo. – –

                    47.                  E presso il tribuno? – “Caifa? Se riesco ad afferrarlo, costui si potrà congratulare! Io non sono duro, Nicodemo, soltanto che …”. Fa cenno con la testa rattristato. “Giuda è stato consegnato a lui e – consacrato alla rovina”. Anche Cornelio lo pensa, tuttavia tace, non vuole aggravare il cuore dell’onesto.

                    48.                  “Che cosa devo fare con te? Esteriormente devo essere romano, interiormente – il Signore perdoni la mia mezza misura”. – “Non è una mezza misura”, lo consola Nicodemo, “come romano puoi custodire i migliori. Si sa forse come agirà il prossimo monarca?”. Meno male che non c’è ancora un Nerone.

                    49.                  All’improvviso in Cornelio sorge un pensiero: “Nicodemo, ti lasci prendere prigioniero?”. Un attimo, il templare resta sorpreso. “Mi fido di te, dopo il Salvatore, più che di uno del mio popolo”. – “Allora sei d’accordo! Ti lasci portare su un’isola? Là non ci sono assassini, di questo sii certo”. Non gli rivela che è sua intenzione fare lo stesso con Giovanni. Sarà ancora possibile rivelarglielo nel tempo.

                    50.                  “Un veloce squadrone di cavalleria ti porterà via subito. Forse ci rivedremo; altrimenti sii raccomandato al SIGNORE, come io stesso mi voglio affidare a LUI”. – “Lui ti protegga, fedele!”. Una stretta di mano. Le guardie entrano, in segreto. A causa delle spie che, purtroppo, sono sempre in agguato, ordina ad alta voce e grave:

                    51.                  “Questo vecchio giudeo sarà portato a Roma. Poiché abbiamo bisogno di lui come testimone, non deve essere molestato! Veloce squadrone di cavalleria alla volta di Sidone. Incontrerai il mio capitano, Venitrius; consegnerai a lui l’uomo, e un rotolo che scriverò. Ogni comandante dell’esercito rispetta il sigillo imperiale. Poi”, appena sussurrato, “a Tiro”. Il centurione ripete l’ordine ad alta voce. Dopo circa un’ora, dieci veloci cavalieri hanno lasciato Gerusalemme, il templare nel mezzo, e avvolto in un semplice mantello che non lascia riconoscere nessuna nazionalità.

*  *  *

                    52.                  Caifa fa annunciare che Nicodemo sarebbe deceduto, perché era malato. Gli si dedica un discorso commemorativo. Altri più giudiziosi, sussurrano: “Portato via, oppure ucciso, non importa da chi, era un nazareno”. Il Nazareno però circola ancora tra il popolo. Quanto è ancora discusso qui e là, è elevato come un Dio e – condannato: “Ha fatto i Suoi miracoli con Belzebù!”. [Matt. 12, 24].

                    53.                  Gli uomini non trovano pace. Sempre più sono logorati dai propri superiori, i quali non dimenticano l’istigazione e le truppe d’occupazione romana. Quest’ultima forzata, perché si sollevano tanto il Tempio quanto gli altri molto influenti. Non c’è bisogno di chiedersi perché c’è ancora un nuovo inasprimento. Ed entrambi, l’inasprimento e l’istigazione, sono la macina per il povero grano che si chiama ‘popolo ebraico’.

 

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Cap. 2

La salvezza, due miracoli e come si arriva a Patmos

Il drappello con Venitrius e Giovanni verso Sidone – L’incontro con il comandante Sejananus – Nicodemo raggiunge Sidone – Il viaggio con la tempesta e la morte di un oppositore a Dio – La guida della nave da parte delle forze della natura verso Patmos – Il ringraziamento – Venitrius si lascia guidare e benedire da Giovanni – Speranza in un prossimo ritorno a Patmos

                      1.                    Sono fuori oltre Giskala. Là si divide la via per Kedes-Sidone e per Tiro. Venitrius sosta e riflette su come potrebbe deviare senza dare nell’occhio. Anche i romani non sono liberi da invidia, e possono tendere dei tranelli. A questo, egli è esposto, se semplicemente devia verso ovest. Da nord arriva di gran corsa una truppa a cavallo, sono alcuni centurioni.

                      2.                    “Alt!” esclama il portinsegna, e ferma il suo cavallo bagnato di sudore. “Dove volete andare?”. Domanda a Venitrius. – “A Sidone, per portare un prigioniero alle galee”. – “Devia! Lungo la costa ci sono abbastanza navi dove al vostro ‘protetto’ potrete procurare”, espresso malignamente, “un banco da rematore. Dietro Kedes fermenta un’insurrezione; i nostri or ora la stanno soffocando. Non si sa ancora fin dove si è esteso il focolaio”.

                      3.                    “Signore”, ringrazia nel cuore Venitrius, “hai guidato meravigliosamente; raggiungeremo certo Patmos”. Al centurione riferisce, come se riflettesse: “L’ordine dice: a Sidone!”. – “Avete visto il tribuno?”. – “Adesso è a Gerusalemme!”. – “Abbiamo ricevuto l’ordine di recarci là, per scoprire, strada facendo, ancora altri focolai rivoltosi e, se ce ne sarebbero, avvertire il tribuno. A lui riferirò che per ora è impossibile che tu possa andare a Sidone, senza cadere in un’imboscata. I ribelli si sono propagati molto, e anche verso Tiro devi essere molto prudente”.

                      4.                    “Là, lascio operare il Salvatore”. E ad alta voce: “Hai ragione, tutte le nostre navi hanno bisogno di rematori, allora è indifferente su quale sono da portare i prigionieri”– “A parte la ferita sulla fronte, il vostro prigioniero sembra pulito. Come mai?”. Domanda il portinsegna. “Un ordine particolare del tribuno, tenere i rematori meglio possibile; devono essere in forza, altrimenti già dopo pochi giorni sono mangime per i pesci”.

                      5.                    “Il tribuno è astuto, ne prendo atto anch’io”. – Parlano ancora un momento e ‘il veloce squadrone di cavalleria’ corre via. Presto è fuori portata. Venitrius ordina: “Ci spieghiamo in ordine sparso, a vista, io prendo in carica il prigioniero”. Con ciò ha mascherato bene la sua intenzione di scambiare di tanto in tanto una parola con Giovanni senza dare nell’occhio.

                      6.                    Sono catturati dei rivoltosi sbandati e consegnati alle stazioni lungo la via. In questo modo la cavalcata si allunga di molto. Giovanni spesse volte, immerso in visioni, sussurra: “Vedo una via, ti sarà consegnato ancora qualcuno”. – “Ancora un discepolo?”. – “Non lo so”. – Venitrius sa da Simeone che esistono uomini con grande facoltà di sguardo panoramico – nel futuro – e nel passato; e il Salvatore, che lui ha imparato ad amare, ha sempre saputo tutto precisamente. “Tu sei il Suo discepolo, Giovanni, quindi sarà così”.

                      7.                    Con molto ritardo arrivano a Tiro. Quando Sejananus, il capitano della nave a remi ‘Cornelia’, sente l’ordine, si gratta l’orecchio. “Ma come devo arrivare a Patmos? Bisogna sempre seguire la rotta di navigazione. Contravvenire mi costerà la testa e…”. – “Hai tu mai visto il Signore di Nazareth?”. – “No, tuttavia, attraverso Cornelio credo in Lui”.

                      8.                    “Allora continua a credere fermamente!”. – Venitrius riferisce in quale modo meraviglioso è stata tracciata la via verso Sidone, ma…“anche il tribuno sarebbe in pericolo se risultasse che dispone diversamente del discepolo, di com’è generalmente la regola”. – “Come si chiama?”. “Giovanni! I giudei pronunciano diversamente questo nome; ma non importa. Egli è un veggente; e se è con noi non potrà capitarci nulla di male.

                      9.                    Io vengo con voi; con alcuni della truppa c’è da essere prudente”. – “Anch’io li ho presso di me. Gli schiavi – come, mi è incomprensibile, credono nel Cristo, che è il SALVATORE. Io non li faccio neanche mai mettere in catene quando c’è battaglia, nonostante l’ordine diverso. Per questa ragione una volta ci hanno anche salvato. ‘Dio proibisce l’assassinio’, dicevano, ‘tuttavia noi dovevamo salvare anche voi!’. Puoi tu comprendere una cosa così?”. – Venitrius fa cenno col capo: “Lontano dalla Terra, quanto Egli mi ha aiutato! Quando si parte?”.

                    10.                  “C’è da aspettare. Il vento soffia verso la terra ferma e noi abbiamo ancora alcune cose da riparare. Forse in quattro giorni galleggeremo. Devo mettere questo Giovanni con gli schiavi?”. “No, poiché è da portare a Roma, secondo l’ordine. Quando saremo in alto mare, potrà rimanere senza corde; non si butterà in mare. Questo non lo fa nessuno se non si vede la costa”. – “Hem”, mormora Sejananus tra sé, “soltanto, come posso arrivare a Patmos? Perché proprio su quella piccola isola? Ho troppi ‘sostenitori del romanismo’ a bordo, non posso cambiare il corso così facilmente”.

                    11.                  Egli va verso Giovanni che è accovacciato. “Alzati!”, e a bassa voce, “devo tenerti come prigioniero, ma hai la mia protezione. Soltanto, non so come”. – “Lo sa il Signore”, sussurra lui. “Fa rotta per Creta, la via più breve per l’Italia”. – “Come conosci la via marittima così precisamente? Hai già fatto una volta questo viaggio?”.

                    12.                  “No! Quando sono salito a bordo, ho avuto una visione”. – Sejananus grida intenzionalmente ad un duro attendente, indicando Giovanni: “Costui è da portare davanti all’imperatore, non deve presentarsi mezzo morto davanti al trono”. – “Dipende da me? Allora dovrà ricevere proprio un buon cibo”.

                    13.                  Il vento si volta al mare. “Domani leviamo l’ancora”, dice il capitano che sta con Venitrius al bordo della nave. Ecco che dalla città arriva una cavalcata, i cui cavalli fumano quando si fermano alla riva. Il centurione salta giù, impetuoso fa cenno con la mano e Sejananus si fa portare da lui a remi.

                    14.                  “Sei tu il tribuno della ‘Cornelia’?”. – “Si!”. – “Ecco, il rotolo”. Anche i cavalcatori sono stremati, soprattutto Nicodemo, il quale troverà rifugio appena in tempo, Sejananus legge, cosa che gli crea fatica. “Bene, allora non viaggiamo a causa di un uomo. Chi è?”. – Il centurione indica Nicodemo. Il capitano ha scambiato non visto due rotoli, quello per Roma e quello della protezione. Con l’occasione fa sparire quest’ultimo.

                    15.                  Nella vicina osteria ci si può rimettere. Mentre il centurione riferisce di Gerusalemme, il capitano dice a Nicodemo: “Tu sei certamente un uomo libero, ancora per ora, ma sulla nave non puoi essere lasciato del tutto libero; ho la responsabilità, soprattutto perché ho con me un vero prigioniero”. Nicodemo si accorge subito di che cosa si tratta. Confida anche nel tribuno, che non gli ha teso nessun tranello. “Le leggi sulle navi non mi sono completamente estranee”, dice come di passaggio.

                    16.                  Quanto si stupisce il templare quando vede Giovanni. “Tu qui? Che cosa è successo?”. – “E tu?” – chiede il discepolo. “Com’è successo?”. Ognuno racconta quello che è capitato. “I miei fratelli”, si adira Nicodemo, “ahimè, – che cosa sono quelli che mandano in rovina il nostro Tempio e il popolo?”. – “Tu non più, io vivrò tanto da vederlo, come la nostra Giudea…”. – Sejananus fa un cenno. Essi subito tacciono e rimangono seduti tranquilli, Giovanni con la leggera legatura che non gli impedisce troppo. Nicodemo è libero.

                    17.                  “Da quando si lasciano in coperta i prigionieri come uomini liberi?”, domanda il rude attendente che è venuto di soppiatto. Maligno e di sbieco si guarda intorno. – Sejananus replica: “Io mi dispongo secondo l’ordine, capito?”. Uno sguardo d’acciaio. “Quello libero è un giudeo di alto rango. Ora sai la risposta!”. L’attendente se ne va mormorando, ma ha preso di mira i due. Spesso compare proprio quando conversano a bassa voce. Nicodemo è molto guardingo, all’attendente non riesce a spiarli.

                    18.                  Si trovano in alto mare e fanno rotta verso Rodi, che bisogna raggiungere entro due giorni. Là si caricano nuove provviste, sono scambiati degli schiavi rematori, poiché c’è bisogno di gente forte. Là ci si riposa per un giorno, giorno in cui Giovanni deve di nuovo farsi legare; in mare aperto era senza corde. Egli ringrazia il suo Maestro che le cose si sono messe bene per lui. Nicodemo lo imita.

                    19.                  Ora ci si dirige verso Creta. Sono ancora lontani, un vento spiacevole, che a Sejananus non piace, respinge la galea. “Questo non va bene”, dice agli uomini che ammainano le vele, altrimenti sarebbero lacerate dal vento. La galea è tenuta ancora dai rematori. Preoccupati, si guarda il mare mosso. Non è più possibile mantenere la rotta. Verso sera non si sa dove ci si trova.

                    20.                  “Che cosa ne dici?”, chiede il capitano Sejananus a Venitrius che osserva preoccupato il mare. Il suo sguardo cade su Giovanni che, come Nicodemo, si aggrappa alle corde. Il templare credente ha un po’ di paura. Una volta andò in mare, allora però non c’era nessuna tempesta, giusto un vento che aveva cambiato rotta.

                    21.                  “Date una mano!”, grida il capitano. “Dobbiamo togliere l’acqua!”. È difficile non essere rigettati oltre bordo della nave così gravemente barcollante. Un uomo è afferrato dalle onde, il tipo terribile. “Uomo in mare!”. Gli sono lanciate delle corde. Inutilmente. Giovanni si sforza con gli altri, sebbene egli abbia già ‘visto’ che l’ostile sarebbe stato portato via. I soccorritori, Cornelio, Venitrius e il capitano, più tardi, non dovranno essere giudicati – sono senza colpa. Mene tekel![3]

                    22.                  “Inutile,” Sejananus tiene per sé il fatto di essere contento che non ha più tra i piedi lo spione. Tuttavia gli dispiace che l’uomo sia perito così miseramente. La notte avanza, nessuna stella emana il suo bagliore. Le fiaccole non servono, esse potrebbero al massimo causare un incendio, nonostante la pioggia. Allora sarebbero tutti perduti.

                    23.                  Verso il mattino non è possibile verificare dove la tempesta ha spinto la nave. Già da qualche tempo hanno smesso di remare, dopo che le pale sono già state spezzate e gli schiavi si sono dovuti aggrappare alle panchine da vogatore. All’improvviso l’imperversare della tempesta cessa, così che la galea quasi si spezza. È danneggiata come dopo un combattimento con i pirati. Comprensibile che Sejananus pensi: ‘E qui io ho un discepolo di Gesù a bordo!’. Dov’è dunque il Suo aiuto, se …

                    24.                  Quando il Sole squarcia le nuvole, solo la risacca spinge ancora leggera, allora ringrazia lo stesso il ‘Signore di Nazareth’ e si ricorda di quando Gesù avrebbe una volta quietato una potente tempesta con una Parola. Egli non lo aveva creduto veramente, cosa che non si può rimproverare ad un marinaio. Adesso lo ha vissuto lui stesso. Il mare mai è cambiato così all’improvviso che alla tempesta segue in un batter d’occhi una buona brezza.

                    25.                  Davanti agli uomini dice a Giovanni: “Ti sei comportato bene e mi hai aiutato, ti scriverò una testimonianza”, lascia stare, pensa, perché scrivere gli crea troppa fatica. “L’imperatore ti sarà grato. Perciò non ti tratto più da prigioniero. Chi è d’accordo con questo?”. Tutti gli uomini a bordo alzano la loro mano: “Egli ha perfino mantenuto due altri da una caduta in mare!”.

                    26.                  Non si mostra ancora nessuna terra. Secondo la posizione del Sole si è ancora molto lontano da Creta. “Non ho mai visto una tempesta simile”, dice Sejananus. “Ringraziamo, Dio ci ha preservato da un naufragio”. Non si può impedire che l’equipaggio eriga un altare per offrire un sacrificio a Nettuno.

                    27.                  “Io avrei sacrificato al caro DIO”, dice il capitano a Nicodemo e Giovanni. “Lasciateli fare”, dice amichevolmente il discepolo. “Non lo sanno fare diversamente, essi ringraziano così il nostro Dio”. – “Dimmi: hai tu comandato al mare? E perché così tardi? La perdita di un uomo, la galea spennata come un povero pollo e, più vicino all’affondamento che alla salvezza mediante il Signore”.

                    28.                  “Domani arrivi sull’isola che è prevista per me; e nessuno ti potrà punire perché non hai raggiunto Roma. Due volte ci è stata sbarrata la strada, due volte il Signore ci ha aiutato. Soprattutto a te per segno: hai creduto, ma hai confidato comunque troppo sulla tua forza, sul tuo potere, e come tu stesso pensi di essere in grado di dirigere tutto. Ora hai sperimentato che sul nostro povero armeggio umano, sta il GOVERNO DI DIO!

                    29.                  Io ero presente quando Egli placò il mare con una Parola; la nostra piccola barca stava naufragando. In quella notte espresse la Parola della Sua Volontà, e domani saprai che cosa deve significare. Mantieni la rotta che hai ricevuto dalla Mano superiore. Non ti dico dove sbarcheremo, per il tuo bene”.

                    30.                  “Secondo il Sole, andiamo verso nord; non si può stabilire precisamente”. Nel tardo pomeriggio il capitano cerca di virare la galea verso ovest. Verso sera si sono appena allontanati che le onde si alzano di nuovo e spingono verso nord-nordest. “Perché no! C’è un Governo, ed ora lo credo fermamente: il Signore di Nazareth è il nostro DIO! Egli vuole guidarmi meglio di come posso pensare”. Sejananus china il suo capo.

                    31.                  Si galleggia tranquillamente attraverso la notte. Quando il mattino sorge meravigliosamente dalle onde, si vede in lontananza un tratto di terra. “Terra! Terra”, esultano tutti, e si riparano già i danni, fin dove è possibile, stando in mare aperto. Gli schiavi si affaticano particolarmente; anche loro sono lieti e grati al loro ‘Cristo Signore’. EGLI li ha salvati. Gli ultimi raggi dorati del Sole già guidano la nave al porto che si vede da un pezzo.

                    32.                  “Questa deve essere Patmos”, pensa il capitano. “Ma come ci siamo arrivati? Signore, io Ti ringrazio!”. Pronunciato fervidamente. È Patmos, riconosciuta dai romani come importante bastione nel mare. Da qui si combattono i pirati e le galee trovano sosta. La costa è molto da perfezionare; ci sono piccole insenature dove abitano i pescatori, un modesto popolo insulare.

                    33.                  Essi vendono la loro pesca ai romani in cambio di cose che sull’isola non possono procurarsi. Carne ne hanno abbastanza, hanno greggi. Un’isola della pace. Per questo i pescatori sono riconoscenti; da quando i romani sono venuti sull’isola, non hanno più ricevuto aggressioni. Il Signore ha scelto questa ‘isola della pace’ per il Suo veggente. Che anche Nicodemo, che Lo ha spesso difeso nel Tempio, debba trovare qui la sua vecchiaia, egli loda il suo Dio fino alla fine terrena.

                    34.                  Un’imbarcazione guida la galea nel porto. Il comandante dell’isola – la truppa d’occupazione è spesso sostituita – scuote la testa. “Siete una carcassa, non una superba nave romana. Dite: ma come siete arrivati fin qui? Forza, prima dovete riposare e mangiare a dovere; sembrate tutti abbattuti”.

                    35.                  “Lo siamo veramente!”. Sejananus riferisce che cosa è accaduto in mare. Nel frattempo scendono a terra l’equipaggio e gli schiavi. Questi ultimi, perché devono riprendersi. Dall’isola nessuno può fuggire tanto facilmente, perciò si lasciano del tutto liberi. Il capitano sa anche che, come ‘uomini di Gesù’ sono molto obbedienti. Prendono insieme Nicodemo e Giovanni e vanno nella locanda. Il comandante dell’isola non vede di buon occhio i giudei.

                    36.                  “Costoro, che cosa fanno qui?”. Con gente forestiera per la maggior parte ci sono seccature, come insegna l’esperienza. Sejananus lo tranquillizza. “Se non ci fosse stato lui”, indica al discepolo, “non ci avresti mai visto, mai ci avrebbe visto Roma, e mai più nessuno. L’abisso sarebbe stato la nostra tomba!”.

                    37.                  “Che dopo la tempesta si favoleggi un po’, lo comprendo. Chi non lo fa? Non ha l’aspetto divino. Oppure è magari un nuovo dio?”. Dovrebbe suonare beffardo, ma davanti allo splendore degli occhi del discepolo, retrocede spaventato. C’è qualcosa in lui, e – ebbene sì, a Roma emergono a volte nuovi dèi.

                    38.                  “Egli è uno speciale. Anche l’altro”, è inteso Nicodemo. “Che cosa devo fare con loro? Sono obbligato a Cornelio, egli mi ha preservato da una morte che, – voglio tacerne. Quello che lui ordina, lo eseguo anche. A me va bene, io posso rimanere per sempre sull’isola, Cornelio, infatti, lo aveva raggirato bene: ‘Esilialo – quello sarei io – per sempre, sull’isola di Patmos, così tu – Cesare – lo punisci senza ucciderlo. Egli non ha meritato la morte!’.

                    39.                  Tre volte furono sostituiti i miei legionari”, dice pensieroso il comandante, “io rimango qui fino alla fine della mia vita. A me non può succedere più nulla, ed io ringrazio tutti gli dèi, sia che esistano oppure non esistano per niente. Senza di me non si va via da qui, nessun isolano aiuta per una fuga. Inoltre, non lo possono fare. Le barche da pesca sono completamente inadatte per il mare aperto. Per me i giudei sono liberi; possono rimanere nel nostro edificio a torre. Ha l’aspetto di una prigione”.

                    40.                  Giovanni si siede accanto a lui, afferra la mano abituata alla spada, la stringe e dice: “Ti ringraziamo per la tua benevolenza. Sì, tu rimarrai su quest’isola e sperimenterai molto del Dio a te sconosciuto, Dio che io ti porterò”. – “Visibilmente?”, il comandante tenta uno scherzo.

                    41.                  Una vampata che fa letteralmente gelare il romano. “Attento: il mio Dio, con il Quale altri ed io per tre anni abbiamo attraversato il paese ed ha compiuto miracoli e altro, mi ha portato qui e salvato con Nicodemo. L’Altissimo ha previsto Patmos, e quello che sarà, sta nella Sua mano!”.

                    42.                  Nonostante la difesa del comportamento romano, è esistente un ‘moto’; perfino i legionari dell’isola sono curiosi di sapere che cosa risulterà. Venitrius racconta come un angelo lo portò sulla ‘via della Luce’, con il defunto capitano Forestus, la mano destra del tribuno, e com’è andato incontro al DIO che l’angelo aveva annunciato, e che perfino Cirenio ha adorato.

                    43.                  “Sono accaduti miracoli. In alcuni, che il Signore di nome GESU’ ha compiuto, io ero presente. Egli risuscitò perfino i morti: il figlio di una vedova, e un Suo amico”. – “Ma va”, ride il comandante, “questi morti non erano affatto morti; costoro avevano solo il sonno profondo (svenimento)”.

                    44.                  S’intromette Nicodemo: “Io ho visto, quando il Salvatore resuscitava entrambi i morti. Con il giovane pensavo che non fosse morto, sebbene fosse già irrigidito. L’altro, di nome Lazzaro, era già da quattro giorni nella tomba. Erano presenti centinaia di testimoni quando il nostro sommo sacerdote negò questo fatto, sarebbe stato un inganno, un gioco concertato”.

                    45.                  Il romano si passa la mano sui capelli. “Mai sentito! Nessuno dei nostri dèi potrebbe far questo. Venitrius, però, come romano non si presta a nessun inganno. Sì, è possibile che –”. nel dubbio guarda a Giovanni. Questi gli sfiora di nuovo delicatamente il pugno.

                    46.                  “Abbiamo tempo, sarai risvegliato. Qualcosa adesso mi preme: ho annotato quello che è accaduto nel tempo dell’insegnamento del Signore, e volevo metterlo giù per iscritto giustamente”. – “Perché non lo fai?”, domanda Venitrius. “Io studierei il tuo scritto; ciò che scrivi tu stesso, Giovanni, è veramente vero!”. Un’eccezionale testimonianza di un romano, perciò, di gran valore.

                    47.                  Il discepolo appoggia la fronte. “Quando i templari mi fecero catturare, ero per strada che andavo da Maria, la madre corporea di Gesù, presso la quale stavano i miei scritti. Era strano, infatti, che lei non fosse toccata. Altre donne erano esposte a parecchie tribolazioni. E così abbiamo nascosto da Maria ciò che era importante”.

                    48.                  Venitrius riflette sul come potrebbe recuperare gli scritti. “Se mi aiuta il Salvatore, Giovanni, riceverai i tuoi scritti. Cornelio mi attende a Gerusalemme, e con lui andrò da Maria. Sul Calvario ho potuto confortarla quando, dopo quella ripugnante Crocifissione, che io non feci in tempo a vedere, dovevo aprire delle indagini. Se fossi arrivato in tempo, avrei ucciso Caifa e tutta la sua covata!”. Venitrius è ancor sempre profondamente addolorato, perché un romano, Pilato, non aveva fatto di tutto e …

                    49.                  “Amico, non avresti ottenuto nulla. Io ti comprendo, il tuo cuore s’infiamma, se ci pensi. Anche in noi, i discepoli, e ancora in molte altre persone, brucia il cuore, ma accanto a tutte le afflizioni, anche il giubilo: nel sacrificio cruento del Salvatore, noi siamo inclusi, redenti dai nostri peccati, liberati da quella paura del mondo che l’uomo deve ascrivere a se stesso”. Il discepolo gli stende entrambe mani. “Raggiungerai la tua meta e presto ritornerai qui. Va’ in pace!”. Questo, suona come una Parola del Salvatore.

                    50.                  Ognuno è toccato; anche Nicodemo, che spesso guardò negli occhi del Salvatore e, dopo, non sapeva mai che cosa gli era successo, vede come lo sguardo profetico del discepolo scorre su tutto. Nessuno lo ha notato: gli schiavi rematori stanno ascoltando alla porta, sentono questa benedizione e s’inginocchiano – poveri ragazzi, bianchi, scuri, neri, pieni di gioia, liberati da ogni grave peso. Sì, sono redenti e, liberi nella loro anima. – –

                    51.                  La galea è pronta. Si issano le vele. Il vento soffia così come c’è bisogno, e alleggerisce i rematori. L’ultima sera Sejananus e Venitrius trovano il discepolo di Gesù seduto alla riva. I suoi occhi vagano sul mare e sorgono delle immagini, ancora velate. Lo incalzano, ed è lieto quando gli è rivolta la parola. La sabbia è soffice, l’aria così meravigliosamente mite, dopo che il gran caldo del giorno è sparito. Dall’acqua soffiano brezze leggere. Venitrius dice, colmo di gratitudine:

                    52.                  “Giovanni, tu mi hai benedetto, quindi noi ci rivedremo. Ne sono contento”. Un sospiro profondissimo. “Vorrei rimanere su Patmos, se Cornelio non avesse bisogno di me. Anche lui brama tranquillità e pace”. Giovanni sorride; egli vede l’immagine già più chiara, ma dice solamente: “Quello che ci capita, lo guida Iddio, il Quale è nostro Signore e Salvatore. Siate consolati e sperate in Lui, EGLI porta tutto a buon fine!”.

                    53.                  “Anche da me?”, domanda Sejananus. “Sai, della nave affidata a me vorrei farne volentieri un’isola, un’isola vagante, perché non va diversamente. Mi starebbe bene se avessi tutta gente di Gesù”. – “I tuoi sottoposti sono bravi, sono diventati bravi dopo che il sobillatore è dovuto morire. Compiango la sua anima che è andata senza luce. Per te è stata la salvezza di Dio. Ho bisogno di dirti di più?”. Il romano fa cenno col capo. Un giudizio è sceso così presto, e si è … “I pochi”, Giovanni interrompe il suo pensiero, “stanno dalla tua parte, anche se la tua nave è diventata una ‘Nave di Gesù’. Agisci saggiamente, la fede ti aiuterà”. –

                    54.                  Il Sole sale in alto. Molti isolani vengono al porto. Portano ceste piene di pesci essiccati che si stivano subito. “Chissà se attraccherò qui ancora una volta?”. Giovanni fa cenno a Sejananus, con sguardo chiaro, in modo che costui esclami: “Oh, sì sì, lo so, allora sicuramente senza tempesta!”.

                    55.                  Più tardi il romano si stupirà spesse volte, come la sua vita insieme alla nave avrà veleggiato intorno a molti scogli dell’esistenza. Quelli della sua gente, che rimangono romani, mai disturbano quando egli ordina: ‘Servizio di Dio e uno di buone maniere’. Gli schiavi, tutti cristiani, rimangono liberi. Solo quando si deve ancorare, sono incatenati leggermente. Essi lo lasciano fare volentieri; così non sono portati via dalla ‘nave della pace’, come Patmos è ‘l’isola della pace’.

 

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Cap. 3

Un’infamia, un buon giudizio e una terribile figuraccia

A Gerusalemme Maria è incalzata da Caifa per via degli scritti di Giovanni – La minaccia e poi l’aggressione mentre arriva Cornelio e Venitrius – Caifa è arrestato e poi liberato previa ammenda – La protezione di Maria – Cornelio raduna il popolo e i templari – Caifa è sbugiardato – Il Consiglio del Tempio si riunisce con Hannas che risolve l’accaduto ma medita sulla crocifissione

                      1.                    Ascolta!”. Cornelio trattiene Venitrius, il quale ieri sera è arrivato in veloce galoppata. Quanto si rallegra Cornelio, perché il piano è andato in adempimento. A Roma si sistemerà, affinché rimanga ciò che lui ha avviato. Oggi s’incamminano per andare da Maria, vanno a prendere gli importanti rotoli di papiro. Essi si trovano davanti ad un’angusta porta che conduce nella sua casa. Davanti alla casa stanno un paio di servitori del Tempio che scompaiono quando arrivano i romani. Lasciando ‘quello’ in casa a vedere come se la caverà. Dentro si sentono forti parole ingiuriose.

                      2.                    “Fino ad ora, madre di un amico dei romani, sei rimasta indisturbata. Ah, voleva essere il Messia, avrebbe resuscitato i morti, e non ha potuto impedire la Sua morte sulla croce! Ora non perdiamo più tempo! Tu hai gli scritti che dovevano servire come ‘Testimonianza del Messia’. Hahaha! Soprattutto quelli di Giovanni, che mi era il più odioso. Costui siede già saldamente su un banco di vogatori. Come amico dei romani remerà volentieri sulle galee. Dov’è la roba? Consegnala!”.

                      3.                    “A te io non la consegno!”. Maria si è alzata. Dopo lo spavento, quando ha visto arrivare il visitatore del Tempio, sente in sé forza e certezza: la salvezza si avvicina. COLUI, infatti, che lei ha potuto partorire e che la elevò nella Luce proveniente dal Suo Spirito, l’aiuterà. “Puoi uccidermi, puoi fare tutto, solo dopo potrai cercare. Ma non so se troverai il bene della Salvezza!”.

                      4.                    “Donna valorosa!”, mormora Cornelio. Nella destra tiene pronta la sua spada. “Ebbene, aspetta solamente, mio Caifa, oggi faremo seriamente i conti”, digrigna egli tra i denti. Sì, costui è il capo che si è permesso questo colpo. Con sei dei suoi migliori servitori ha potuto prendere Maria, senza che avesse dato nell’occhio. Non sospetta minimamente che gli spetta il cappio.

                      5.                    “Per l’ultima volta”, s’infuria, “dà qua e sarai salva!”. – “Lo devo credere?”, domanda Maria. “Le altre donne le hai portate nel Consiglio tutto segreto, dove eri presente soltanto tu, Hannas e altri due. Io so tutto! Fa quello che vuoi, portami via come punto culminante di tutta la tua cattiveria. Hai fatto uccidere anche Nicodemo”. Lei non sa ancora niente della sua salvezza. “Tu soltanto hai portato il nostro Dio sulla croce! Oh, tu, tu, che cosa farà un giorno di te l’Altissimo?”.

                      6.                    “Ancora un momento!”, dice il tribuno. “È da cogliere sul fatto!”. Ecco – un grido dalla bocca della donna, uno sbraitare e una maligna risata. I romani sono penetrati subito. Il templare, non più padrone di sé, spinge Maria a terra e vuole proprio precipitarsi su di lei.

                      7.                    “Fermo!”. Il templare salta su pieno di terrore. Venitrius lo strappa indietro duramente. I legionari, che odono il baccano, entrano in casa. Per primo Cornelio adagia Maria su una panca. “Calma, non piangere!”. – “Ti ha mandato a me il nostro Signore”, singhiozza Maria. “Oh guai!”. – Si mette le mani davanti agli occhi per trattenere le lacrime che vogliono continuare a scorrere.

                      8.                    Cornelio si rivolge a Caifa, il quale è trattenuto da due legionari: “Hai di nuovo trasgredito l’ordine dell’imperatore. Ora la nostra pazienza è finita. Hai molestato e offeso una libera cittadina, ebbene sappi: ancora siamo noi i padroni, noi proteggiamo anche il popolo! E tu volevi rubare? Un sommo sacerdote? Venivamo per far visita a Maria e abbiamo sentito che cosa hai detto. La tua plebaglia si è dileguata velocemente quando ci ha visto arrivare. Plebaglia che tu non puoi punire; in ogni caso li avrei cacciati via io.

                      9.                    Come sacerdote – quale idolo servi tu, dunque? – Aggredire una donna? Vergogna! Non trovare delle scuse, tu avresti soltanto.... Noi siamo due testimoni; questi, secondo Mosé, valgono anche presso di voi, non è vero? [Deut. 19, 15]! Non lasciatelo scappare, ho da dirgli ancora dell’altro”, ordina al primo della fila. “Non ci scapperà. Dove lo portiamo?”. – “Nella cella senza finestra presso la scalinata del tribunale!”.

                    10.                  Cornelio non può giudicare Caifa; l’agitazione tutt’intorno sta diventando – per i romani – quasi peggio della crocifissione del Signore, che indubbiamente ha come conseguenza questo fermento. Egli vuole assestargli una lezione, così che il templare se la ricordi. Si china ancora una volta su Maria e le accarezza le guance. A Venitrius brillano gli occhi.

                    11.                  “Sei stata coraggiosa come un uomo. Cirenio, che ti amava, ti chiamava ‘la figlia del principe’, una di ‘prim’ordine’. Giovanni è stato salvato, per sua protezione vive in arresto su un’isola. Nessuno gli potrà far nulla. Anche Nicodemo è stato salvato; appena in tempo si è messo sotto la mia protezione, quando gli sbirri di quest’odioso Caifa gli erano già alle calcagna. Oh, quanto ha mentito in pubblico!

                    12.                  Ti prego, dammi questi rotoli, li portiamo sull’isola. Là Giovanni potrà mettersi al lavoro. Vedi, Maria, il tuo – no – il nostro Salvatore lo ha disposto così. Io – come una volta ho incontrato il vostro Tommaso – così ho incontrato anche Giovanni quando lo si voleva deportare. Ho potuto salvare entrambi e – te, la più fedele di tutti quelli che appartengono a Gesù. Ti prego, fa tutto quello che dico”.

                    13.                  “Cornelio”, sussurra lei, “amo te e molti romani, come vi ama il Signore. Quello che ordini, lo farò”. – “Prego, non ti ordino. Ti sono ben un amico?”. – “Sì, ed io non ho dimenticato nulla di quanto è stato buono con me Cirenio, nel Tempio e poi in Egitto”. Lei va nella camera accanto, dove dorme, solleva un asse dal pavimento e prende dall’apertura una sacca di pelle, mascherata come un otre da vino. Con questa torna indietro.

                    14.                  “Ecco qui; saluta Giovanni, anche Nicodemo, e quanto sono felice che li hai salvati”. – “Lo ha fatto il Salvatore, io sono stato solo il Suo piccolo servitore”. – “Cornelio!” Maria gli si getta al petto corazzato e bacia il tribuno sulle due guance. Abbraccia anche Venitrius, il quale lascia fare commosso.

                    15.                  “Và a prendere un reparto a guardia della casa”, dice a lui il tribuno, “Potrà farsi sera, Maria, non lo so precisamente, ma prima di notte sarai fuori di qui”. I cittadini di Gerusalemme si stupiscono quando vedono Caifa da arrestato e si scansano intimoriti. I migliori si sussurrano: “Il tribuno è buono, egli ha protetto la madre di Gesù dal sommo Consiglio”.

                    16.                  “Prepara le tue cose”, esorta Cornelio. Maria si affretta, anche ai legionari, che custodiscono lei insieme alla casa, offre pane e vino e della buona carne. Giorni prima degli amici l’hanno provveduta con questo. Le guardie si siedono all’ombra davanti alla porta e gustano volentieri il buon cibo. “Da questa donna non entrerà nessuno, solo il tribuno e il suo comandante”.

*  *  *

                    17.                  Cornelio, alla presenza di Venitrius e dieci dei suoi migliori uomini, fa portare il templare dinanzi a sé, libero di proposito. Egli si siede al tavolo del giudice, stende un rotolo e scrive. Caifa guarda con indifferenza, con rughe altezzose sul volto, ma interiormente brucia e borbotta. Come una serpe gli striscia la paura nel cuore. Che cosa può scrivere ‘costui’? – Alla fine, dopo un’ora, il romano ha finito, porge il rotolo al centurione e ordina: “Leggi ciò che ho scritto!”.

                    18.                  Venitrius, come testimone oculare, non lo può fare. Così non si può dire poi che tutto è stato presentato diversamente. Il centurione scorre rapidamente le prime righe, guarda il templare e il tribuno. “Leggi!”, ordina ancora una volta. Ai romani sembra inquietante che possa succedere una cosa così. Essi sono venuti solo adesso qui con Cornelio, e non sanno nulla di una crocifissione e che cosa è accaduto da ciò. In questo modo essi sono in sé indifferenti; tanto più pensano non influenzati.

                    19.                  Dopo la lettura, sottoscrive Cornelio e Venitrius, anche il centurione, perché ha letto ad alta voce il dato di fatto alla presenza dell’arrestato. Che costui fosse rilasciato, il centurione non lo avrebbe mai pensato. Cornelio conosce bene il suo uomo; più tardi lo leverà da un imbarazzo politicamente. Egli si alza e dice molto duramente, la cara testa calda poteva di nuovo ‘bollire’. Questa volta si domina, perciò le sue parole producono l’effetto di colpi di spada.

                    20.                  “Nel nome della legge romana, condanno il sommo sacerdote Caifa di Giuda-Gerusalemme al pagamento di diecimila denari! Il denaro è da versare a me entro un mese. Per la tranquillità dei testimoni: il denaro non entrerà nella mia cassa!”. – Egli riferirà all’imperatore che vuole usare i soldi dell’ammenda per aiutare molta gente di Gesù. Cosa che più tardi l’imperatore anche concederà.

                    21.                  “Tu puoi andare, Caifa. Che non ti venga in mente di procurarti da qualche parte la somma. D’ora in poi sei sorvegliato! Và, non voglio più vedere tali vermi, mi fai ribrezzo!”. – Gli volta le spalle. Quando lascia la sala, tutti i romani fanno lo stesso. La più grande ignominia che mai sia capitata al templare.

*  *  *

                    22.                  Nel pomeriggio deve ingoiare una seconda pillola amara. Perfino il popolo si irrita contro di lui. Nuovamente Cornelio ha schierato due coorti, ha invitato la gente di Gerusalemme a venire pacificamente davanti al Tempio, ognuno starebbe sotto la sua protezione. La gente viene volentieri, lui è quasi l’unico romano del quale si ha fiducia e – si sentirà ben qualcosa di nuovo.

                    23.                  Tutti i templari devono mettersi insieme. Caifa in mezzo a loro. Completamente impotente deve obbedire all’ordine. Già! Roma lo può licenziare. Con l’impiego di tutta la sua forza d’animo si mette di proposito davanti alla schiera dei sacerdoti, fa come se volesse, come un giorno Aronne, benedire il popolo. Le sue mani cadono giù, quando il tribuno, armato e a cavallo, arriva con l’elite dei suoi soldati. Le coorti chiudono rapidamente il cerchio.

                    24.                  Domina la quiete, come prima della tempesta. I capi hanno provocato abbastanza spesso il romano. Certo – ci si vorrebbe liberare. Roma già da oltre cento anni brandisce lo scettro, e non c’è sollievo, perché ‘marcia in tutto il mondo’. Che cosa c’interessa dell’Iberia, cosa della Germania – e di tutti gli altri? Devono andarsene da qui!’. Qualcuno serra il pugno, ma rimane molto sorpreso quando Cornelio si leva alto sulla sella con espressione seriamente benevola.

                    25.                  “Popolo di Gerusalemme, oggi non parlo da romano, oggi voglio essere per una volta dei vostri, perché si tratta di faccende vostre, faccende che io devo chiarire”. – Santo cielo, quando mai ha parlato così un oppressore? Qualche occhio brilla, qualche pugno si apre, anche se ancora non si sa di che cosa si tratta. Cornelio continua a parlare, lo si sente fino all’ultimo estremo della moltitudine accalcata.

                    26.                  “Ho sempre parlato per voi! La Giudea, infatti, ha molti buoni uomini. Questi, esistono in ogni popolo. Si deve soltanto imparare a riconoscerli. C’è anche qualche mostruosità, uomini che disturbano la pace, costoro sono cattivi e pieni di malignità. Siffatti uomini sono da giudicare. Essi sono il marcio infamante della nostra natura umana.

                    27.                  Ho potuto portare qualcuno, mediante bontà o severità, su una strada migliore; alcuni rimangono cattivi per tutta la loro vita. Un tale tra voi si è sempre ben mimetizzato, il suo titolo era il suo scudo, dietro il quale sapeva nascondere la sua cattiveria. Molti di voi non hanno riconosciuto il Messia ed Egli vi ha sempre soccorso. Spesse volte ero io testimone, quando operava miracoli – quelli veri! Ma è stato duramente perseguitato; non ho bisogno di dire chi Gli ha preparato la morte!

                    28.                  Non interrompetemi gridando”, alza una mano, “che il procuratore avrebbe fatto questo! Egli ha riconosciuto la Sua innocenza, lo ha dichiarato pubblicamente – quattro volte! Voi, certamente sobillati, ne avete preteso la morte – la morte del vostro Dio! Voi per questo avete barattato il vostro ‘Mene tekel’. Questo non viene da Lui, e nemmeno da noi; lo dovete ascrivere a voi stessi!

                    29.                  Oggi scopro una grande ingiustizia. È successa questa mattina, qui nella vostra città. Sono andato con il mio comandante in una casa ed ho sentito non soltanto cattive parole. Abbiamo visto una cattiva azione. Uno tra voi ha aggredito una donna”. – Grida d’indignazioni interrompono il tribuno. Egli ordina di nuovo la calma. “Era una figlia di principi della casa di Davide. Che cosa pensate? Che cosa si deve fare con tali persone?”. – “In carcere, se non ha meritato perfino la lapidazione!”.

                    30.                  “Noi non uccidiamo così velocemente”, risuona dall’alto del cavallo. “Vorrei ci fosse armonia tra noi. Questo è difficile per la Giudea, cosa che io posso comprendere. Ma chi io intendo, non l’ho nemmeno fatto fustigare pubblicamente. Gli ho soltanto imposto un pagamento. È giusto questo?”. – Poiché non si sa chi intende il romano, non si osa dire niente. Uno esclama: “Questo è molto mite, ti ringrazio, tribuno”.

                    31.                  “Non ringraziare troppo presto, c’è ancora dell’altro: un misfatto che voi dovete conoscere. C’è un emerito con l’alto copricapo, che io chiamo davanti al tribunale, come si è condannato pubblicamente il Taumaturgo. Come testimone principale chiamo il superiore del Tempio. Caifa, vieni avanti!”. – Un terrore s’impadronisce del popolo. Il sommo sacerdote è temuto. Da millenni gli è stato inculcato: il primo sacerdote è il vero e proprio capo; così ci si spiega perché non gli si vuole venir vicino. Cornelio lo sa già da lungo tempo.

                    32.                  Caifa si volta indietro, ma già lo hanno fermato due legionari. Allora grida selvaggiamente: “Con te, tribuno, non voglio aver nulla a che fare, maledico te e il tuo popolo per l’eternità!”. – La maledizione è vietata; più d’uno che si sentì una volta maledire cadde nell’alto Consiglio del tribunale! La moltitudine è impietrita. Il tribuno parla tranquillo, come se volesse conversare. I romani conoscono la sua maniera, ora c’è davvero la quiete prima della tempesta.

                    33.                  “Se mi maledici, è una faccenda tua, ricade su di te, perché mi ha benedetto il SIGNORE, me e molti altri uomini che hanno imparato ad amarLo. Bada bene come te la cavi con la maledizione – davanti a DIO! Il Quale l’ha proibita, non è vero? [Matt. 5, 44]. Ora ho imparato a conoscere anche dei buoni sacerdoti, soprattutto Nicodemo. Con lui vorrei volentieri parlare davanti a tutto il popolo. Dov’è lui veramente?”.

                    34.                  Caifa diventa grigio cenere. Nicodemo – forse i romani lo hanno … Raccoglie tutte le forze, quando parla distintamente: “Egli è morto, ha ricevuto la ‘parola funebre’ e molta gente ne è testimone. Domanda a loro!” – “A chi, alla gente oppure a te? E dov’è sepolto? Lo devo sapere!”.

                    35.                  “Egli è sepolto a Gadara, dove abitava”. – “Indicami i testimoni che erano presenti”. – Per paura e senza una via di scampo, il templare diventa furibondo. “Indaga tu stesso, hai abbastanza potere per questo, per opprimerci! Così per te è facile presentare ingiusti testimoni”. È detto, e non si può revocare; parecchi legionari, infatti, si fanno avanti e denunciano:

                    36.                  “Poco tempo fa si è avvicinato a noi un sacerdote. Io”, dice l’oratore, “vidi che altri due lo seguivano, ed altri venivano dopo di loro. Il templare chiese la tua protezione, tribuno. Noi lo abbiamo portato da te. Quelli che lo seguivano, presero la fuga. Che cosa è stato in seguito di lui, non lo so; so solo che la tua giustizia lo avrà certamente aiutato”.

                    37.                  “Vedremo”, dice Cornelio, per irritare Caifa. Così gli domanda: “Posso far controllare le tue dichiarazioni e, se è necessario, invierò i controllori a Gadara; questi mi porteranno la notizia dell’esistenza della tomba di un uomo morto che si chiamava Nicodemo, ed era sacerdote qui nel Tempio.

                    38.                  Non è però necessario! Egli era con me, vivente, e vivente sotto pienissima protezione è stato portato via, dove la tua mano assassina”, accentuato aspramente, “non potrà arrivare! Tu hai mentito pubblicamente al popolo! Hai trascinato nel sudiciume, nel tuo, la cosa più sacra che fa un sacerdote: ricordarsi nell’‘epilogo’ di un caro defunto! Che cosa ne dici ora, popolo di Gerusalemme?”.

                    39.                  I sacerdoti che diedero a Nicodemo quel consiglio, si fanno audacemente avanti, al capo ora sfugge di mano il potere del Tempio. “Sì”, dichiarano i due, “noi abbiamo seguito Nicodemo, perché gli sbirri appostati avevano già l’incarico di ucciderlo – Gli consigliammo di mettersi sotto la tua protezione, tribuno”.

                    40.                  “Io vi elogio”, dice Cornelio amichevolmente. “Mi preme farvi sapere che Caifa questa mattina ha aggredito la madre di Gesù. Egli ha fatto trascinare anche Giovanni alle galee con l’inganno. Io l’ho salvato, con Nicodemo e anche altri. Riconoscete come vi sono ben disposto io e molti dei miei romani? Poiché i vostri capi sempre hanno istigato la gente, solo per questo motivo venivano alcune severità che avremmo volentieri evitato. Sì sì, come risuona nei boschi, così risuona anche fuori!

                    41.                  Caifa”, si rivolge di nuovo a costui, “e adesso? La tua tomba è vuota – ancora! A favore della Giudea sarebbe molto consigliabile annientarti. Non hai bisogno di vacillare”, schernisce il tribuno, quando si deve sorreggere il superiore, “io non ti ucciderò, nemmeno Roma. Il tuo stesso popolo saprà che cosa dovrà essere di te! Ecco, per me è schiuso! Devi pagare la tua ammenda, se non direttamente a me, allora a Marcello, che tra non molto verrà qua; la prenderà lui per me.

                    42.                  Ora potete andare; io spero che ognuno sappia di che cosa è debitore al suo popolo. In bontà d’animo vi metto in guardia, perché altrimenti …”. Un segnale, e la truppa si mette in marcia a tempo. Cornelio fa di tutto per mantenere il sostegno, di cui ha bisogno, alla già un po’ vacillante Roma. Ha preso i giudei dal lato migliore.

*  *  *

                    43.                  Caifa è portato nel Tempio. Quando è seduto sul suo seggio, per il quale ha sacrificato tutto, anche … il SIGNORE! Si alza di scatto e aggredisce i sacerdoti che hanno aiutato Nicodemo. “Se non apparteneste a noi, vi farei …”. Ingoia ciò che gli farebbe perdere l’ultimo rispetto dei suoi fratelli.

                    44.                  Un dignitoso rabbi si alza. Lui non è amico di Gesù, ma ha riconosciuto che il Nazareno superava in potere e sapere tutti gli uomini. Hannas, che a causa della sua età compariva raramente nel Consiglio, ora è presente. Gli rode molto, fino all’odio sfrenato, perché il romano ha portato la ‘faccenda’ davanti al popolo, cosa che …era da portare solo nel Tempio!

                    45.                  Che Caifa abbia aggredito la madre di Gesù, non gli interessa; ma che lo si abbia colto così di sorpresa, non lo perdonerà mai ad un romano. Al rabbi non è bendisposto nessuno che ebbe anche solo una volta guardato il Maestro. Ah – Egli è spacciato! Mai crederà che Gesù sia potuto risorgere e ascendere al Cielo. Fandonie! Nel frattempo, il rabbi comincia a pensare di salvare ciò che è ancora possibile salvare.

                    46.                  “Cari fratelli, sommo sacerdote, mi è difficile sistemare la faccenda. Che io mantenga fedeltà al nostro Tempio, al superiore, come a tutti quelli che appartengono a noi, non lo devo menzionare. Ad una tale ignominia si deve guardare nell’occhio, per cancellarla. Quello che Caifa ha fatto con quella madre, rimane indiscusso, ma non che ci ha proprio mentito in faccia che Nicodemo sia morto. Questo è stato veramente grave! In questo, comprendo il romano di portare davanti al popolo la faccenda, faccenda che è diventata una vergogna per tutti noi!

                    47.                  Non mi stupirei se solo poche persone venissero nel Tempio, e le cassette delle elemosine rimanessero vuote. Non considero soltanto questo, e sia il secondo punto; il primo punto è: come devono aver rispetto di noi e credere nel nostro insegnamento, se – se – – non pensate che io prenda in considerazione solo il popolo. Oh, no! Per me, per primo viene il Tempio”, egli dimentica di dire: per primo viene Dio! “Ed ora bisogna discutere come possiamo placare il popolo e, di nuovo, portarlo nelle briglie.

                    48.                  Non ha senso adesso andare avanti contro Roma. Se solo una volta è cresciuta l’erba su questa faccenda, allora, con prudenza, possiamo spargere la nostra semenza. Questa spunta. Di ciò potete esserne certi! Il tribuno ha preso la moltitudine molto saggiamente, era la bontà stessa, esteriormente; ma che con ciò non volesse aiutare noi, bensì Roma, mi è diventato subito chiaro.

                    49.                  Dappertutto fermenta. Abbiamo quindi tempo. Io propongo: qualcuno ci domanderà perché il sommo sacerdote ha fatto questo, e ci tributerà poco rispetto. Questo è comprensibile. Ebbene – da bocca ad orecchio noi annunceremo che Caifa è stato molto malato e voleva andare a prendere dei maligni scritti dell’odiato Nazareno presso la madre, la quale tradiva il popolo a Roma. In questo modo il primo punto è facilmente raggirato.

                    50.                  Non la faccenda con Nicodemo. Lasciamo andar via il tribuno. Ho sentito che Pilato sarà presto allontanato. Con un nuovo procuratore di solito vengono persone nuove, le quali sanno poco dell’accaduto. Facciamo annunciare in segreto che il tribuno ha portato via Nicodemo, dove – non lo sappiamo. Per giocare un brutto tiro a noi templari che lui odia – come noi, naturalmente, lui, e Roma – si sarebbe inventato tutto, e Nicodemo sarebbe morto. Noi lo dovevamo credere; per questo gli sarebbe stato tenuto l’epilogo.

                    51.                  Quindi guadagniamo due cose: Caifa viene di nuovo considerato e noi addossiamo tutta la colpa al romano. Possa egli vedere come la spunterà! Adesso è meglio se Caifa si mette da parte. Poiché facciamo trapelare che è stato malato, si crederà che non sarebbe abbastanza in salute per esercitare già di nuovo la sua funzione”.

                    52.                  Si rivolge al superiore: “Perché hai vacillato quando il tribuno ti ha offeso davanti alla folla, è presto spiegato. Ti doveva colpire, perché tu fossi diffamato pubblicamente! Allora anche il più forte diventa per una volta debole. È meglio che fingiamo come se la cosa non ci riguardasse per nulla. In sostanza questo è vero. Un giorno anche Roma andrà in rovina, e noi …”.

                    53.                  Il rabbi all’improvviso tace. Non lo guardano occhi severi? Quelli che egli aveva incontrato ed hanno lasciato una potente impressione? Lui, lo scriba, si era sbarazzato di questa impressione. Spesse volte però emergono quegli Occhi davanti a lui: ‘Gli Occhi di un Dio, al Quale non puoi sfuggire!’ È questa una Parola dall’esterno? È interiore, in lui?

                    54.                  Il rabbi non aveva augurato a ‘LUI’ la morte sulla croce; egli si era tenuto fuori, quando lo si consultò su quale morte si doveva pretendere da Pilato. Ma attaccato al “salomonico”, questo limitò la vista. Oggi batte alla sua anima: «Se foste ciechi, allora non avreste nessun peccato; ma ora voi dite: ‘Siamo veggenti’, allora il vostro peccato rimane!». [Giov. 9,41]. Ogni peccato e bestemmia è perdonato all’uomo – che si pente, ma la bestemmia contro lo SPIRITO non viene perdonata’ [Matt. 12, 31]. Egli astuto aveva chiesto al Signore quale Spirito Egli intendeva.

                    55.                  Il Salvatore disse brevemente: «Tu sei versato nella Scrittura e lo dovresti sapere: DIO è SPIRITO, l’Unico! Chi sa che Egli esiste, e Lo bestemmia, a lui rimane il peccato. E chi parla e agisce contro la migliore conoscenza, bestemmia quella parte dello Spirito che il Creatore ha dato ad ogni uomo!». – ed era andato via.

                    56.                  Come se il SIGNORE adesso stesse dinanzi a lui, così sente quella buona Voce che non ha ritrovato da nessuna parte. Troppo tardi! Rabbrividisce. “Riflettete su tutto ciò che vi ho consigliato”. – Egli abbandona la stanza e – cerca Maria, ma non la trova più. Dopo alcuni giorni conosce gente che appartiene al Salvatore. La incontra in segreto ed è come se gli fosse perdonata la bestemmia contro Dio e il proprio spirito. Fardelli si distaccano dall’anima...

                    57.                  Detto in anticipo: Caifa non vivrà più a lungo, diventa sempre più offuscato, il suo corpo deperisce. Malato, muore nel delirio e nella solitudine, una morte colma di amarezze.

 

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Cap. 4

Maria è protetta – Il cambio del procuratore – Buon comportamento

Cornelio invita Maria a Patmos e, nel frattempo, per proteggerla la fa portare a Capernaum – Pilato lascia l’incarico al nuovo Pontius – La casa di Maria ritorna ai proprietari – Sulla galea di Cornelio in viaggio – Da Patmos vedono arrivare la nave, poi l’incontro con la Madre Maria

                      1.                    Sei pronta, cara buona madre?”. A Maria vengono ancora una volta le lacrime. Fin dall’aggressione mattutina è ancor sempre fortemente oppressa. “Non piangere di nuovo!”. Consolante, Cornelio preme la madre al suo cuore. “Le mie lacrime sono il mio ringraziamento a Dio e anche a te”, dice con semplicità Maria.

                      2.                    “Sono pronta”, indica alcune cose impacchettate. Cornelio ordina a due legionari: “Venite, aiutatela, lei ha bisogno della nostra protezione”. Dispone ciò che deve essere caricato sul carro da mulo e in più ciò che Maria ha avvolto insieme. Quattro forti animali sono attaccati al carro, Maria ha ancora un buon posto sullo stesso.

                      3.                    Si fa sera. Alcuni sfaccendati stanno guardando ciò che avviene. “Sono venuti a prenderla!”. – “Costei è la madre del traditore che è stato messo in croce”. – Un altro dice: “Se fosse capitato a te? Ho visto come il Nazareno ha fatto veri miracoli, Egli ha guarito anche mia sorella. Perciò io credo in Lui.

                      4.                    Il romano la proteggerà sicuramente. Avete sentito oggi che cosa si è permesso di fare il superiore? Nicodemo, ah, un pezzo forte! Io non sono amico dei romani; ma quanto spesso ci ha aiutato il tribuno. Egli ci protegge perfino dalla nostra stessa gente!”. – L’uomo si gira e se ne va, grato che è venuto alla vera fede, fede che non si trova più nel Tempio di Salomone.

                      5.                    Nel frattempo tutto è caricato. Tre decuri a cavallo circondano il carro. Il tribuno accompagna la truppa fin oltre Gerusalemme, Venitrius accanto a lui. A Gibea fanno la prima sosta, la notte è avanzata. Ancora si riesce a trovare una casa dove dimora ‘gente di Gesù’. Con gioia accolgono Maria. Al decurio del primo gruppo è stato ordinato:

                      6.                    “Scubatus, porta tu la madre a Capernaum, cerca una casa vicino alla baia. Là rimanete finché vengo io. Prima devo aspettare il nuovo Pontius. Una decuria sorvegli la madre e la casa, l’altra sia al servizio esterno; tu sai cosa significa questo. Di volta in volta la terza ha poi riposo. Se incontrate dei superiori, allora appellatevi a me. Presta attenzione che la madre, strada facendo, non sia troppo affaticata”. – Il tribuno può fidarsi della gente scelta.

                      7.                    Egli domanda a Maria: “Vuoi essere presso Giovanni? Hai riferito che il ‘caro Signore’ sulla croce vi ha ancora detto: ‘Vedi, ecco tua madre; vedi, ecco tuo figlio!”. – “Ma dov’è?”. – “Su un’isola”. – Egli non la menziona. Maria non è ancora abbastanza sicura dagli sbirri: ‘davanti a quella genia’, nel romano, tutto ancora una volta freme.

                      8.                    “Un’isola? Io non so… ma voglio fare ciò che tu ritieni giusto. Vi si chiama nemici, è anche accaduto molto, cosa che doveva provocare il popolo. Molti di voi però hanno riconosciuto Gesù, il mio… il nostro Signore e Dio, anche tu fedele amico. Là scompare ciò che separa i popoli. Se tutti credessero che esiste quella pace di cui il Salvatore ha sempre parlato”.

                      9.                    Cornelio sospira, pensa alle differenze tra Roma e la Giudea, tra… Egli stringe le mani di Maria e dice col cuore: “Sia affidato a Colui che hai potuto portare nel tuo cuore, che però ha portato e porta noi, eternamente nel Suo grembo!”. – Parola di romano, in un tempo in cui ‘la Luce data di nuovo’ comincia solo lentamente a splendere tra gli uomini.

*  *  *

                    10.                  A Maria è provveduto fedelmente; dietro di lei si trovano sempre alcuni legionari, nessuno osa farle qualcosa. Perfino la gente di Hannas, che la doveva prendere, tornano indietro alla svelta. Il tribuno furibondo ride tra sé, quando lo viene a sapere. “Devo portarla sull’isola, almeno per un po’”.

                    11.                  Il cambio del procuratore avviene già dopo tre settimane. Marco e Marcello sono contenti di vedere il tribuno. A Pilato essi non fanno sentire che veramente è arrestato. Molto presto di mattino una piccola truppa a cavallo lascia la città; essa circonda il carro nel quale siede Pilato. È seriamente malato. Non c’è da stupirsi! Il ‘focolare dei disordini!’ come perfino a Roma si chiama la Giudea, gli ha dato troppo da fare. Gli ha dato tanto da fare che non poté più resistere ai giudei quando si esclamò quel raccapricciante ‘crocifiggiLo!’.

                    12.                  Egli ha consigliato al nuovo Pontius una ‘morbida severità’, “altrimenti ti andrà come a me; ti travolgeranno! La gente in sé sarebbe facile da guidare, i superiori sono gli avversari di Roma! Con loro non la spunti”. – Rivolto a Cornelio: “A te profetizzo, senza essere un profeta: i maligni templari – ci sono anche i buoni, come ovunque – ancora ti avvolgono una corda. Non voglio sapere quale altra ‘visione’ sarà data alla tua azione davanti al Tempio. Fa bene attenzione!”.

                    13.                  “Questa non mi tocca! La corda sta meglio a loro che ad un romano oppure a me. Ma a te, Pilato, auguro la Pace del nostro Signore”. – Se soltanto fosse il mio, pensa egli triste. Mai mi accoglierà a Sé, io – oh, – ho mancato completamente! È come se Cornelio vedesse i pesanti pensieri.

                    14.                  “Abbandonati a Lui”, dice egli tanto sinceramente che al deposto scorre una lacrima dagli occhi. “Lui perdona la tua colpa, tanto più che non tu volevi il giudizio. Egli è il Salvatore che guarisce le ferite che spesso noi stessi ci causiamo”. Uno sguardo indefinibile colpisce il consolatore. Pilato monta sul suo carro, rimane raccolto in sé per delle ore. Anche a lui però – altrettanto preannunciato – attende la completa redenzione prima della sua morte.

                    15.                  Cornelio discute con il nuovo Pontius e gli impartisce qualche buon consiglio, cosa che veramente, non sempre è tenuto in conto. Con un manipolo si va a Capernaum. Parecchie coorti rimangono a Gerusalemme e sostano nelle vicinanze, per aiutare il Pontius nel caso servisse un intervento militare.

                    16.                  Maria saluta il tribuno come una madre saluta suo figlio, mentre potrebbe essere lei la figlia. Ma è così ‘celestialmente’ materna, dice l’uomo. Anche nella città la si chiama ‘madre’. Naturalmente, la voce si diffonde, per chi già non la conosce che è la madre di Gesù, la madre dell’‘Uomo dei miracoli della Galilea’, come molti altolocati giudei Lo chiamavano sprezzante.

                    17.                  Ci si ricorda di ‘molte azioni che il Signore ha fatto’ [Giovanni 21, 25], si portano parecchi doni a Maria e, con l’occasione, ci si fa spiegare chi veramente è stato il Signore. “Nostro Dio, il Creatore del Cielo e della Terra!”. – I soldati riposano un po’ di tempo, ma poi Cornelio li deve di nuovo inviare ai posti; tiene in ogni modo sempre con sé soltanto due decuri.

                    18.                  “Che cosa facciamo, Maria?”, le chiede la sera. – “Vengono sempre dei soppiattoni e non tutti si fanno catturare. Non posso nemmeno usare le truppe per scopi privati. Qui e lì è possibile, solo che sono ancora in dovere. Anche a Roma ci sono eunuchi che vorrebbero danneggiarmi molto volentieri. Ma se sei portata via per un po’, allora il cercare te si calmerebbe. Se non puoi ambientarti, esistono sempre delle occasioni di portarti via dall’isola. Allora si troverà un luogo dove rimarrai indisturbata. Soprattutto: tu e Giovanni vi rivedrete una buona volta”.

                    19.                  “Vengo con te; a te, Cornelio, non deve accadere nulla. Che cosa faccio ora con la casa? Me l’hanno quasi regalata”. – “Restituiscila! Più tardi se ne troverà un’altra. Finché io vivo e mi è possibile, baderò a te. Dopodomani partiremo. Sei d’accordo?”. – Maria fa cenno col capo. È del tutto comprensibile che lei non è libera da preoccupazioni.

                    20.                  Tutto è in ordine. Coloro che lasciarono a Maria la casa, dicono subito: “Quando tornerai, allora la otterrai di nuovo. Essa rimane tua proprietà, anche se vi abiterà qualcuno”. I samaritani sono gente pronta ad aiutare; non per niente la parabola di Gesù del buon samaritano [Luca 10, 33; 17, 16]. –

*  *  *

                    21.                  La regione del nord è libera dai ribelli e gli uomini respirano liberamente. È vero che si deve tollerare ‘l’aquila romana’; ma più gravi sono le paure che portano con sé le orde selvagge. Si preferisce pagare il tributo, chiudere un occhio su certe cose, ma si è protetti. Perciò presto si arriva a Tiro. La galea con il nome del tribuno giunge solo dopo il loro arrivo.

                    22.                  “Ero di servizio”, riferisce Sejananus, “c’erano da portar via truppe importanti, anche se la nave appartiene a te”. – Cornelio sorride: “Ti ho sgridato? No, amico mio! Inoltre sono d’accordo, domani rimaniamo qui, soltanto dopodomani mattina si parte. In questo tempo i rematori si saranno riposati. E ancora – non cadermi a terra – ho una donna con me”.

                    23.                  “Una donna? Ehm, sei vedovo, ma ….” – “…da uomo vecchio”, interrompe Cornelio. – “Per nulla! Ti misuri ancora con i giovani, particolarmente nel dovere!”. – “Metti a te stesso l’alloro al tuo elmo! Detto in breve: tu sei un amico del Nazareno; io ho con me Sua madre”. – “La madre? Perché?”. – Cornelio riferisce come ha potuto preservarla dall’ignominia, ciò che induce Sejananus ad esclamare frammezzo: “Queste canaglie!”.

                    24.                  “Hai ragione! Il popolo ha molti uomini buoni e anche donne; ed ho imparato a conoscere superiori da un lato migliore. Purtroppo adesso sono i sommi, ai quali la Giudea è ora sottomessa. Il loro potere non è così facile da vincere. Ma un giorno succederà; soltanto, non voglio sapere quale conseguenza avrà – anche per noi”. A questo, il capitano fa cenno col capo. Roma è ancora al primo posto, ma la base, i responsabili, sono diventati troppo teneri. Presto o tardi – Cornelio interrompe la riflessione.

                    25.                  “Fa preparare la mia stanza sulla galea per Maria. Quale unica donna a bordo…”. – “Sarà fatto; e il suo nome è Maria? Suona come casa paterna e come focolare, dove si può trovare la quiete da tutte le odissee di questa vita”. – “Anche questo, Sejananus. Soltanto – l’alta Casa paterna è presso Dio, nel Quale possiamo credere. Quando quella volta venni a conoscere tutto, il grande angelo, che come uomo era venuto da noi, aprì la Casa paterna, riferì a me e a Cirenio qualcosa di meraviglioso, anche di un ‘Focolare’ che sarebbe l’Altare di Dio”.

                    26.                  “Hm, altamente considerevole”. – “Appunto; ecco, bisognerà arrampicarsi e non stancarsi per chi vuole raggiungere la meta”. – Essi sono soli nella taverna. “Quello che ti volevo chiedere”, comincia nuovamente il capitano, “io credo che GESU’ sia stato un Dio, oppure il Dio, dopo tutto quello che ho sentito di Lui fino adesso. La testimonianza più valida per me proviene da te, tribuno. In questo non mi muovo. Soltanto… se Egli è, oppure era, quel sommo Dio, come è potuto nascere, così, come un piccolo fanciullo? Questo non lo comprendo completamente”.

                    27.                  “Anch’io non lo capivo, quando lo annunciò l’angelo. Poi però, quando in Betlemme, dove Egli ‘nacque per questo mondo’, vidi il Fanciulletto, i Suoi meravigliosi Raggi e…”. Cornelio racconta cosa accadde e come Cirenio salvò il fanciullo e la famiglia. – “Vedi”, dice ancora, “non si può comprendere del tutto il santo Mistero, come uomo, io intendo. La nascita umana del Signore era solo un atto esteriore e non aveva nulla a che fare con la Divinità stessa, come spiegò l’angelo.

                    28.                  Solo a causa di una caduta, che un giorno sarebbe avvenuta, alla quale però pendeva anche l’umanità, Dio prese su di Sé questa via. Quanto il Salvatore sia stato DIO, l’ho sperimentato altrettanto spesso. Oh, Sejananus, qualche volta mi afferro il capo tra le mani e chiedo: perché dunque tu, con i tuoi molti errori?”.

                    29.                  “Nessun uomo è libero da errori”, dice il capitano, “ed io – hm – sarei completamente svanito, se Lo avessi potuto vedere”. – “Non saresti svanito! Egli ha accolto i più grandi peccatori, se soltanto ardeva una scintilla di pentimento nel cuore. Due volte deve essere stato severo: quando scacciò il male dal Tempio, rovesciò i banchi dei cambiavalute e la gente si arraffò il denaro e ci sarebbe stato molto chiasso. E Lui aveva ragione! Nelle nostre feste pagane, spesso non molto belle, mai è tenuto un mercato, da ciò, io intendo, non nel Tempio stesso [Matt. 21, 12].

                    30.                  La seconda volta rimase lontano da quelle città che Lo scacciarono con ingiurie. Quando Gli si chiese perché le avesse respinte, rispose che era venuto ‘dai perduti’ [Matt. 18, 11], qui dovette essere diventato santamente serio, tanto che la gente si nascose da Lui. Egli deve aver detto: ‘Non entro da loro, affinché non commettano una seconda volta questo peccato su di ME. Da questo li voglio preservare, e voglio attendere finché siano loro a venire da Me!’.”

                    31.                  “Questo è… questo non si può mai comprendere sulla Terra”. – Il marinaio medita dentro di sé. Alla fine guarda Cornelio: “Si è fatto tardi. Andiamo a dormire. Io mi rallegro di te e forse anche il nostro Dio”. Anche l’oste della taverna si strofina gli occhi quando porta gli ospiti alle camere che ha preparato per loro.

*  *  *

                    32.                  Il giorno successivo caricano la nave. Il capitano mette in ordine la sua stessa piccola cabina per Cornelio. Quando gli schiavi sentono che verrà insieme la ‘madre del loro Signore’, intonano un canto della loro patria lontana. Malinconicamente risuona sul paese, e le onde rimandano qualche suono. Tutti gli uomini sono già a bordo. In ultimo arriva Cornelio. Conduce attentamente Maria per mano. Dietro di loro Venitrius con i due decuri. Prima che si fa giorno, la nave deve già aver preso rotta.

                    33.                  Questa volta c’è un buon vento. La galea va avanti come una freccia. Nessun soggetto maligno dà fastidio. Gli addetti alla vela, che fanno il lavoro più duro, non si possono definire gentili, ma – quando Maria appare in coperta, ognuno vorrebbe prestare un qualche aiuto. Uno la tiene ferma, affinché non cada col movimento delle onde, un altro va a prendere un telo: “Splende il Sole”, dice impacciato “ma tu sei della terra ferma, allora il vento ti può far male”. E così parecchio ancora. Sejananus lo permette con un lieve sorriso, e Cornelio si rallegra molto di questo. “Brava gente”, dice a Venitrius, “non avrei pensato che i ragazzi avessero ‘lati teneri’.”.

                    34.                  “Con quel turbine tempestoso si sono anche provati”, sminuisce un po’ Venitrius. – “Certo, perché avevano bisogno l’uno dell’altro. Comunque…, per me è una gioia quando vedo certe azioni; e allora penso…”. Il tribuno fa una pausa. – “Che cosa?”, gli è chiesto. – “Non so se va bene. Ah, arriva Maria, lei potrà dire se il mio pensiero è giusto”.

                    35.                  Maria sente le ultime parole. “Che cosa ti preoccupa?”. Domanda lei benevolmente. – “La Dottrina di Gesù, che Dio ha dato agli uomini uno spirito e un’anima. Se entrambi sono Suo dono, allora entrambi sono buoni”. – “È esatto!”. – “Gli uomini che devono combattere in guerra e sul mare, diventano duri, cosa che è certamente comprensibile. La maggior parte… ma sì, non ne parliamo.

                    36.                  Che all’improvviso abbiano dei lati teneri, come ora per te, Maria, allora penso: lo spirito ha il suo diritto, oppure anche l’anima, il bene appunto, che il Creatore ha dato ai Suoi uomini. Il bene quindi non è morto, e all’improvviso germoglia verso l’alto, come un fiorellino dalla terra. Anche loro sono figli di Dio, nonostante la durezza del carattere”. – Cornelio guarda Maria con sguardo interrogativo.

                    37.                  Lei si china verso di lui. “Amico, questa è una Verità della Luce! Oh, se tutti gli uomini pensassero anche così, quanto volentieri essi apprezzerebbero il bene, quanto più facile sarebbe per molti! Da questo sarebbero toccati anche i duri, perché con parole dure, raramente si ottiene qualcosa”.

                    38.                  “Come con la mia testa calda”, balza in piedi Cornelio. “Ho pure detto a Simeone: se io avessi capelli grigi… allora… E a volte ancora freme fortemente”. – “Non fa nulla, se non demolisce gli argini del cuore. Questo a te non è mai successo! Se tutti fossero pronti a soccorrere come te… Abbiamo dei superiori che riconobbero in segreto Gesù, perché temevano Caifa e Hannas [Giov. 12, 42]. Tu, un romano, lo fai pubblicamente e senza paura”.

                    39.                  “Sono stato educato a questo, cara madre. Posso comprendere i superiori. Che scopo ha se incorrono in una scomunica, oppure nella morte? A prescindere da questo: come uno della guarnigione io posso facilmente dimostrare il coraggio. Lo avrei fatto se non ci fossi stato educato? Oppure, piuttosto, ancora: se non avessi trovato il Salvatore?! La Sua Forza è in me!”.

                    40.                  Un meraviglioso riconoscimento! Maria accarezza delicatamente la guancia del tribuno. “Tuttavia il tuo stesso essere deve anche farsi valere. Ti sei sempre sforzato di essere giusto”. – “Un uomo ingiusto è per me un abominio. Purtroppo in questo mondo, per quanto ho imparato a conoscere, ovunque esiste molta ingiustizia; e da questa proviene la sofferenza degli uomini”. – “Lo si può cambiare?”, chiede scettico Venitrius. – “Ancora no e per tanto tempo ancora no!”. Sospira Maria. “Gesù, il nostro Signore, ce l’aveva annunciato”. [Matt. 24,12]

*  *  *

                    41.                  Su Patmos si va alla riva. “Già di nuovo qualcosa!”. Il comandante dell’isola ha l’aspetto cupo. Solo poco tempo fa la galea di controllo, e il comandante ostentava il potere. “Gettate i giudei in mare”, aveva inveito. “Come mai sono qui? Questi sono spioni!”. – Quando il comandante dell’isola si richiamò al tribuno, la fronte divenne corrugata. “Io devo denunciare questo!”. Tutti avevano tirato un respiro di sollievo quando il controllo era di nuovo salpato.

                    42.                  “Non andranno molto lontano”, Giovanni lo aveva confidato al comandante. “Vanno a fondo?”. Nessun pio desiderio. “No! Ma la ‘lezioncina’ è sufficiente, e la sua denuncia non troverà il giusto orecchio”. – “Così nemmeno di te e del tuo amico”. – È inteso Nicodemo. Presto è stato riconosciuto che i due sono diversi da come si sente in giro sui giudei. Ora il comandante fissa il mare, sul quale la nave si sta già avvicinando.

                    43.                  Uno con un occhio molto acuto esclama: “Quella è la ‘Cornelia’, la vedo nella sua struttura!”. – “Se questo è vero, riceverai da me un salario extra”. Presto il comandante vede che è la ‘Cornelia’. Fa chiamare Giovanni e Nicodemo, i quali al primo avvistamento sono stati mandati nella torre. “Per la loro protezione”, dice lui. “È meglio se nessuno vi veda”.

                    44.                  Giovanni ‘sente’ venire una grande gioia. Con Nicodemo corre in fretta alla riva. “È lui!” –Nicodemo non può più vedere bene a causa della sua età. “Cornelio?”, chiede. “Se è così, allora sarà per noi una gioia. Un giorno ho conosciuto Cirenio, un uomo di straordinaria finezza, e Cornelio gli somiglia precisamente, intendo nell’animo. Per me è un buon amico. E quelli a casa”, spira un po’ di malinconia al pensiero della patria, “se riconoscessero come egli è, sarebbero molto alleggeriti. Tuttavia i romani migliori sono mandati via”.

                    45.                  “Purtroppo! Vedi, Nicodemo, il Signore aveva buoni amici, spesso più romani che presso il popolo. Ora lo comprendo: Lui, Gesù-Dio, non apparteneva a nessun popolo. Anche se è nato da noi per uno scopo sublime. Abramo, il patriarca, quando Melchisedec lo incontrò nella grotta e portò dal nascondiglio pane e vino, aveva già allora riconosciuto la vera Immagine: ‘Senza padre, senza madre [Matt. 12, 48] senza inizio di una creatura. Il Re di Salem!’ [Gen. 14, 18]. Questo si riferisce del tutto a Gesù, ed è ancora rivelato che EGLI era Melchisedec stesso [Ebrei 7, 1-3].

                    46.                  “Davvero?”. In seguito a ciò, a Nicodemo passa ancora un brivido nel cuore, se pensa a quando Gesù parlava benevolmente con lui, quando lo visitò di notte [Giov. Cap. 3]. Giovanni fa cenno col capo. Il suo occhio splende in grande lontananza, tale che nel mondo non esiste cosa simile. Nicodemo vede il raggio di luce e pensa: ‘È un veggente di Dio!’.

                    47.                  Due imbarcazioni costiere escono. Nel porto deve essere migliorato qualcosa, poiché ci sono delle galee da far passare. E dei pescatori festosi arrivano correndo. I giudei possono entrare nel porto per salutare gli amici. Ci si stupisce quando compare una donna in coperta. Ebbene, delle donne romane hanno già fatto viaggi sulla nave, ma mai verso un’isola d’esilio. Là esse non hanno nulla da fare. Meno con gli occhi ma più col cuore, Giovanni vede per primo ‘chi’ è lei.

                    48.                  “Maria! Maria!”. Lei sente il richiamo e fa cenno con un fazzoletto. “Ma chi è?”, chiede il comandante. – “La madre di Gesù, di Colui che ti ho parlato”. – “Ehm, ehm, che cosa vuole lei qui?”. – “Non lo so. Non dovrei stupirmi se anche lei è in arresto per misura di sicurezza”. – “Ti prego, tuttavia nessuna donna!”.

                    49.                  “Tu non conosci la parte superiore dei giudei che possiede il potere; e credimi: il Potere della Parola può essere molto più tagliente che quello della spada! [Ebrei 4, 12]. Chissà che cosa è successo”. – “Qui non posso far niente con una donna, deve abitare presso gli isolani”. – “Si troverà la soluzione”, dice Nicodemo, il quale si rallegra per Maria. “Lei ben difficilmente rimarrà per sempre, questo è nulla per tale delicata donna, come lo è lei”.

                    50.                  Nel frattempo la galea approda. Sono spinte avanti delle larghe tavole e Cornelio per primo mette piede a terra, con Maria, che lui sostiene con cura. “Figlio mio!”. – “Madre mia!”. Un doppio grido che penetra nell’anima degli uomini rudi. Quelle Parole che il Signore pronunciò ai due dalla croce. Perfino al comandante ‘acceca un sole’, egli nasconde per se stesso il piccolo bagno degli occhi.

                    51.                  Anche i rematori possono scendere a terra. Essi si gettano ai piedi di Maria con mani sollevate per riverenza. – “Alzatevi, voi cari”, dice lei dolcemente. “Pieghiamo le ginocchia solo davanti a Dio. A LUI eleviamo le mani. Soltanto LUI invochiamo in umiltà”. E così è comprensibile che i poveri, i quali non possiedono altro che il loro perizoma, alla vista di questa donna pura che agisce come un’ancella, devoti cadano in ginocchio. Uno che conosce l’ebraico osa dire:

                    52.                  “Stare in ginocchio dinanzi a te, è come stare d’innanzi a Dio, il Quale ti ha scelta per portarLo come Fanciullo. Tu sei…”. – “No, cari fratelli!”, Maria pone allo schiavo una mano sul capo chino. “Non esprimere ciò che pensi. Io sono una persona come te, a me non spetta nessuna lode e nessun onore. Questo tocca all’Altissimo, al nostro Dio da Eternità in Eternità! Anch’io m’inchino dinanzi a Lui. Amate e onorate Lui di tutto cuore, e fate del bene finché vivete”.

                    53.                  Queste parole fanno il giro dell’isola, e più tardi per Giovanni è cosa facile convertire la gente. Una donna si fa avanti: “Vuoi venire con me? Tuo figlio”, essa non conosce il legame e pensa soltanto: una giovane madre e un figlio così ‘vecchio?’. Giovanni sembra più vecchio di com’è, cosa che deriva dalla sua maturità celeste. La donna però non domanda altro.

                    54.                  “Come decide il tribuno”, ringrazia affettuosa Maria. – “Sì, va con lei”, dice il romano. “Riposati prima; poi ti mando a prendere”. È adirato, quando sente del controllo. Lui non ha paura di cadere a Roma; inoltre, ha solo bisogno di dimettersi dal servizio. “Ne discutiamo; per il momento sono lieto che siamo arrivati qua bene”. Con gioia saluta Giovanni e Nicodemo. Si celebrano alcune piccole feste, perché il ‘buono’ è ritornato.

 

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Cap. 5

Pirati, misericordioso operare – La scrittura e una predica

 

Un assalto all’isola da parte dei pirati è sventato dagli isolani, e i pirati presi prigionieri – I feriti restano, gli altri a Roma con Cornelio – Ritorno e conversione dei rimasti dopo una predica di Giovanni

                      1.                   Cornelio ha solo poco tempo per occuparsi di Giovanni. Egli salva le apparenze e nello stesso tempo dà seguito al controllo, in cui visita qualche capanna da pescatore e la baia, nella quale le navi possono ancorare. Quanto è bene che lo faccia, si dimostrerà già il terzo giorno.

                      2.                    La nebbia si alza, un tempo adatto per i pirati. Un forte vento dall’Oriente si è alzato. È sera, allora vengono correndo dei pescatori in impetuosa fuga, gridando sconvolti. “Pirati!”, esclamano. “I pirati sono sbarcati!”. Subito scatta un grande allarme. “Quanti ne avete potuto avvistare?”, chiede il tribuno.

                      3.                    “Due!”, dice il pescatore tremando. “Hanno incendiato delle case sulla costa ed hanno già ucciso della gente”. – “Costoro non sapevano che sei qui”, dice il comandante al tribuno. “Oppure all’opposto: hanno sondato che ho solo venti uomini con me. Avanti! Attacchiamo! Giovanni, Nicodemo e Maria, nella torre; questa può forse essere la nostra ultima salvezza!”.

                      4.                    Giovanni è afflitto. “Non sono abituato alla spada”. – “Aiutaci con la tua preghiera”, esclama il romano, mentre si precipita fuori alla testa dei suoi uomini. Essi si sono armati in un attimo, sempre pronti alla lotta. Anche il comandante ha soltanto venti legionari; lui però, Venitrius e il tribuno valgono ognuno come due uomini.

                      5.                    Presto vedono divampare i fuochi. L’orda, ottanta uomini, non sapeva che due decuri erano sull’isola. Adesso intervengono anche i pescatori; i romani danno a sufficienza la loro protezione dandoci dentro con le mazze. Dura a lungo lo scontro, prima che i pirati si arrendano. Alcuni sono morti, altri si tuffano in mare per salvarsi. Questi vengono di nuovo tirati a terra. Circa cinquanta sono catturati e, saldamente legati, portati via.

                      6.                    Dapprima sono rinchiusi nel castello al porto grande. ‘Oggi avrei di nuovo una ragione per andare in collera’, pensa Cornelio, ‘ma il mio Salvatore non ama questo’. Vengono Nicodemo con Giovanni, e Maria invita un paio di donne ad aiutare i feriti. Due combattenti sono caduti, tutti sono stati colpiti. Venitrius sanguina in viso, il tribuno al braccio e il comandante zoppica fortemente. Alcuni sono gravemente feriti.

                      7.                    Maria non lo ha mai fatto, ora lava e fascia le ferite. Si odono parecchi lamenti, qualcuno sorride nonostante i dolori. “Un giorno dissi a Simeone: ‘Se non avessi te!’, ora: ‘Cara madre, se tu non fossi con noi!’.”. – “E che cosa disse Simeone, Cornelio?”, chiede Maria. – “Se non si avesse DIO!”.

                      8.                    “Precisamente! Mai potevo soccorrere così, e ad un tratto lo posso. Non è questo l’aiuto del nostro Signore?”. I romani sono provveduti. Maria dice: “Anche se sono predoni, dobbiamo soccorrere i feriti”. – “Ma perché lo devo fare? Costoro sono capaci di aggredirci subito di nuovo”, si oppone il tribuno. – Giovanni dice:

                      9.                    “Io vengo giù con te; andiamo a prenderne uno. I più gravi per primi. Se vedono come li tratti, qualcuno si farà piccolo. Chi intende ragione, lascialo sull’isola. Gli altri sono da portare a Roma e…” sussurra, mentre conduce il tribuno da parte, “colui che ti vuole buttar giù, verrà eliminato, mentre tu riceverai l’elogio”.

                    10.                  “Io so che questo per te non vale molto, tuttavia anche questa è una buona conduzione del Signore”. Il tribuno abbraccia Giovanni. “Quanto sono contento che voi siete con me, tu, Maria e anche Nicodemo”. – “Come va col tuo braccio?”. – “Va bene”. Cornelio storce la bocca, nasconde che la ferita brucia terribilmente.

                    11.                  Giovanni mette le mani sul braccio. “Che cosa hai fatto? La ferita non brucia più, mi sembra come se tutto vada bene”. – “In un paio di giorni”, dice il discepolo di Gesù. “Ho pregato che il ‘Salvatore’ ti potesse guarire. Abbi ancora riguardo del braccio. Ci sono altri pirati in agguato. Costoro sono ora pieni di paura, perché l’attacco non è riuscito.

                    12.                  Va presto a Roma, una flotta sarebbe da preparare. A sud ovest di Creta si trova un’isola ancora sconosciuta, là si ritirano i rimanenti. Quello è il loro covo. Lo vedo in spirito e – ahimè amico, è così difficile consegnare degli uomini, e la vostra Roma non pratica per nulla la bontà con questi”. – “Sì, purtroppo!”, mormora il tribuno tra le altre cose.

                    13.                  “Alcuni qui si lasciano salvare per la tua clemenza, perché li fai curare, sentono quanto potrebbero vivere meglio piuttosto che con rapina, assassinio e fuoco. In generale però – è bene rendere innocui i briganti, cosa che dovrebbe avvenire meno con la morte ma più con un aiuto per l’anima e il corpo”.

                    14.                  “Io cercherò di salvarli; il minimo, a dir il vero, è la galea oppure la miniera di zolfo”. – “Tutte e due le cose sono molto amare, ma con ciò qualche cuore duro sarà migliorato”. – “Così sia! Ti ringrazio, Giovanni!”. – “Ringraziamo il nostro Signore”, risuona semplicemente.

                    15.                  “Il Signore ha proibito di dirsi grazie l’un con l’altro?”. – “No! A chi capita del bene, deve ringraziare il soccorritore con il piccolo ringraziamento; il grande ringraziamento è per Dio”. – “Allora ho fatto bene”, sorride Cornelio, “per te era il piccolo ringraziamento, al nostro Dio il grande”. – “Sai tu, che cosa sei?”. – “Ebbene ascolta una buona volta! Io sono un romano, ehm, per il mondo; spiritualmente – beh, lì s’inciampa, lì sono soltanto un …”.

                    16.                  “…figlio di Dio! E per il mondo, o tribuno, sei un UOMO! Tu non sei né romano, né giudeo, né altro. I figli di Dio percorrono giù la loro via nelle tenebre di questo mondo. Vedi, Cornelio, lo sono anch’io, siamo tutti noi che viviamo quanto il più possibile: fedeli, veri e coscienziosi!

                    17.                  Lo sono anche coloro che, legati ad altro per nascita, non conoscono ancora Dio, l’Unico. Chi vive rettamente è un figlio di Dio!”. Cornelio si gira precipitoso; Giovanni non deve vedere quanto è scosso. Questi sorride. ‘Io lo vedo, tribuno, con il cuore, questo non lo ha partorito Roma!’. –

                    18.                  Quando si apre la prigione, i pirati fissano i romani pieni di odio. Uno di loro grida: “Puoi ucciderci, siamo pronti!”. Cornelio, con intenzione apparentemente dura, dice: “Deciderà Roma che cosa dovrà essere di voi, non io! Chi di voi è gravemente ferito? Potete presentarvi, non vi accadrà nulla”. Uno di loro si trascina faticosamente a terra. Il tribuno gli toglie i ceppi. Due legionari lo portano sopra. Quando si vedono le sue ferite, dice il comandante a bassa voce, affinché il ferito non senta: “Per lui sarebbe meglio se chiudesse gli occhi – per sempre”.

                    19.                  Maria si china e versa, a gocce, l’acqua al poveretto. Egli beve avidamente e guarda nei puri, meravigliosi occhi. Allora è come se qualcosa si rivoltasse nella sua anima. Ancora è appena una scintilla che lo attraversa come un lampo: ‘Mai avrei fatto qualcosa a questa donna, mai!’. Maria deve consolarlo. “La tua gamba non si può salvare, ma la tua anima sì. Vuoi questo?”. Parole strane, d’incomprensibile concetto, e ciononostante un flusso tenero lo penetra. Egli guarda Maria e lei legge nel suo sguardo la mancanza di comprensione e un ‘sì’. Allora lei impone le sue mani sul capo del pirata.

                    20.                  Uno della truppa del comandante, che a Roma si fece mostrare qualcosa da un medico, amputa la gamba frantumata. Un’operazione con mezzi primitivi. Lo svenimento rende insensibile questo dolore. La forza della Luce, che il discepolo e Maria gli infondono, lo aiutano, dopo giorni, a superare il peggio.

                    21.                  Nel turno arrivano ancora un paio di casi gravi; di questi nessuno va via dall’isola; circa una dozzina rimane. Cornelio va a Roma con gli altri prigionieri, egli vuole ritornare il più presto possibile. Soltanto sulla nave scopre che ha con sé i rotoli, a causa dei quali era venuto su Patmos. “Presso di me sono custoditi bene, e veramente non c’è stato tempo di consegnarli a Giovanni”, dice a se stesso.

                    22.                  Tutto procede più veloce di quanto pensava. Una vittoria è ancora stabilita. Sei galee partono per ripulire il covo dei pirati. Cornelio ha un colloquio con l’imperatore. “Puoi chiedere molto”, dice costui clemente. “Anche se in un primo tempo mi sono meravigliato nel sentire che cosa andavi a fare tanto spesso a Patmos.

                    23.                  È stato bene prendere un paio di giudei sotto protezione, così questo popolo assai ostinato vede che siamo soccorritori e non oppressori”. Cornelio tace. “Il comandante è stato molto valoroso?”. – “Sì, lui e altri sono feriti”, conferma il tribuno. “Purtroppo sull’isola non c’è un medico, sebbene Patmos sia stata già attaccata più volte di sorpresa”.

                    24.                  “Ah sì? Ne ho parecchi a corte, uno lo cedo all’isola. D’ora in poi il comandante è libero; può anche ritornare a Roma, se vuole”. – “Egli vuole rimanere su Patmos, conosce tutto il mare circostante. Naturalmente il servizio come uomo libero gli darà più gioia”. – “Ti consegno il rotolo da portare con te. I pirati li faccio uccidere, non è peccato per questa gentaglia”.

                    25.                  “Fa di loro dei rematori”. – “È tuo desiderio?”. Domanda Cesare con sguardo indagatore. “Sì; ma lo ha manifestato il ‘veggente di Dio’.”. – “Che cosa significa?”. Il tribuno riferisce tutto quello che si è verificato. L’imperatore rimane non poco impressionato, sebbene la ‘Luce’ in lui non sia ancora nemmeno un’aurora. Cornelio è soddisfatto, può andare ‘con onore’, provvisto di qualche privilegio. Il controllore, che arriva più tardi, è respinto. Con cuore libero e grato, Cornelio ritorna con la sua nave. Dopo un buon viaggio è presto nuovamente su Patmos.

                    26.                  I pirati pensano: ‘Che cosa verrà da Cesare?’. Cornelio però non li ha menzionati. Stanno strettamente insieme, timorosi e anche cocciuti. Maria, Nicodemo e Giovanni li hanno curati e si rallegrano nel vedere come uno dopo l’altro – in verità ancora inconsciamente – si sono abbandonati alla Luce. Dopo l’arrivo, Cornelio trova poco tempo per occuparsi di loro. C’è da cercare un alloggio per il medico. Il comandante è così contento che finalmente avranno un aiuto, ma alcune lacrime gli scorrono sulla barba quando gli è consegnato il rotolo della libertà.

                    27.                  “Che cosa tu non fai, tribuno!”. Inutilmente si asciuga le lacrime. Oh, un uomo che piange? Dice Maria: “Non ti vergognare! Sei stato oppresso da molte cose, soltanto, non sapevamo da che cosa, e che tu… Ora è passato; e un uomo, al quale in un grande sconvolgimento scorrono le lacrime, ha ancora un animo. Questo ha valore dinanzi al nostro Dio! Egli ti benedice per questo”.

                    28.                  Il romano bacia Maria sulla fronte, ringrazia Cornelio senza parole. “Io stesso sono lieto”, dice il tribuno. “Vuoi rimanere su Patmos?”. Un indugio. Qui non esistono delle feste per gli dèi, nessun anfiteatro e nessun … “Rimango!”. – “Così ti posso ancora assicurare che in questo luogo tu sei il comandante. Ecco il privilegio. L’ho scritto io, ma guarda che cosa mi ha dato Cesare”. Quanto ci si stupisce di tanta libertà che Cornelio ha ricevuto.

                    29.                  Egli può operare per il tratto di costa, anche per la Giudea, al posto del suo imperatore. Il prossimo imperatore annullerà questo; solo che allora Cornelio non vivrà più, e molte cose cambieranno. Si tiene una piccola festa, durante la quale Nicodemo tiene una predica sul ‘vero’ Dio a tutta la gente che è intervenuta. Alla fine parla Giovanni; i pirati che non sono più incarcerati, ascoltano stupiti. Ecco ciò che dice il veggente di Dio:

                    30.                  “Cari amici degli uomini! Davanti al mondo io sono un prigioniero, davanti a DIO un uomo libero e – viceversa: dal mondo sono totalmente libero; esso non mi offre più nulla – il mondano della vita, intendo dire. Ma catturato in Dio, avvinto dalla Sua mano amorevole e assistito da LUI, così com’è venuto un aiuto a voi pirati presso di noi, anche mediante l’Amore di Dio. È questo che manca alla maggior parte degli uomini. Ci vuole ancora molto tempo finché la ‘Luce del santo Amore conciliante’ venga portata a tutti gli uomini; solo l’inizio è fatto. Io ve lo voglio rivelare.

                    31.                  Dio è venuto come un Uomo da noi in questo mondo, lì, dove sono nato anch’io. L’ho conosciuto come discepolo, ma più tardi molto precisamente, quando Egli dalla Magnificenza della Sua Volontà andava con la Sua Dottrina e con le Sue Opere. Io ero il Suo discepolo, il più giovane tra una schiera fedele che, per tre anni, sono andati con Lui attraverso il paese, da nord a sud, da est ad ovest, il paese che era stato promesso al patriarca Abramo [Gen. 13, 14].

                    32.                  Il Signore ha soccorso, ha confortato ed esortato ovunque; sono avvenuti miracoli che nessun uomo mai potrà compiere. Il tribuno lo può testimoniare”. – Cornelio va da Giovanni ed esclama distintamente: “Questo è vero; io L’ho riconosciuto e lo testimonio: ho visto e udito molto, ed ho seguito la Sua Dottrina. Egli era DIO, che io, un piccolo, povero uomo, ho potuto incontrare. Credete, cara gente, a tutto ciò che ha da annunciare il veggente di Dio!”.

                    33.                  È ancora così: quando un grande nel mondo testimonia, allora è riconosciuto. Giovanni è un estraneo per la gente; soltanto la sua benevolenza ha stabilito il contatto, così che ci si lascia aiutare volentieri. Non è andato molto oltre. Ora, tuttavia, in cui il grande romano che si rispetta… Essi non sanno che i tre non sono strettamente giudei di nascita. Maria è stata generata dai genitori Gioacchino e Anna come dal Cielo, e i due uomini non appartengono alla Giudea, ma soltanto al popolo d’Israele. E dall’‘Israele spirituale’ si deve dapprima ascoltare la Dottrina. Più tardi.

                    34.                  “Ti ringrazio, nobile romano”, dice Giovanni, “hai stimato pubblicamente per vera la mia testimonianza. Vedete, cara gente, intendo anche voi pirati, se volete riconoscere, certo non è facile, allora credete che DIO è venuto per portare il Suo Aiuto superiore. Per ora non vi si può ancora dire tutto”, – della croce di Cristo e per quale ragione è avvenuto il Golgota, – “ma ora chi vuole e vorrebbe servire Dio, l’Altissimo, obbedirGli e amarLo, lo voglio istruire, ed egli troverà la Pace del mio Dio.

                    35.                  Noi abbiamo, dal tempo antico del popolo, lo Scritto che rivela che questo Dio UNICO era sempre venuto, che uomini fedeli, come lo sono stati Enoc, Abramo, Mosé, i profeti e altri, Lo poterono vedere, Egli parlò con loro come parla un caro Amico con i suoi amici; di più: come un affettuosissimo Padre con i figli! Ed è questo che noi vogliamo diventare: figli di Dio.

                    36.                  Qualche adulto potrà pensare: figlio? Sì, secondo il corpo noi siamo adulti; se la nostra anima, se il sentimento lo sia altrettanto, se ne può dubitare. Non andiamo via da questo mondo quando la morte bussa alla nostra porta?! Che cosa rimane del corpo?!

                    37.                  Che cosa rimane indietro di lui, nel quale dimora la nostra anima? Lo spirito che DIO ha dato?! Se Egli è il Vivente, che era in eterno, lo è e lo rimarrà, allora anche il nostro spirito deve essere vivente. Oh, esso non è incorso in nessuna morte! Se non lo fa, cosa che sarebbe facilmente da comprendere, allora dopo una morte corporea e senza la nostra carne, lo spirito insieme all’anima deve continuare a vivere [Giobbe 19, 26]. Questo accade solo con DIO, il Creatore della vita, che non deve essere scambiata con l’esistenza sulla Terra.

                    38.                  Noi passiamo e peregriniamo, provenienti da Dio e ritorniamo a Lui. Questa è la cosa più meravigliosa dalla Sua pienezza, dalla quale possiamo cogliere Grazia su Grazia [Giov. 1,16]. Non costa nulla, i doni di Dio sono dati magnificamente liberi! L’unica cosa che ci sarebbe da aggiungere, è: ‘L’amore per Dio è che noi osserviamo i Suoi Comandamenti; e i Suoi Comandamenti non sono gravosi!’ [1 Giov. 5,3]

                    39.                  Noi non facciamo differenza tra questo e quello”, a questo punto qualcuno fa cenno col capo, “quei romani che hanno trovato il Signore, fanno tale e quale all’amico e al nemico. Il Signore, infatti, ha insegnato questo: ‘Se siete amorevoli solo verso i vostri fratelli, che cosa fate di speciale!’. [Matt. 5, 47].

                    40.                  Non era questo meraviglioso? ‘Egli stava su un monte, migliaia erano intorno a Lui. Ognuno sentiva la Sua Voce, ammonitrice, seria e grave. Parole per i figli di questo mondo; e l’Universo stava ad ascoltare’. Che cosa significa questo? Guardate di notte al firmamento, ‘il contrassegno del Creatore’, sul quale splendono tutti i Suoi Nomi! Noi non possiamo leggerli, ma spiritualmente essi splendono giù dalle innumerevoli assai meravigliose Creazioni.

                    41.                  Sul nostro mondo esistono gli esseri viventi – noi pensiamo solo a noi uomini – queste meravigliose opere, create da Dio, dovrebbero essere spazi vuoti? Dove rimarrebbe l’Onnipotenza del Dio Creatore se essa fosse limitata soltanto su un mondo, sul quale viviamo noi, senza conoscerlo (a quei tempi)? A parte i nostri cari romani qui da noi, voi dell’isola che vivete semplicemente e modestamente, comprendete queste Rivelazione più dei grandi di questo mondo”. – Cornelio pensa a Cesare. Egli poteva leggere la mancanza di comprensione nei suoi occhi, come sovrano, copriva il ‘lato debole’.

                    42.                  Giovanni sa che mai lascerà Patmos. A lui va come al capitano, per vero in un altro modo. “Chi si dichiara pronto”, continua a dire, “ad accogliere l’Amore di Dio, così che unisce la Sua Dottrina e la volontà di ciò che dobbiamo fare e non fare, ha superato l’inizio di questa via.

                    43.                  Un inizio è la parte più difficile. C’è da superare del vecchio: la fede negli dèi! Essi vengono bollati in maniera umana, cattiva o talvolta anche buona, con invidia oppure lottando l’uno contro l’altro. Nella fiacchezza dei pensieri e costruendo su questa, che cosa ‘si’ insegna la gente, è risultato che di tutti gli dèi non si sa più quale si deve servire meglio.

                    44.                  Che i romani siano caduti vittime di un’illusione, i nostri amici lo hanno smentito. Ma tutti i popoli che credono in molti dèi sono esposti all’illusione. Da tempi remoti sorse un giorno la conoscenza ed ‘era stupenda’; infatti, un Dio doveva aiutare! Ora, chi non è venuto a sapere altro, ma è di buon cuore, di animo caritatevole e gentile, costui è altrettanto sulla giusta via e trova ancora l’UNICO DIO, Creatore del Cielo e di tutti i mondi.

                    45.                  Così è avvenuto con voi, cari amici degli uomini. Sì, posso dirvi dalla Forza del Signore, al Quale io appartengo: non sono stato guidato da voi invano! Da dove il tribuno doveva sapere che qui esistono uomini pronti per la Luce? Chi ordinò a lui di portarmi qui? Non poteva essere un’altra isola? Oppure Roma?

                    46.                  L’Altissimo ha previsto la mia strada! Il Salvatore ha suggerito il pensiero a Cornelio, ed egli ha seguito la Voce. Questo testimonia quanto lui è fedelmente unito col Signore. Voi pescatori avevate desiderato che egli potesse rimanere presso di voi; voi non sempre siete andati d’accordo con i legionari. Questo si rimedia! Anche il nostro comandante si è convertito. Egli sarà un fedele custode di quest’isola. Ora voglio concludere con le Parole del nostro Dio: –

«Amate i vostri nemici; benedite coloro che vi maledicono;

fate del bene a coloro che vi odiano;

pregate per coloro che vi offendono e perseguitano,

affinché siate figli del vostro Padre nel Cielo;

Egli, infatti, fa sorgere il Suo Sole sui cattivi e sui buoni

e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti»”.

[Matt. 5, 44-45]

                    47.                   L’alto flusso di Luce procura un buon silenzio. Per la gente di Gesù è sentito pieno di devozione, per tutti gli altri è sentito pieno di presentimento. È riconosciuto che un ‘buono’ si occupa di loro. Anche i pirati si guardano in silenzioso accordo: noi rimaniamo qui. Cornelio, che si trova ancora a fianco del discepolo, parla per primo:

                    48.                  “Giovanni ha ragione quando parla dell’illusione di molti dèi, alla quale anche noi siamo caduti vittime. Se esiste un Universo, una Creazione, allora esiste anche soltanto un DIO! Io non dico: gettate a mare i vostri dèi se non siete capaci di credere nell’unico Dio. Senza una fede l’uomo è una foglia staccata, spinta qua e là dal vento, finché alla fine appassisce al suolo e muore.

                    49.                  Si può ben credere alle Forze, perché Dio crea con molte Forze. Uomo, animale, natura e ogni cosa ha bisogno di differenti forze. Un piccolo fanciullo è facile da portare, con quelli più grandi si ha bisogno di forze maggiori. In ciò vedete che i vecchi dèi, presso di noi, sono da eliminare come foglie appassite. Il veggente di Dio v’insegnerà a trovare il vero Dio, come ho potuto trovarLo io e imparare a credere in Lui”.

                    50.                  All’improvviso ha un’ispirazione. Egli mostra la torre. “Quello è un baluardo contro il nemico. La fede nel Salvatore per noi è un baluardo contro tutto ciò che ci vuole assalire di sorpresa. Qui s’intende di più, l’interiore. C’è anche da pensare all’esteriore. Costerà parecchie fatiche mantenere la pace su quest’isola. Allora pensate: DIO è il baluardo più potente contro tutti i peccati, viltà e malignità di questo mondo! Incontriamoci nella torre come simbolo: noi siamo protetti in Dio, circondati dalla Sua Forza, e niente di esteriore potrà disturbare la solennità. Chi vuole questo, si presenti da me. E Giovanni saprà che cosa dovrà ancora avvenire”.

                    51.                  Inatteso – questo non si riteneva possibile – si avvicina un pirata. Egli zoppica, si riconoscono i suoi dolori. “La donna”, dice, “la donna pura mi ha vinto. Quando l’ho vista, voi la chiamate Marana (Maria), allora ho capito che esiste qualcosa di meglio che andare in cerca di rovinare. Io, se posso – mi presento per primo. Io voglio …”. – S’interrompe. Maria gli stringe le due mani, Cornelio è molto orgoglioso per pura commozione, Nicodemo si rallegra, e Giovanni…? Egli abbraccia il predone, il cui volto non mostra nessuna fredda rudezza. Lo si era notato perché aveva poco di male in sé. Giovanni alza la mano e tutti ascoltano.

                    52.                  “Tu sei stato raccolto dai pirati, e ti proponesti di ricambiare ciò che ti era capitato. Non pensavi che una vendetta non fosse da restituire a coloro che non avevano causato la tua sofferenza. Racconta come sei arrivato dai predatori dei mari. In ciò, ognuno potrà imparare a fare del bene e ad evitare il male”.

                    53.                  “Oh”, s’intromette Venitrius, “Io lo avevo osservato e pensato: come si trova costui in questa banda? Il suo sguardo era sempre come coperto”. – “Sì”, fa cenno costui col capo, “era troppo difficile di …”. – “Parla pure”, lo invita anche il comandante. “Ora sei sotto la mia protezione”. – “Anche sotto la mia”, dice Giovanni. Allora il giovane si fa animo.

                    54.                  “Ero un figlio di molti, il più giovane, eravamo forse diciotto. Colui che dovevo chiamare padre ci dava più botte che pane. La madre era sfinita, cosa che era comprensibile, e finora l’ho custodita in me – nei pensieri – in…”, – non sa più dire: ‘in amore’. E ciononostante in lui è esistente per questo un sentimento.

                    55.                  “I figli più grandi un giorno furono semplicemente cacciati via, due o tre poterono rimanere. Allora avevo circa cinque anni, mi portò al mare e gridò: ‘Dentro, portami un grosso pesce!’. Mi minacciò con due pugni. Soltanto più tardi compresi che lo facesse con intenzione. Con l’alta marea fui spinto fuori, lo vidi ancora una volta alla riva e – lo udii – ridere, ridere.

                    56.                  Che cosa erano le mie deboli forze contro la potenza delle onde? Allora venne verso di me un asse; mi aggrappai e con esso mi spinsi lontano sul mare. Per quanto tempo mi sostenni, non mi resi conto. Sentii ancora come se un paio di mani mi afferrassero. Come fanciullo mi andò bene in rapporto a ciò che dovetti subire da quest’uomo (il padre)”. Il giovane lo esprime con disprezzo. “Un po’ alla volta riconobbi presso chi mi trovavo.

                    57.                  Allora mi afferrò l’ostinazione: ‘Bene, con i pirati mi posso vendicare!’ Agli uomini ho fatto sempre la cosa peggiore, volentieri andavo attorno alle donne; nonostante tutto pensavo alla madre. Lei dovette piegarsi all’uomo maligno. Lui la batteva molto spesso. Divenni sempre più duro; davvero cacciato in mare con intenzione ‘perché così potessi annegare!’. Oh, se incontrassi quest’uomo (il padre), non so che cosa gli capiterebbe poi da parte mia!”. Odio immenso inonda questo giovane pirata del mare. La luce è come spenta.

                    58.                  Si è scossi. Un pirata conferma come si tirò fuori dell’acqua ‘il fagotto quasi morto’. Il comandante dice digrignando: “Costui lo appenderei al più vicino albero, così che potesse morire lentamente dopo molti giorni!”. Perfino il tribuno ancora una volta va in escandescenza: “Non so che cosa gli farei io! Un fanciullo – o Giovanni, perché esistono uomini così cattivi? Perché ha Dio …”.

                    59.                  “Fermati, fedele amico!”. Il discepolo di Gesù respinge i pugni del tribuno e li apre lentamente, così come i piccoli pugni di un fanciullo. “Vi comprendo bene; perfino Dio, siatene certi! EGLI ha già fatto i conti con lui, costui non vive più”. Quell’immagine che lui vede, è da tacere per amor della buona Dottrina, e perché lui – Giovanni – possa portare agli uomini un PADRE. Dapprima si devono consolidare, prima che imparino a comprendere ciò che per gli uomini è incomprensibile. Il giovane predone domanda:

                    60.                  “Egli non vive più? Oh, questo è bene! Avevo l’intenzione di andarlo a cercare e di – no, non sia più detto!”. Con ciò indica Giovanni, Nicodemo, Maria e i romani. È presente anche Sejananus. “Mi avete vinto; mi sembra come se posso essere completamente calmo, nell’interiore è …”. Egli non sa come lo deve chiamare, perché è colmo di gioia, la cosa più deliziosa che può capitare ad un uomo: ‘La pace di Dio che sorpassa ogni pensiero’ [Filip. 4,7].

                    61.                  D’ora in poi serve il discepolo di Gesù, finché questi vive, anche Nicodemo; e Maria, che presto lascerà Patmos, non la dimenticherà mai. “Possono tutti gli altri”, intende i pirati, “che un giorno mi hanno salvato, essere liberi? Non è vero”, egli si rivolge a loro, “che non volete più andar via dall’isola della pace? Oh, sì, rimanete qui! Deponete il vecchio mestiere! Diventate uomini, come lo sono i credenti!”. Egli ha serbato e percepito la parola ‘credenti’, come se questa fosse qualcosa di buono.

                    62.                  Arrivano tutti, quattordici uomini rudi, il cui intero contenuto di vita era assassinio e brigantaggio. Non credevano nemmeno negli dèi. Un presentimento, come un primo soffio di primavera, passa nelle loro anime tenebrose. Si chinano, sollevano le loro mani e anche la gente dell’isola accorre. «Lasciateci diventare una ‘comunità della torre’», esclama un vecchio pescatore, che nello stesso tempo è un pastore. A causa della sua età non può più andare in mare; ma bada a piccoli greggi, è l’ultima gioia della sua vita.

                    63.                  “Hai inventato la parola migliore”, elogia Nicodemo, e Cornelio esclama nuovamente: “Sì, la ‘comunità della torre’, questa deve essere Patmos! Io sono il protettore – per il mondo”, egli riflette. “Il Protettore è il Padre della Misericordia!”. – “O Salvatore”, trabocca Giovanni. “Come hai fatto tutto così bene! Tu ci guidi attraverso le tribolazioni di questo mondo, ma è la Tua Luce, il Tuo Amore, la Tua fedele Mano paterna che ci guida dalla nostra afflizione al porto della tua Pace, verso la Redenzione e – infine al ritorno nella Casa del Padre. Io Ti ringrazio!”.

                    64.                  Regna grande gioia. Chi non era presente, arriva, e la comunità della torre conta subito un paio di centinaia di persone. Il medico, uno schiavo di Atene, non è disposto ad aderire. “Questi sono fanatici”, egli pensa. Un po’ alla volta però sorge anche in lui la Luce. Quale uno degli ultimi prega: “Lasciatemi essere presente”. Una stretta di mano è sufficiente.

                    65.                  Solo la sera, che scende dolcemente, per oggi la comunità si scioglie, dopo che Giovanni ha comunicato ancora una ‘Parola di Dio’.

 

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Cap. 6

Differenti vie – Meravigliose parole di Dio – Uno speciale certificato di successione

Cornelio restituisce i rotoli a Giovanni, il quale, con Maria, ha una visione – Maria è riportata a Capernaum dai samaritani – Passano anni, Cornelio lascia il servizio militare, cede l’eredità, e finalmente fa rotta verso Patmos

                      1.                     Non ho esaminato i tuoi Scritti, e lo avrei fatto volentieri. Tu sei sempre stato con il Signore, vi si troveranno preziosità”. Cornelio è seduto di fronte a Giovanni. Solo Nicodemo e Maria sono presenti. Alla consegna di questo Scritto, che il romano considera estremamente importante, non vuole avere altri testimoni. Non si può mai sapere. – –

                      2.                    “Non ti posso ringraziare abbastanza”, dice Giovanni. “Il Ringraziamento di DIO però ti è assicurato e… la Sua benedizione per l’azione che hai dimostrato con ciò al mondo. Quando il Signore parlava della Sua morte, io ero ben l’unico, forse anche Tommaso, che presentendo sapeva: si avvererà assolutamente, perfino se …

                      3.                    Allora mi venne un pensiero – non lo potevo sapere, intendo umanamente, se si sarebbe potuto realizzare: mi proposi di scrivere un libro [Ap. Giov. 5,1]. Vedevo la Parola e, oltre a ciò: l’Evangelo! Non so ancora se diventerà …”. – “…qualcosa di meraviglioso”, lo interrompe Nicodemo, e Cornelio fa cenno col capo. Maria lo conferma con un ‘sì’.

                      4.                    Giovanni guarda negli occhi fedeli. “Or ora il Signore ha confermato attraverso di voi che ‘esso’ diventerà realtà. Cornelio, non essere afflitto per il fatto che non ci hai dato uno sguardo. Quando tornerai, una parte sarà terminata. A Roma sarai fermato, non imprigionato, non ti adirare! No, l’imperatore vorrebbe di nuovo avere tue notizie. Raccontagli del Signore, taci sul mio scritto.

                      5.                    Colui che siede sul vostro trono è spesso duro, tu stesso lo sai, ma di tanto in tanto la sua anima si muove. Ti accorgerai delle sue ore buone, quando vengono su di lui, allora predicagli ‘il Nuovo Evangelo’!”. – “Ma come lo devo fare, se non ne so niente?”. – Maria lo incoraggia:

                      6.                    “Tu sai più che, nella totalità, i nostri superiori. Hanna, la madre nostra del Tempio, mi aveva riferito del tuo sogno. Appena ti era possibile, venivi dal Signore, Lo ascoltavi, hai visto quello che Lui ha fatto. LUI stesso è l’eterno-vero Evangelo. Egli lo mette nel cuore a quelli che lo possono annunciare in maniera genuina. Tu parla di cosa hai udito e visto, allora questo è l’Evangelo. L’imperatore non ha bisogno di più”.

                      7.                    Cornelio emette un sospiro di sollievo. “Sapete, quando si tratta dell’Altissimo – il Salvatore è per me l’Unico-eterno DIO di santa sublimità, – allora temo di fare qualcosa di sbagliato”. Nicodemo pensa alla sua vicissitudine. “Io ho anche pensato: quanto sei piccolo tu, piccolo uomo, e ciononostante il Signore si è abbassato a me; con un Amore senza eguale Egli mi mostrò il mio sentiero.

                      8.                    Dinanzi a LUI ero io certo un nulla. Quando pensavo così, Egli m’imponeva le Sue Mani e diceva: ‘Guarda a Colui che ti fece essere, che ti diede spirito e anima e – che parla con te, come un padre con il figlio!’. Allora mi lasciava solo. Lo seguivo con lo sguardo a lungo, finché veniva l’aurora. Non solo quella della natura, no – sorse l’aurora interiore. Da allora Gli sono rimasto fedele, per quanto un uomo possa preservare l’alta fedeltà”.

                      9.                    “Tu hai difeso il Signore davanti al Consiglio del vostro Tempio”, conferma Giovanni, “tanto che ti si voleva annientare”. – “Era guidato, perché ti imbattessi nella pattuglia che io avevo inviato”. Cornelio estrae dalla sua toga, sotto la quale porta una solida borsa di cuoio, una quantità di piccoli rotoli, tutti scritti fittamente.

                    10.                  “Ecco, Giovanni, è tua proprietà, oppure – si può dire: proprietà di Dio? Se diventa un Vangelo, si potrebbe …”. – “Proprio vero, amico mio!”. Giovanni abbraccia il tribuno. “Deve diventare l’EVANGELO DI DIO, che splenderà più profondamente nella Verità:

                    11.                  chi era il Signore?!

                    12.                  Egli, a causa degli uomini, che mai comprenderanno la cosa più profonda, e questa durerà a lungo prima che si riconosca la piena Luce, si chiamava ‘Figlio di Dio’, e anche ‘Figlio dell’Uomo’. Quest’ultimo significa: ‘Figlio, l’espiazione, la riconciliazione per gli uomini; adesso lo so. Il Figlio di Dio – in persona, si è messo in cammino sulla via nell’involucro quale Uomo’, come Uomo!

                    13.                  Mai due personaggi! Questo significherebbe sostenere la fede negli dèi. Se il Signore proibì la fede negli dèi prima del Suo tempo come Gesù, cosa che deve significare ‘idoli’ [Esodo 20, 3; Isaia 2, 18 ed altri], allora Lui mai potrà testimoniare di Se stesso in un ‘pluralismo!’. Se Gesù fosse un oppure il Figlio di Dio, un secondo personaggio, allora con questo l’unicità di Dio, il Suo ‘IO SONO’, sarebbe annullato”. Lo sguardo del veggente va in una lontananza sconosciuta. “Si stravolgerebbe ancora di più. Meno per cattiva volontà, più per superficialità del pensiero, dal momento che si pensa di insegnare anche allo SPIRITO come ad una Persona vera e propria.

                    14.                  Il Signore ha sempre predicato del ‘Padre, come l’eterno Spirito’:

Dio è Spirito e coloro che Lo adorano,

lo devono adorare nello Spirito e nella Verità!’ [Giov. 4, 24].

Se Lui ha insegnato questo così chiaramente, come si può nominare Dio e Spirito come fossero due Persone? Una cosa è certa: ogni inganno, provocato coscientemente o incoscientemente, – DIO un giorno con questo metterà ordine! Quando i tempi della materia si adempiono, l’oscurità va alla fine; dove però l’oscurità ottiene pressoché la supremazia – su questo mondo, nulla può tuttavia strapparsi più rapidamente, come una corda troppo tesa! Questo accadrà allora con l’oscurità!”.

                    15.                  Gli occhi di Maria splendono, lei segue meglio di tutti una visione. Allora dice: “Il Salvatore ha vinto l’oscurità con la Sua croce ed ora – oh – ora vedo un’immagine”. Gli uomini tendono gli orecchi. Maria si dirizza un poco in alto.

                    16.                  “Un vestibolo (il Santuario) e un alto Seggio [Isaia 6,1], davanti, un altare, e su questo, molti segni, anche una croce”. Rabbrividisce, se pensa alla cosa orribile che successe. “Oh, essa è circondata da una corona di raggi, in cui risplende Pazienza e Amore!

                    17.                  Davanti alla croce si trova un Calice. Ahimè! ‘Non devo io bere il Calice?’. Dio non lo ha bevuto solo nel mondo, non ha eretto solo qui la croce come segno dell’Atto riconciliante della Redenzione. Poiché c’è un tempo, non misurabile, io sento soltanto, come delle Eternità si congiungono, diventano una sola cosa per il ‘TEMPO!’. È …”. Maria non può più spiegare, rimane riservato al veggente di Dio interpretare il significato della visione.

                    18.                  Egli parla del ‘Lustrum di Dio’, che il Santo come supremo sacrificio espiatorio ha previsto, quando tutti i figli giacevano ancora in Lui. E ancora, quando allora la prima figlia s’innalzò e, con ciò, il Sacrificio espiatorio possedette già la sua validità, anche se diventava l’ultima fase (Golgota) per la materia ancora veniente. Commossi si ascolta quest’immagine; adesso soltanto si comprende veramente il sacrificio di Gesù: Getsemani e Golgota.

                    19.                  Dagli occhi del romano scorrono alcune lacrime. “Anche per me”, gli passa attraverso il cuore, “è successo!”. La commozione aumenta – l’immagine, l’interpretazione mediante Giovanni, la grande visione nel ‘Mistero di Dio’ [Efes. 1,9] – dura a lungo, finché i quattro uomini riescono di nuovo a riprendersi.

                    20.                  La notte è avanzata. “Ora porto a casa Maria”. – Cornelio si alza per primo. “Il Signore mi riconduca indietro. Forse qui potrò trovare l’ultima pace”. Si comprende bene lui, il romano una volta fiero, che ha rimosso in sé tutto il mondano. – “È indifferente”, dice dolcemente Giovanni, “dove troviamo il nostro ultimo riposo terreno. Di noi, nulla rimane indietro nel mondo. Tu pensi quanto ti sarebbe delizioso se qualcuno tenesse le tue mani appena abbandoni questo mondo”.

                    21.                  Quando escono dalla porta, c’è accovacciato davanti un uomo. La luna illumina il suo volto. Voleva vegliare e si è addormentato. È il giovane predatore, si era trascinato fin qui. Adesso si sveglia spaventato. “Io volevo …”. – Egli non ha ancora superato del tutto la paura del tribuno. Non si può pensare di lui che voleva origliare, per…

                    22.                  Cornelio domanda: “Che cosa fai nella notte davanti alla nostra porta?”. – “Ho giurato”, dice sommesso, “di vegliare sul veggente di Dio. Non si sa come gli altri la pensano…”. Non si fida di certi pirati, sulla nave ne ha visto troppe. – “Questo è molto lodevole. Vedi, però, caro giovane amico, noi stiamo nella Mano di Dio e sotto la Sua protezione. Puoi vegliare più tardi, quando starai di nuovo in piedi. Vieni, ti porto indietro”. Con delicatezza solleva il ferito. – –

*  *  *

                    23.                  Pronti per la partenza. La galea dondola lievemente al vento e sventola il vessillo del tribuno. Sulla cima dell’albero maestro splende l’elmo dorato. Il bagaglio, anche le poche cose di Maria, sono già state ben ormeggiate la sera prima. Sono radunate molte persone. I legionari, agli ordini dal comandante Cronias, rendono al tribuno il saluto d’onore: le spade tintinnano agli scudi. Tra loro c’è qualcuno che si è lasciato convertire anche per il Signore.

                    24.                  Nicodemo e Giovanni dall’altra parte salutano ad alta voce. Cosa che però mai viene concessa – Maria guarda giù, dove gli schiavi sono seduti sulle dure panche in attesa della battuta, per abbassare i remi in mare come fosse un solo uomo. Lei fa cenno amorevolmente ai poveri uomini, i quali sono credenti nonostante la dura sorte, senza prospettiva della liberazione. Cornelio non li può liberare, se non vuole essere condannato. Chi provvederebbe allora per loro? Così essi hanno certamente qualcuno che li provvede per bene. Oggi si adoperano particolarmente per raggiungere presto e nel miglior modo Tiro con la ‘cara Signora’.

                    25.                  “Il Signore vi benedica!”. Giovanni solleva le mani. – “Grazie! Il viaggio sarà quindi felice”. Le assi sono ritirate, un ordine: sessanta remi si abbassano, la nave acquista velocità. Si arriva presto a Tiro. Cornelio si cerca della buona gente, noleggia anche dei robusti muli con una lettiga, v’inserisce ancora alcune pelli, affinché Maria possa viaggiare meglio. Il reparto è sottoposto al decurio Scubatus che sosta a Tiro.

                    26.                  “Porta la nostra cara signora a Capernaum ed aspetta finché non si è ordinato tutto per lei. Spero che non la si molesterà più. Tu ritorna qui; io devo andare a Roma”. – “Come si può fare del male ad una donna simile?”, domanda Scubatus. “Sai, tribuno, ovunque ci sono belle donne; ebbene, ne ho anche tenuto qualcuna tra le braccia. Questa Marana però…”. – “Si chiama Maria”, corregge Cornelio. – “Non importa il nome, ma il volto. Questo m’incanta il cuore”.

                    27.                  “Non farti venir la voglia”, minaccia seriamente Cornelio, “e che nessuno la ‘tocchi’! Lei è una donna pura e...”. – “Lo so, tribuno! Io la custodirò come mia figlia”. Scubatus lo può dire, è anziano di servizio, egli tiene ben disciplinato il suo reparto. “Per questo ho scelto te”, è elogiato, “e ricordati: questo è un incarico onorifico, davanti a… Dio, Dio che tu ancora non conosci”.

                    28.                  “Uno nuovo?”. – “No, esiste soltanto quest’Unico Dio! Tutti i nostri dèi sono solo fantasmi. Va bene, più tardi una buona volta, decurio, te lo spiegherò”. Costui increspa scettico la fronte, cosa che non si può neanche aversela a male. – –

                    29.                  Maria arriva sana e salva dai samaritani; è portata nella loro casa. I romani che,– a causa della nazionalità – si odiano, sono accolti amichevolmente. Essi hanno di nuovo portato la madre di Gesù. Inoltre i samaritani non sono così orgogliosi come i giudei. Maria è chiamata di casa in casa, ognuno la vuole avere una volta. La si ama, ma non la si venera. La venerazione tocca solo al Signore, di Cui si sa: Egli era – Egli è Dio stesso. – –

*  *  *

                    30.                  Anni passano nel paese. Caifa è sprofondato nella pazzia, Hannas è morto, i rimanenti del Consiglio del Tempio non ci tengono ad importunare Maria. LUI è pur morto, Lui deve essere dimenticato. Non tutti i templari la pensano così. La semenza che il SIGNORE ha sparso, accennata meravigliosamente nella parabola [Matt. 13, 37], prima o poi germoglierà; e chi vuole, raccoglierà grano invece che cardi.

                    31.                  La situazione nella Giudea s’inasprisce. Delle insurrezioni sono represse. Maria vorrebbe volentieri rivedere i luoghi: Betlemme, dove le accadde il miracolo più grande, e – il Golgota. Glielo si sconsiglia. Allora si domina. “Tutti questi luoghi sono viventi in me; non si ha bisogno dell’esteriore, quando si possiede l’interiore”. Una grande pace subentra in lei; e tutti coloro che ora diventano ‘cristiani’, di tanto in tanto si riuniscono. Qualche volta arrivano anche i discepoli, due o anche di più. Allora sono ore di festa che Dio dona loro. – –

                    32.                  Cornelio deve far visita spesso all’imperatore a Roma, il quale è malaticcio, ed ascolta meglio tutto ciò che sente di GESU’. In verità, ciò non lo tocca profondamente nel cuore, – tuttavia qualcosa rimane attaccato. Per questo il tribuno trova a Roma qualche orecchio aperto, e la ‘semenza’ cade su buon terreno. Talvolta però anche lui sospira:

                    33.                  “Signore, è poco ciò che Ti posso offrire! Vorrei volentieri che tutta Roma giungesse alla conoscenza e ci fosse pace in tutto il vasto mondo. Ora sono soltanto alcuni che posso portare come ringraziamento per il Tuo Amore. Perdona, perché i miei doni sono magri”. Allora gli sembra come se una Mano mite gli passi sulla fronte, e non è un’illusione – egli sente, ciò che si riflette nel suo interiore:

                    34.                  «Figlio Mio, sono soddisfatto di te. Il mondo non può crollare in una volta; Io lascio crescere la gramigna tra il Mio grano [Matt. 13, 23-30]. Quando viene l’ultimo taglio del raccolto, allora coloro che sono gramigna, saranno strappati, portando loro molti dolori. Questi dolori guariranno le anime loro!

                    35.                  Sul Golgota ho messo alle tenebre il suo grande ‘Alt’! Non pensare che non sia così, che la cattiveria non fosse morta. Giustissimo! Su questo mondo, il più basso di tutti – perciò Io sono venuto qua – il male prolifererà come la gramigna. Quello però che cresce, va incontro alla sua fine, così come un uomo che diventa vecchio e tende alla tomba. Il male è da estirpare con la radice, e questo accadrà alla fine di questo mondo!

                    36.                  Esso è la parte più bassa della materia, ed Io sono disceso nel più basso. Per il mondo, perfino nato in una stalla! Sono venuto dai poveri, dai peccatori; non ho portato nulla con Me che appartenesse al mondo, solo la veste che copre il corpo. Non avevo nessuna borsa né denaro, nessun bastone come sostegno. La Mia PAROLA era il bastone con il quale Io pascolavo i Miei greggi. Entrambi, Cornelio, i buoni e i cattivi [Giov. Cap. 10]. Quindi sii consolato, e vedi, Io ti benedico!».

                    37.                  Il romano è assai profondamente scosso. Adesso, è solo, non ha bisogno di vergognarsi. Oh, sì – mondanamente: che cosa? Un tribuno, e piange? Si riderebbe di lui e nei vicoli lo si segnerebbe con le dita. Brevemente sorge d’improvviso il pensiero: “Ah, per conto mio lo veda chi vuole, che cosa me ne importa! Ho la mia isola della pace, là posso sempre fuggire, per dire ‘addio’ al mondo!”. L’imperatore invece non lo lascia ancora andar via.

                    38.                  Dopo aver esaurito il torrente di lacrime, si siede al suo tavolo e mette in iscritto le parole. “Come si rallegrerebbero Giovanni, Nicodemo e gli altri. Se soltanto fossi già là!”. Ordina ancora la sua casa. Aiuta ad ottenere la liberazione degli schiavi meritevoli che devono dirigere il tutto, com’è d’uso nelle case dei ricchi di Roma. Compila i rotoli, in un momento giusto del suo imperatore li fa autenticare. Nomina un amministratore, il quale è diventato anche lui un cristiano, e gli ordina:

                    39.                  “Dopo la mia morte sarai il mio erede. Tu però accoglierai i cristiani, qualunque cosa accade! Chi qui cerca protezione e aiuto, dovrà aver rifugio. Non hai bisogno di prestare un giuramento mondano; esiste un ‘giuramento divino’ [Gen. 22, 16], e questo è santo. Chi giura in questo senso – come lo ha fatto DIO, non lo può, a dir il vero, nessun uomo, – si è unito con DIO. Chi lo mantiene, ha la benedizione di Dio fino alla fine della vita; chi infrange il giuramento, morirà nei suoi peccati!”. L’amministratore s’inchina profondamente e dice:

                    40.                  “Signore, io presto questo giuramento divino! Soltanto una cosa”, sussurra all’orecchio di Cornelio: “Se il prossimo imperatore che sale al potere, appende i suoi stessi romani? Se lui oppure anche il successivo ci perseguita? Che cosa dovrà essere?”. – “Allora sei libero dal giuramento, perfino dinanzi a Dio! Finché puoi, però, mantienilo!”. Sguardo si abbassa nello sguardo, e questo vale più che una qualsiasi parola.

                    41.                  Cornelio scrive per esteso il certificato di successione sul suo completo patrimonio e lo fa subito autenticare dal competente senatore. Come liberato da un grave peso, così si dilata il suo petto in un profondo sospiro: “Presto sarò libero!”. Ora ha il permesso di partire. Un ordine, che frattanto deve essere consegnato, gli impedisce il viaggio direttamente verso Patmos. C’è di nuovo fermento in Siria. Sono già state inviate delle truppe. Il tribuno deve ispezionare e inviare il rapporto all’imperatore, per iscritto. Perciò Cornelio non ha più bisogno di ritornare a Roma.

                    42.                  “A te, mio Cirenio, è andata pure così. Saresti rimasto volentieri con il Signore, avresti rinunciato alla tua posizione; ma Egli stesso te lo sconsigliò e disse che come Quirino avresti potuto fare molto del bene. Lo hai fatto! Io ti ho emulato e mi è sempre andata bene. Poi abbiamo trovato il Signore”. Cornelio riflette a lungo. Talvolta emette un sospiro quando vede che cosa ha fatto di sbagliato; ma poi si rallegra nuovamente per le molte belle cose, ma in particolare perché ha potuto amare GESU’.

                    43.                  La stessa sera gli è portato a casa l’ordine: ‘Partire subito!’. Molte galee, stipate di legionari e la sua stessa, sono pronte per la partenza. Nella notte si reca ancora al porto, dove brulica di uomini: militari, qua e là un civile, delegati dell’imperatore, i quali devono fargli la relazione di tutto. Cornelio ha fortuna, essi sono amici, i legati.

                    44.                  La ‘Cornelia’ va avanti, le altre in coda a forma di ventaglio. Questa volta il mare è libero dai pirati, l’ultima azione ha spazzato via un loro grande covo. Inoltre c’è un leggero movimento delle onde. In tutte le vele c’è una brezza, verso Oriente, dove le navi tracciano i loro solchi, cosa che rende più facile il remare. Si fa rotta per Sidone. Il comandante del luogo accetta con piacere i rinforzi. Così – ancora una volta – qui è ristabilita la pace. Roma pensa: per sempre! Oh, no! Ogni potenza mondiale resa troppo grande calpestando, si scava con ciò la sua stessa fossa, prima, adesso e più tardi. Chi vuole però saperlo…?

                    45.                  Cornelio sa attenuare qualche severità imposta. Finalmente – può lasciare la Siria. La sua relazione è sottoscritta dal capo dell’esercito. Con questo il tribuno chiede di essere dimesso dal servizio imperiale a causa della sua età. Per sua gioia extra gli sono confermate le dimissioni con tutti gli onori.

                    46.                  Questa volta ha molto bagaglio da stivare. Due decurie lo accompagnano, con quella di Scubatus, la quale ha perfino pregato per questo, essa può rimanere con Cornelio. Come ‘fedele romano’ egli può mantenere cinque decurie; ma a lui ne bastano due. Un manipolo gli dà il saluto d’onore quando la ‘Cornelia’ lascia la riva. Il tribuno, la mano sull’elmo, rimanda il saluto. Si trova in poppa, guarda a lungo la terra; poiché ora – ha cominciato una nuova fase della vita. Una nuova? Sì, certo, ma sarà l’ultima sulla Terra.

                    47.                  Il capitano si rivolge a Cornelio: “Che cosa sarà ora della nave?”. Malvolentieri egli vorrebbe navigare sotto un altro proprietario. – “La Cornelia rimane mia proprietà. Non so ancora se rimarrò del tutto su Patmos. È vero che sono libero dal servizio – ma mi sento in dovere verso Roma, per quanto da vecchio ne sono ancora capace”. – “Mi cade una pietra dalla spalla. Si potrebbe requisire la Cornelia; questo è già successo con altre navi. Da parte mia nessuno ha bisogno di curarsi di noi; per me sarebbe questo molto giusto”.

                    48.                  “Anche per me, Sejananus. Ah, il vento soffia bene”, Cornelio alza una mano per provarlo. “Fa alzare tutte le vele davanti, più tardi anche le altre. Così agli schiavi il lavoro sarà più facile, e noi procederemo velocemente. Patmos, la nostra isola della pace! Oh, io mi rallegro di questo!”. – “Anch’io, essa è solo isolata. I nostri legionari …”. Sejananus alza le spalle.

                    49.                  “Io ho provveduto. L’uomo ha bisogno di un diversivo, anche se si sceglie la vita spirituale. Questo è in relazione con l’esistenza nel mondo. Perfino il Signore partecipò ad un matrimonio [Giov. 2, 1]. Che cosa lì accadde, non lo so; Giovanni sicuramente lo avrà scritto”. – “Fu questo un divertimento mondano per Lui?”. – “Per chi?”. – “Per il Signore! Altrimenti non ci sarebbe andato”.

                    50.                  “Ora hai fatto insorgere una forte nebbia! Non lo crederò mai e poi mai! Chissà perché il Maestro ci è andato. Speriamo di venirlo ancora a sapere”. – “Nebbia – mi sembra come se una ci venisse incontro”. Sejananus guarda attentamente verso ponente. In lontananza un paio di strisce di nebbia si levano sul mare; dei venti le respingono di nuovo ad occidente. Cornelio ringrazia il suo ‘caro Signore’ per questo.

 

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Cap. 7

Il primo capitolo dell’Evangelo – Accenno: chi era Gesù?

La capacità di interiorizzarsi di Giovanni lo porta a comprendere come deve iniziare l’Evangelo – Il ricordo di un primo incontro con Gesù diciottenne, e Cornelio lo incalza per conoscere i primi versi – Nella torre il grande insegnamento di Giovanni a Nicodemo sulla Divinità, sui figli, sulla caduta e necessità della Redenzione sulla croce

                      1.                    Giovanni è seduto nella stanza della torre. Ha già selezionato i suoi rotoli per come sarebbero da proporli. Deve iniziare con un discorso del Signore, oppure con un’azione? Oh, l’inizio, esso deve essere giusto, “anche da noi, sul nostro sentiero della vita”, riflette il discepolo, “non sempre è facile”. Oltracciò per perseguire il cambiamento con cui può mostrarsi un nuovo inizio. – Ma qui, presso il Signore…?

                      2.                    Un ricordo: egli era sulla via per andare dalla madre, a quei tempi diciottenne. Tuttavia, ora lo ricorda così come se fosse avvenuto ieri. Camminava attraverso un prato, dove incontrò un uomo in un mantello bianco, fisicamente non troppo alto, ma così imperante, eminente; quella volta non aveva potuto afferrare completamente quest’impressione. Essa cadde in piena regola su di lui. Non soffocante, oh, no, per lui era come se si sentisse più sollevato.

                      3.                    Con l’avvicinarsi,… quegli occhi, quel volto,… quell’energia,… travolgente e gentile, si sentì come avvolto. E la Parola… una Parola soltanto, su cui lui – del tutto comprensibile – quasi si mise a ridere. «Figlio!», era stata questa la sola Parola, e lui, Giovanni, aveva ancora pensato: Figlio!? Al massimo tu sei di qualche anno più vecchio, potremmo essere fratelli! Egli voleva salutare fraternamente – l’uomo – con il solito: “la pace sia con te!”.

                      4.                    Questo sprofondò, fu come tolto via da senno e cuore, quando EGLI, Colui che ha imparato ad amare sopra ogni cosa, alzò nuovamente la Voce e disse di nuovo: «Figlio!». Che cosa successe – egli non lo seppe precisamente. Cadde a terra improvvisamente dinanzi a Lui, si aggrappò a Lui e Lui cominciò a parlare e a consolare. Giovanni pianse come un bambino.

                      5.                    «Adesso sei il primo che Io chiamo. Non ti meravigliare, tra qualche anno ti sceglierò pubblicamente. Allora tu sarai il quarto che chiamo al fianco Mio [Matt. 4, 21]. Questo significa qualcosa di grande, il cui senso imparerai a conoscere solo a poco a poco. Se ti ho chiamato ‘figlio’, allora sii certo che soltanto ‘un PADRE’ può parlare così! Tu hai pensato che potessimo essere fratelli. Per il mondo può andar bene; veramente, solo gli uomini e i figli della vita tra loro sono fratelli e sorelle; su di loro c’è solo la grande Misericordia del Cuore del Padre [Isaia 63, 15], con cui Egli custodisce saldamente ogni Vita. Anche te!».

                      6.                    “Non so chi tu sei”, aveva risposto Giovanni. «Io sono come te un viandante su questo mondo. Con la sola differenza: Io conosco tutte le vie! Per te verrà un tempo, dove penetrerai assai profondamente nella Sapienza. Allora per te si aprirà la Luce superiore [Apoc.]. Gli uomini la comprenderanno pochissimo; ma IO non do nulla che rimanga buio in eterno! L’uomo ama il velo di Iside, sotto il quale si vuole nascondere, come Adamo dietro un albero. Credi tu che DIO debba dapprima sciogliere il velo per vedere chi cerca di nascondersi sotto questo?!».

                      7.                    Questo fu un peso che oppresse Giovanni. La Sua risposta fu: “Io lo so, nessun uomo può nascondersi davanti a Dio. Tu però lo dici così, come se Tu fossi … no, anche Tu sei un uomo”. Lo aveva espresso titubante, adesso vede ancora chiaramente quegli Occhi, come guardavano giù, su di lui, venendo da una profonda Essenza. – egli sarebbe quasi crollato, se il Signore non lo avesse tenuto fermo. Una tempesta di sentimenti irruppe su di lui. “Tu – Tu sei ...”.

                      8.                    «Ci vogliono ancora alcuni anni, prima che operi in questo paese; allora saprai Chi Io sono! Ora va e taci su quanto hai saputo». Ad un tratto era sparito, come se la Terra si fosse aperta e Lo avesse inghiottito. Soprattutto, questo lo aveva scosso, e quell’unica parola ‘Figlio’.

                      9.                    Lo rivide con due uomini più anziani. Lui, Giovanni, suo fratello e il padre rattoppavano le reti. Il Signore li chiamò. Giacomo[4] stupito alzò gli occhi e chiese: “Ma che cosa vuole costui?”, e continuò a rattoppare. Giovanni gli diede una spinta: “Vieni anche tu, sperimenterai qualcosa che non ti è mai venuto in mente!”. – “Sì? Forse a te?”, lo aveva canzonato il più anziano. Ma egli disse solamente: “Lo conosco, e si deve seguirLo, – come se ci chiamasse DIO”.

                    10.                  Anche il padre aveva pensato: ‘Giovane leprotto, che cosa sai tu di Dio, quando Egli chiama i Suoi uomini?’. Zebedeo aveva pensato con ciò alla morte. Quando il Salvatore stava alla riva così serio e maestoso, anche Giacomo fu afferrato dal Magnete che attira tutto a sé. Egli saltò per primo a terra e disse: “Se hai bisogno di me, io ti seguo!”. Il Signore ne aveva benedetti quattro. Soltanto, Zebedeo disse triste: “Ora sono senza i miei figli, chi mi aiuterà?”. Non poteva farcela da solo con la pesca. E la famiglia, come l’avrebbe mantenuta?

                    11.                  Il Signore consolò il padre: «Tu non sarai solo, poiché lasci andare con Me i tuoi figli – riconoscerai che cosa deve significare, – ti manderò un vigoroso aiutante». E questo avvenne presto. Un vicino, al quale era morta la moglie, d’allora in poi aiutò il padre di Giovanni nella pesca. –

                    12.                  Ora Giovanni siede qui, e non sa ancora come deve cominciare. Il Vangelo non si può introdurre con uno sguardo retrospettivo. Il lato personale deve essere tolto, si dovrebbe subito dimostrare Chi è stato il Signore. Poiché non si rivelò ad un tratto nella Sua Divinità, ma talvolta agiva come se non fosse altro che un Uomo, oppure il Figlio di Dio, questo contrastava le magnificenze di tutta la Rivelazione su di LUI e sui figli di Dio.

                    13.                  ‘Figlio!’, la prima Parola. Più tardi: ‘Io vi dico una Parola’, anche se era un’intera predica. Non è Dio la Parola? Se Egli dà dieci Comandamenti, esprime mille frasi – quindi è sempre una Parola, vale a dire una Rivelazione, come l’Eterno è un Creatore. Con questo si dovrebbe iniziare, subito dopo – in modo tale che … Il cannello della penna è appuntito, lentamente l’intinge nel liquido scuro, come se dovesse ancora una volta riflettere e poi … Il papiro si riempie di righe. Cornelio gliene ha portato in abbondanza.

“IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA!”

                    14.                  Così deve essere! Dio è nel Principio, ed Egli disse: ‘Sia fatto!’ da questa Parola del Signore-Creatore si formò il mondo, oh, – l’Universo. Lui ha bisogno solo di guardare nella volta notturna, allora vede questa Magnificenza del santo ‘Sia Fatto!’. Ebbene, per questo mondo il Figlio, come il Salvatore, un giorno, gli aveva rivolto la parola.

                    15.                  Dio, Parola e Principio, non sono da separare in nulla, una sublime Personalità. È dimostrato, e con ragione il Signore disse di Sé: ‘IO sono la Via, la Verità e la Vita!’. Spesso si definiva ‘Seminatore’. ‘Il Seminatore semina la PAROLA’ [Marco 4,14]. Non aveva nemmeno detto ‘semenza’, cosa che sarebbe stata più comprensibile. Inoltre questo: ‘Se uno osserverà la Mia Parola …’ [Giov. 8, 51].

                    16.                  È vero che Egli parlava anche di una pluralità delle Sue Parole, in ciò si trovava davvero il profondo senso delle molte Opere che Egli ha compiuto come Creatore. Ogni Parola chiamò fuori un’Opera. “Nonostante tutto, devo rimanere nel singolare”, dice Giovanni davanti a sé, e scrive e scrive. Nessun altro passo dell’intero Evangelo fornisce tale somma informazione sull’Essenza di Gesù.

                    17.                  Quando arriva a questo punto dei suoi scritti, che DIO era stato veramente tra loro, qui indugia a mettere la parola ‘Uomo’. ‘La Parola divenne vivente’, non risulta vera. Dio, Lui stesso la Parola, non deve diventare prima vivente, mai nell’Eternità! Ehm, ‘carne’, con la quale l’umano sarebbe da legare, la ‘Vitalità-Dio’ è da mettere nella giusta Luce. Sì – ora però, subito, la ‘Magnificenza piena di Grazia e Verità!’.

                    18.                  Esiste forse sulla povera Terra una magnificenza? Quella che si comprano i grandi – è meno di un’ombra che il giovane Sole sposta come se non fosse mai esistita. Questa non scende nemmeno insieme nella tomba. Solamente, presso Dio –? Oh, essa deve significare: ‘Noi abbiamo visto la Sua magnificenza’, e da questa ‘Sua pienezza abbiamo tutti preso Grazia su Grazia’, parte su parte, finché siamo diventati maturi per comprenderLo totalmente. –

                    19.                  Giovanni mette per iscritto il primo capitolo del suo Evangelo tutto d’un fiato. Quando cala il Sole, grato depone la sua penna. Con la benedizione di Dio, l’inizio è ben riuscito. Ma che prima deve spiegare tutto, lo riconosce solo il giorno dopo.

                    20.                  “Quanto è bene che t’incontro, Giovanni”. Cornelio, che è venuto presto in spiaggia, gli va incontro. Anche il discepolo gusta volentieri il mattino, prima che il Sole sorga dall’acqua. Qui è così meravigliosamente fresco. Lontano, in mare, i pescatori stanno ancora ritirando le loro reti. – “Altrettanto per me è una gioia di vedere te, l’amico, così presto”. Si siedono a riva, dove un’erba marina offre dei posti all’asciutto.

                    21.                  “Sei stato diligente ieri”, comincia Cornelio e, furtivo, guarda Giovanni. Si è cambiato? Oppure egli ha solo… Cornelio: “Posso sapere che cosa hai scritto? Sono venuto e sono stato lì a lungo, tu non mi hai notato, eri così sprofondato. E come devo dire? Spiegami se un uomo durante un lavoro possa cambiare fortemente, intendo nel viso”.

                    22.                  “Questo è assolutamente possibile, secondo ciò che si sta facendo. Con un pesante lavoro corporeo il viso è segnato, proprio per lo sforzo; e quando …”. – “Allora ho visto bene!”, interrompe il romano. “La tua testa era profondamente china, ma potevo ancora vedere il tuo viso. A me sembrava – non ridere di me, tu discepolo di Gesù! – come se tutto quello che scrivevi, fosse leggibile sul viso. Sembrava del tutto diverso dal solito e, come precisamente adesso.

                    23.                  ‘Il SIGNORE siede là!’, pensavo io; eri diventato straordinariamente simile a Lui”. – “Non dirlo, o Cornelio, non dirlo! Nessuno, nemmeno un angelo sublime ha con Dio – che è venuto a noi come Salvatore – una somiglianza. Noi siamo le Sue creature, i suoi figli”. – “Appunto! Ma ho imparato ciò che mi si è rivelato con Gesù: se Dio ci ha fatto, ah, aspetta, questo sta pur scritto nelle Scritture che voi possedete: ‘Dio creò l’uomo ad immagine Sua’. Deve perciò essere esistente una somiglianza”.

                    24.                  “Questo è sicuro; soltanto che, tra somiglianza e identità c’è una grande differenza. Nella forma e, in qualcosa che noi uomini non sappiamo ancora, il Signore ci ha fatto simili a Lui, anche come ad immagine Sua. Ma il volto di Gesù, tutto il Suo modo – no! Mai un uomo, un figlio-creatura potrà somigliare a LUI!

                    25.                  Tu non hai vissuto il disagio raccapricciante della croce”. – “Ben per Caifa che io ero lontano”, mormora il tribuno. Giovanni non ci bada. “Il Signore, il nostro Dio, come diventava sempre più riconoscibile, aveva due volti. Lo potevo vedere chiaramente; perché io ed alcuni altri non siamo stati cacciati via. E tu sai anche il perché?”. – “Come lo devo sapere, se non ero presente?”.

                    26.                  “Noi dovevamo essere testimoni, dato che il Signore smascherava tutti ed è morto come un Uomo. Dovevamo essere smarriti in Lui. Perciò Caifa aveva espressamente ordinato di ammetterci. Se lui avesse saputo ciò che ho vissuto presso la croce[5], mai avrebbe permesso che Maria, un paio delle donne migliori, nonché io potessimo rimanere. Mai!”. – “Da costui mi aspetto di tutto, questa bestia umana! Egli è tutto fuorché un vero sacerdote!”. Cornelio adirato porta rancore.

                    27.                  “Prima, non doveva essere così cattivo. Soltanto quando il Signore rivelò la vuotaggine dei nostri sacerdoti – non in tutti, c’erano di quelli buoni che seguivano volentieri il Signore, soltanto non lo potevano fare del tutto apertamente – soltanto allora egli è diventato così cattivo. La sua vuotaggine era stata scoperta, era stato levato l’intonaco; quale uomo sopporta questo volentieri?”. Cornelio lo interrompe:

                    28.                  “Cirenio, il più vicino a Cesare, nostro superiore, molti ufficiali e funzionari, anch’io, ci siamo dichiarati apertamente per il Signore”. – “Oh, c’è una piccola differenza, con cui il vostro amore, la vostra fedeltà, la vostra sincerità è sminuita al nulla: voi siete la potenza occupante, potevate agire come volevate. Nessuno vi poteva opporre resistenza, nessuno poteva emettere un giudizio su di voi.

                    29.                  Ma i giudei, perfino i galilei, erano subordinati alla legge del Tempio; e tu sai quale potere possedeva un Caifa e tutti quelli che erano asserviti a lui. In ultimo lo hai ancora sperimentato in Nicodemo. È vero che dopo la crocifissione al templare furono tolti ulteriori diritti. Caifa trovò lo stesso degli assassini che dovevano eliminare il nostro amico. Il popolo, da millenni subordinato alla guida che risultava dalla fede, non è in grado di liberarsi dal dispotismo del superiore”.

                    30.                  “Hmhm! Noi, Cirenio ed altri ancora che conoscono la conduzione del vostro popolo, abbiamo ammirato molto voi, discepoli di Gesù. Siete quasi tutti sorti dalla semplicità del popolo, e voi non avete temuto, avete percorso l’intero paese con il Signore e – ah, un momento, tu volevi raccontarmi com’era stato presso la croce, del ‘volto del Signore’. Questo è estremamente importante per me, il resto è secondario”.

                    31.                  “Oh, Cornelio, tu ti sei dato a LUI come pochi del popolo! Hai vissuto alla corte imperiale, hai celebrato le feste degli dèi, sei stato soldato, e altro ancora. Ora sei figlio di Dio”. Lo stesso Giovanni è sopraffatto. Cornelio imbarazzato abbassa gli occhi. ‘Figlio di Dio?’, egli sospira. “Se soltanto lo fossi”. Giovanni prende i pugni saldi nelle sue mani diventate esili. Una dolce pressione. È sufficiente per far cessare il sospiro.

                    32.                  “Quindi ascolta”, dice Giovanni. “Quando il Signore era presso Caifa, Hannas ed Erode, Egli aveva l’aspetto di ogni uomo che è stato condannato a morte. Il tormento aveva segnato il Suo volto. Io ero sempre vicino, affinché potessi un giorno testimoniare. Completamente diverso fu presso Pilato, solo gli altri non lo poterono notare. Gesù aveva due volti: – l’umano e il divino! Quest’ultimo doveva restare velato, perché il volto umano doveva stare completamente in primo piano.

                    33.                  Pilato lo sentiva, si sforzava di essere del tutto corretto, cosa che Roma non sempre è – perdona, Cornelio, a te lo posso dire, – significava flagellare il Signore. Io lo notai, dispiaceva a Pilato stesso; egli voleva strappare ai templari quell’assoluzione che per lui era valida già da qualche tempo. Quando, per bassezza, lo si minacciò di riferire tutto al suo imperatore, non poté fare altro. In quel momento il volto del Signore era come quello nostro, con tutto il tormento. E ciò nonostante – a me non sembrava così, come se il Signore avesse patito per Sé il tormento”.

                    34.                  “Lo credo! Egli ha agito così meravigliosamente, in una sapienza senza pari! Una volta Lo udii domandare ai templari: ‘Chi Mi può accusare di un peccato?’[Giov. 8, 46]. Io pensai: ‘Tu sei Dio, Tu non hai nessun peccato; ma l’uomo… Tu nemmeno una volta divenisti impaziente per l’ostinazione di questa gente, alla quale portasti il meglio di Te stesso’. Questo mi aveva meravigliato troppo. Se guardo a me, come quante volte mi adiravo e…”.

                    35.                  “Questo il Signore lo perdona a noi uomini. Ma sotto la croce – mi opprime amaramente se vedo davanti a me l’immagine, come LUI, che avrebbe dovuto soltanto soffiare, e tutta la Terra sarebbe stata un luogo di macerie, si prostrava sul legno della croce e – e …”. No! Questo con i chiodi Giovanni non lo porta ancora sulle sue labbra.

                    36.                  “E vidi un panno nero che avvolgeva il martirizzato. Non si sentiva nessun gemito. L’oscuro velo venne di nuovo tirato via e vidi lo splendore sul volto di Gesù. Per quale ragione io ero l’unico che poteva vedere questo…? Allo stesso tempo, però, vidi pure la sofferenza del nostro caro Signore, e che il martirio è valso per ‘noi’, per tutte le creature figli, particolarmente per coloro che erano così peccatori. Un romano, un vostro capitano[6] che venne alla riflessione, innanzi tutto attraverso la Parola del Signore: ‘Perdona loro, Padre, Tu Mia Misericordia, perché non sanno quello che fanno!’, esclamò: ‘In verità, questi è un Dio!’.

                    37.                  Quello che successe dopo, la confusione, il tremare della Terra, lo hai già sentito. Proprio allora il Suo volto risplendette nuovamente, esso non si può descrivere”. – “Lo condivido con te”, dice Cornelio sommesso. “Come potrebbero gli uomini descrivere il loro Creatore così come Egli è veramente?! Lo troverei inoltre presuntuoso! A me veniva talvolta in mente, quando mi potevo trovare vicino a Lui: Egli sembra come uno di noi; ed allora mi colpiva sempre un raggio proveniente dai Suoi cari occhi, così che mi dovevo abbassare e riconoscere: ‘Tu non sei un uomo!’.”.

                    38.                  “Per noi, Cornelio, e per tutti i poveri precipitati che si sottrassero dal Regno della Luce, Egli era un uomo, oppure, detto così: Egli si mostrava a noi come un Uomo. Questo perché, affinché il figlio caduto, la Sua prima figlia, non potesse dire: ‘Come Dio a Te è facile agire così e così. Diventa una buona volta per primo un uomo, come Tu li hai creati – cosa che non si accorda nel senso dell’oppositore, – poi vieni e parla con me!’.

                    39.                  Il mistero: Dio e Uomo in Uno durante il Suo Tempo-Gesù! Altrimenti è difficile, amico mio. Quando ieri scrivevo…”. – “Ti ho già pregato di mostrarmi i tuoi scritti”. – “Chiamiamo anche Nicodemo; per gli altri è ancora troppo difficile”. – “Prima facciamo la colazione del mattino”. A Giovanni sta bene, ieri ha mangiato poco, solo così… di passaggio.

                    40.                  Il tribuno ha ingaggiato un figlio del locandiere in Sidone, egli ha portato con sé anche molti utensili, perfino un triclinium per la locanda. Il giovane uomo si è messo all’opera con un fervore ardente, alcuni pescatori lo aiutano; e così è già possibile consumare ogni pasto presso il figlio del locandiere. Regolarmente è portato dalla terra ferma tutto ciò di cui gli isolani hanno bisogno.

                    41.                  Il Sole, che fa splendere d’argento l’acqua, ha svegliato Nicodemo. Ora siedono insieme, anche Sejananus, Cornelio e Scubatus. La sala da pranzo non è finita completamente. Anche i pirati ricevono il cibo, per ora come prigionieri; ma non sono imprigionati. Questo aiuta, affinché si sentano più liberi e si staccano dal cattivo mestiere.

                    42.                  Dopo la colazione i tre romani hanno molto da fare militarmente. Giovanni, Nicodemo e Cornelio sono soli. Si recano nella stanza della torre che è stata attrezzata per il discepolo. Egli prende i suoi scritti. Nicodemo e Cornelio sono molto avidi di cogliere tutto. Anche di comprendere?

                    43.                  In Principio era la Parola, e la Parola era (presso) Dio, e Dio era la Parola”. – Giovanni guarda il sacerdote e il romano. Un pensiero lo assale: come si può comprendere questo? Come interpretarlo. Ha formulato lui le frasi, oppure ci deve essere stato qualcosa che ha guidato la sua penna? Che Cornelio si stupisca è comprensibile, ma la domanda di Nicodemo: “Come s’intende questo?” fornisce la testimonianza che la magnificenza della Rivelazione ha una difficoltà: difficile che l’uomo la comprenda, oppure no – a seconda.

                    44.                  “Lo so”, dice il discepolo, “dovete essere stupiti; lo sono anch’io. Ciò nonostante è chiaro. ‘In’ Principio è l’Infinità-Dio di spazio e tempo. ‘Principio’ qui significa nessun inizio. Dio non ha né un inizio né una fine! Perfino le Sue opere che Egli s’inventa, sono un impulso dell’Infinità. La ‘Parola’ invece è Lui stesso. Già i Pensieri, concepiti dalla profondità della Sua magnificenza, sono le ‘Parole della Sua attività’!”.

                    45.                  “Nei rotoli di Mosè sta scritto: ‘In Principio Dio creò il Cielo e la Terra’. Non sarebbe meglio mettere, invece di ‘in’ un ‘al’?”. – “Non riesco a starci dietro nemmeno io”, confessa Cornelio, “ma penso che, così come lo scrive Giovanni, contiene un profondo senso, senso che soltanto noi incapaci non riusciamo a venirne a capo. Nonostante tutto, mi sento deliziato, come se ci fosse donata la cosa più magnifica. Si deve comprendere subito? Non ci si può rallegrare, anche se la stupida anima sta davanti alla porta chiusa?”.

                    46.                  “Proprio così succedeva a me”, confessa Giovanni. “Avevo bisogno di tempo per cogliere il filo, anch’io non ho riconosciuto tutto subito. E poi –? Hai ragione Cornelio: noi uomini nel mondo non attingiamo nella profondità delle Rivelazioni divine, e nelle Sue altezze giungiamo soltanto quando la nostra vita nel mondo è completata. Così allora è sufficiente che gioiamo della PAROLA che è DIO STESSO”. Egli alza il rotolo e continua a leggere.

                    47.                  “Io lo comprendo bene: tutte le cose sono state fatte attraverso la Stessa, e senza la Stessa nulla è stato fatto”, interrompe Nicodemo. “Lo conferma la visione di Mosè del ‘al principio creò’…”. – “Sì, in Principio erano i Pensieri e la Parola del Creatore, il Quale è venuto da noi come Salvatore. Dopo, Egli formò i Pensieri e la Parola in azione. Oh, in quali? Certamente queste azioni videro i Suoi figli che erano sorti puri nella Luce – la Sua opera più bella! E questo doveva davvero – per lo meno sulle prime, per quelli nati nella Luce – mostrare l’inizio, quindi doveva essere per loro un ‘in Principio’, come il creato essere vivente, figlio o altro, ha e deve avere per sé il principio.

                    48.                  Questa è la differenza che voi potete comprendere”. – “Interpretato così”, esclama Cornelio, “mi è diventato chiaro come il Sole. Ah, Giovanni, quanto magnificamente lo hai interpretato! Sì, se si ha questa chiave, allora non è più troppo difficile aprire la ‘porta’ nascosta dei misteri di Dio”. – “Tu sei un romano e lo hai riconosciuto bene”. Nicodemo non è invidioso, ma triste. Giovanni posa già la mano sul suo braccio.

                    49.                  “No no, amico mio! Tu hai dato lo spunto a scindere la differenza, essa quindi era esistente anche in te. Vedi, con una Rivelazione non è per nulla importante chi può portare e rivelare qualcosa, ma che ci venga data. E questi Doni vengono sempre solamente da Dio, non è vero?”. – “Sono consolato!”. Il sacerdote si asciuga gli occhi.

                    50.                  La Luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno compresa, in verità riguarda il nostro popolo”, spiega Giovanni, “ma dapprima vale per gli sviati. Poiché essi avevano abbandonato la Luce di Dio, divennero tenebra, tenebra che DIO non ha creato. La caduta stessa era tenebra. Questa divenne materia, nella quale il male sperimentò la sua manifestazione.

                    51.                  A questo sono attaccati gli uomini, i quali lo potrebbero sapere o credere. Essi però temono la Luce di Dio, nella quale non esiste nessun nascondiglio. La tenebra non ha compreso l’enorme opera di Dio mediante la croce della Redenzione. Il nostro popolo sta al primo posto. Esso ha ricevuto la Rivelazione attraverso i secoli: il Messia viene!

                    52.                  Certo, nell’afflizione della prigionia poteva ben venire lo smarrimento: il Messia che ci libera da tutti gli altri e ci assegna il dominio su tutto questo mondo. Che cosa però è un popolo? Esso rimane sempre quello, come si è formato? No! Le generazioni vanno e vengono, scendono nella tomba. Che cosa serve allora qui il dominio del mondo?”.

                    53.                  Cornelio si gratta la fronte. Dominio del mondo! Qui c’è ancora Roma, il suo potere, esso si estende così lontano su mare e terra. Egli sa come questo potere mondiale è già minato. Oh, il suo fondamento è diventato marcio, con grandi sforzi si tengono salde le sue colonne, le quali mostrano così tante crepe. I popoli devono esistere; l’umanità, infatti, può esistere solamente nella vita in comune. Giovanni afferra il pensiero.

                    54.                  “Dio chiama la schiera dei figli ‘popolo Suo’, cosa che con i popoli di questo mondo non si lascia ridurre a nessun denominatore. La parte fedele di questo – due terzi – quando Dio rivelò dal Suo Testamento la via che EGLI avrebbe percorso come Redentore, si è preservata la Luce proveniente dal ‘Potere di Dio’, al quale si erano votati. Essi lo avevano capito. Non così la parte tenebrosa, la quale non voleva. Di riflesso l’umanità, la quale cerca sempre di nascondersi davanti alla Chiarezza-Santità del Creatore”.

                    55.                  “Posso interrompere?”, chiede Cornelio. “Sempre; nel discorso libero troviamo nel miglior modo possibile la nostra meta”. – “Sì, è così: esistono davvero molti uomini che, involontariamente, non vogliono comprendere, perché non lo possono. Là manca la facoltà di cogliere qualcosa che per loro è estraneo e oscuro. Dio come classifica questi?”. – “Ben domandato”, elogia Nicodemo, e Giovanni dice:

                    56.                  “L’uomo nella facoltà di comprensione è molto differente. Da dove vengono queste differenze? Le ha fatte la Divinità? Oppure sono sorte dalla via che ogni figlio nato libero può e anche deve percorrere? Se ora Dio non possedesse nessun’influenza sulla via, allora Egli non sarebbe l’Onnipotente, al Quale tutto Gli è subordinato.

                    57.                  La libertà della via non esclude assolutamente la guida di Dio, ma all’interno della guida esiste la libertà di movimento, con la quale si sceglie la via. La disposizione, come inizio creativo, non ha nessun’altra posto che nell’Essenza di Dio-Ur. In ciò è contenuta la meta. Questi fondamenti sono cose sovrane della Creazione che non possono mai essere formate o piegate da un figlio.

                    58.                  Soltanto – tra loro si mostra una direzione e un corso che è lasciato a noi. Noi possiamo camminare lentamente o velocemente, diritto o storto, fermarsi oppure – come spesso – anche guardare indietro, come la moglie di Lot. Ma guardate l’esempio: lei poté guardarsi indietro, ma non fu possibile un passo indietro. Quanto poco possiamo vivere ancora una volta dei giorni passati, così poco ci è possibile fare anche un solo passo indietro – visto spiritualmente. Nel potere e nell’azione del Creatore esiste solo il santo ‘avanti!’.

                    59.                  Dio non ha mai chiuso a chiave la facoltà di conoscenza, data ad uno di più, all’altro di meno. Allora sarebbe un Dio ingiusto! A nessuno potrebbe essere così domandato conto: ‘Che cosa hai fatto con il talento a te affidato?’ [Luca 19, 11-25]. Il nascosto sta già in anticipo della nostra vita, prima che veniamo su un posto del mondo. I rimasti fedeli quindi, anche nella materia, giungono meglio alla conoscenza, perché dalla disposizione hanno mantenuto la loro via di Luce. Negli altri esistono molte differenze, a seconda se hanno rifiutato Dio per cattiveria oppure per la piccolezza della loro costituzione attraverso la prima figlia, la principale seduttrice che essi hanno semplicemente seguito.

                    60.                  Questi ultimi – non tutti – sono coloro che hanno la cosiddetta ‘incapacità di conoscenza’. A costoro ciò non sarà mai messo in conto. Quello però che fanno di male per cosciente cattiveria, la devono pagare! Allora non esistono varianti, e Dio sa bene come deve classificare ognuno. Come uomini non possiamo comprendere le differenze, anche non ce n’è bisogno; tuttavia da ciò possiamo riconoscere il più essenziale, perfino dalla propria capacità, questa il Creatore ce la diede insieme sul sentiero della nostra vita, dall’inizio, quando nascemmo dalla sua Magnificenza”.

                    61.                  “Se mi esamino”, dice apertamente Cornelio, “c’è voluto molto tempo, prima che io venissi soltanto in certo qual modo alla comprensione. Se non ci fosse stato Simeone (del Tempio), uno dei primi angeli (Gabriele), ahimè chi sa in quale angolo oscuro starei ancora oggi”. Un respiro che sembra un profondo sospiro. – Nicodemo sorride lievemente.

                    62.                  “A me succede come a te. Ebbene, a quel tempo ero giovane e inesperto, e credevo di possedere ogni sapienza. Allora Simeone mi accese un lumicino. Senza di lui – chissà che cosa sarebbe stato di me!”. – “Io vi comprendo”, dice Giovanni. “Avevo diciotto anni quando il Signore mi parlò per la prima volta. Senza questo – posso io forse sapere se nella scelta, che valse anche per Giacomo, mio fratello, avrei riconosciuto il Signore e Lo avrei seguito – ?

                    63.                  A noi tre succede come alla moglie di Lot. Oggi guardiamo indietro; ma quale Grazia: non possiamo mai più retrocedere. Allora lasciamoci prendere dallo sguardo retrospettivo della pienezza della Grazia di Dio: noi siamo stati chiamati, e potevamo sentire, potevamo seguire. Può ben il vero e proprio di quest’accettazione venire altrettanto dall’alta Grazia – ma un pezzo di ciò può essere nostro.

                    64.                  Questo noi troviamo, cosa che io ho annotato qui”. Giovanni legge ad alta voce il capitolo. Con questo: ‘Guarda, questi è l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo’, sorgono di nuovo un paio di domande, come mai Giovanni, subito all’inizio dell’Epistola, ha specificato in totale chiarezza l’Essenza del Signore come ‘Dio stesso’, qui – anche se in immagine come Agnello – Lo denomina come una seconda Persona.

                    65.                  “Per niente difficile”, dice lo scrivano. “Significa che per gli uomini, come pure per l’oscurità che non voleva riconoscere l’Atto sacrificale di Dio, era da percorrere una via che poteva percorrere veramente solo il CREATORE: una via di mezzo, o meglio, una via da Intercessore che opera ‘conciliante’, in pratica tra la Sua Santità e la Sua Misericordia.

                    66.                  Comprendete: la Santità, l’Essenza fondamentale Ur del Creatore, non dimenticò la caduta e – soltanto a causa della caduta – a questa non poteva neanche passare oltre. Non che non Gli fosse rimasto altro da fare. No! Questo non riguardava la Sua santa Onnipotenza, con la Quale Egli conosceva indubbiamente altre vie per rivelare la Sua alta Meta. La piccola libertà dei figli era una perla nel prezioso gioiello della Sua eterna sublime sovrana Volontà!

                    67.                  Anch’io non ho riconosciuto subito perché il Signore si chiamava Figlio dell’Altissimo. Solo attraverso la profondità delle Sue Parole e delle Sue Opere mi divenne evidente: Egli, come Uomo, non è nemmeno un uomo! Se dunque fosse Figlio di Dio, allora il Santissimo e anche il più Inaccessibile apparterrebbero solo a DIO. Un figlio non è il suo stesso padre. Il Salvatore ci ha però assistito paternamente.

                    68.                  All’Onnipotente, che può tutto e fa tutto, al Quale nulla è nascosto, appartiene unicamente la santa, primaria primordiale Luce, nella quale non può giungere nessun figlio! Un figlio, e fosse l’unico che procedette dalla Divinità, non potrebbe tuttavia possedere la stessa Luce, la stessa Santità. Ancora in aggiunta, poiché noi tutti, quali figli di Dio, siamo figli e figlie Sue”.

                    69.                  “Questo mi sembra chiaro”, dice Cornelio. “Devo soltanto chiederti: il Salvatore ha insegnato che possiamo giungere a Dio. Questo è possibile, ed io mai dubito delle Parole di Gesù, allora dovremmo giungere nella Luce primaria primordiale, come lo hai indicato tu. E questo, per me, ancora una volta non è un concetto. Luce è Luce, questa certamente si vede!”.

                    70.                  “O Cornelio, tu rifletti su tutto”, elogia Nicodemo. “Se lo avessero fatto anche i templari! Qui hanno mancato”. – Giovanni fa cenno col capo: “Oh, sì, perché essi non volevano lasciare la loro tradizione auto costruita, la quale si è scostata da tutte le autentiche Scritture; poiché allora sarebbe morto completamente ‘lo splendore delle vesti!’. Dunque alla domanda: qui dalla Luce c’è da accendere molto presto un lumicino.

                    71.                  Tu hai riconosciuto Dio, il Quale sa tutto, può tutto e fa tutto, e non è mai da confrontare con qualcosa. Se ora è così, allora devono esistere differenze tra le creature e il Creatore. Che la Divinità dal più profondo della sua Essenza dia ai suoi figli solo quello che possono afferrare, è altrettanto comprensibile, come il fatto che deve conservare per Sé il Suo puro Divino. Il ‘deve’ non è mai come se Dio soggiacesse ad una costrizione. Se così fosse, allora un altro dovrebbe aver dato il ‘deve!’ che troneggia al di sopra della nostra Divinità. La Divinità non ha bisogno di porre a Se stessa nessun deve! Il Suo FARE, è il Suo libero ‘deve!’.

                    72.                  Quindi, il più profondo di tutta la santità della Divinità è il Proprio UR[7]. – Questa è dunque la Luce primaria primordiale! Soltanto – da questa Luce la Divinità è uscita per il popolo dei figli e precisamente prima, prima che li fece divenire. Tutto fu formato magnificamente e paternamente, affinché, appena sorgessero i primi figli, essi fossero ‘a Casa’ e non in qualche luogo estraneo, cosa che in quel tempo non esisteva (la materia).

                    73.                  Dio ha smorzato in parte la Personalità-UR. Questa Luce, infatti, che è Dio stesso, nessun figlio la può sopportare, perché è l’Impulso-UR dell’eterno divenire, perfino un eterno consumare. Visto così: Dio non dà via niente che non rimanga presso di Lui! Tutte le cose sono Sue per sempre, prima che ottengano una forma di vita. Soltanto per i figli si aggiunse qualcosa d’altro: essi dovevano esistere come capaci di vivere da se stessi! Il loro più interiore però, la ‘scintilla-spirito’, rimane egualmente in eterno appartenente a Dio, come la Sua Luce e la Sua Potenza di Creatore, perché data da queste.

                    74.                  Dall’immensa pienezza del Suo Spirito Egli prese soltanto una particella, e questa era abbastanza grande per dotarne tutti i figli, attraverso la quale ad ognuno venne data una ‘scintilla del raggio di Luce’. La cosa più meravigliosa in ogni operare: come dal Suo Spirito UR Egli separò la particella per i figli, così dalla Luce primaria primordiale il raggio di Sole, in, attraverso e con il quale si rivela ai Suoi figli, fin dal principio, poiché li chiamò per la propria esistenza di vita.

                    75.                  Noi mai potremmo vedere la Divinità; Egli però è uscito come Dio, oh, un sacrificio, noi mai lo comprenderemo, mentre possiamo far proprio il sacrificio della croce, per la nostra beatitudine. Entrambi i sacrifici offerti per i figli! Lui ci amava paternamente già quando dormivamo come pensieri, come embrioni, nella profondità della Sua Essenza. E la parte, che ci viene da ciò insieme alla Luce e alla benedizione paterna, basta in una lontananza della Creazione che ci rimane umanamente inafferrabile. Ma proprio in ciò poggia il punto culminante di tutte le benedizioni preparate per noi”.

                    76.                  Cornelio sospira e Nicodemo fa altrettanto. “Se soltanto si potesse comprendere! Così però un pochino entra nella piccola testa”. Egli si tocca leggermente la fronte. – “E nel cuore!”, aggiunge Nicodemo. “Anche se non si riconosce tutto fino all’ultimo puntino, è importante che si sappia della santa Essenza-Ur di Dio. Se ci s’inchina in devozione dinanzi al Signore, allora si viene anche elevati e s’impara a comprendere che cosa è necessario per il nostro progresso. Il Padre nostro ci da in ogni tempo la giusta misura”.

                    77.                  “Questo è stato un riconoscimento da parte di voi due!”. Giovanni abbraccia gli uomini. – “Ho ancora qualcosa da domandare”, comincia di nuovo Nicodemo, dopo che è subentrata una piccola pausa. “Tu hai affermato che Dio mai avrebbe dato ad uno di più, all’altro di meno e lo hai riferito al talento affidato.

                    78.                  Da una parabola risulta: un servitore ha molto, l’altro di meno, e dai nostri scritti sappiamo che esistono differenti angeli, cherubini e serafini. In alcuni versetti si dice anche semplicemente ‘angeli’, oppure ‘angeli del Signore’. Quindi, differenti!”.

                    79.                  “Visto in questo modo – sì; ma l’esempio non è difficile. Dio, dal Suo patrimonio fondamentale, dona ad ogni figlio una parte giusta, in valore mai di più né di meno. I cherubini e serafini che i profeti vedevano, come Simeone ne era uno, e Raphael che aveva accompagnato Tobia, erano sì i primi creati, e nella loro essenza i più grandi. Essi ricevettero compiti maggiori e, per questo, anche più forza. La benedizione, l’amore, la fedeltà, la grazia di Dio, invece, li riceveva ogni figlio in quella pienezza, vale a dire nella possibilità di pareggiare il dono a lui affidato con il lavoro e le forze.

                    80.                  Corrispondente al suo lavoro di Luce un arcangelo primordiale neanche riceveva di più in grazia, amore e benedizione, come i nati dopo dei figli spirituali di Luce. Non pensare”, Giovanni raccoglie il pensiero di Cornelio, “che allora, ai primi creati, Dio avesse dato molto, e poiché poi non possedeva più tanto della parte misurata ai figli, tutti i nati dopo sarebbero più piccoli e dotati con facoltà più piccole. No, amico! Questo dipende da molto di più. Dico soltanto una parola: ‘servitù!’.

                    81.                  Se potessimo aiutare servendoci l’uno con l’altro, uno come l’altro possederebbe gli stessi doni, la stessa forza? Per vero una magra immagine, ma un romano la comprenderà. I vostri ufficiali sanno più dei vostri legionari. Potete combatte senza questo massacrarsi? Voi non avete altro aiuto che l’un dall’altro”. – “Si fa nuovamente luce”, esclama Cornelio. “Oh, quanto grandioso e saggio è Dio, Egli ha fatto e organizzato tutto meravigliosamente! Oh, Giovanni –”. E il tribuno ammutolisce.

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Cap. 8

Belle conoscenze – Uno sciacallo romano

Prosegue la stesura dell’Evangelo, cap. 2 e 3 spiegati a Nicodemo e a Cornelio – In visione Giovanni vede l’arrivo di ‘problemi’ e ci si prepara a riceverli – Tre galee con a capo Maurius per arrestare Cornelio, il quale s’impegna per salvare tutti – Il piano del romano è sventato dalla veggenza di Giovanni

                      1.                    Sono passate alcune settimane. Giovanni ha potuto scrivere solo il secondo e terzo capitolo del suo Vangelo. È malato. Ciò che ha sofferto nel cuore con il Signore – il Suo arresto, che gli era stato pesante, solo che non ne parla mai – tutto questo lo ha consumato. Il medico si dà molto da fare. Il vecchio pastore gli porta un succo fatto di erbe, un suo segreto.

                      2.                    Il medico lo ha rifiutato. “Il vostro abracadabra, a cosa deve servire?”, dice irritato. Il vecchio non si lascia irritare. “Tu sarai ancora riconoscente”, gli dice tranquillo. “Adesso lo so grazie alla fede: DIO ha fatto crescere le erbe medicinali, ed io so di portare a te di più. Se lo vogliamo riconoscere, sapremo impiegare la benedizione”.

                      3.                    Proprio in quel momento Giovanni apre i suoi occhi. “Prendilo”, dice al medico, “mi aiuterà, sarà un aiuto anche per te, se fai come lo sa usare il pastore”. Presto il malato sta meglio, dopo alcuni giorni può lasciare il letto. Da quel momento in poi il medico va a prendersi qualche buon consiglio dal vecchio, il quale non esita a rivelargli il segreto di tutte le erbe medicinali.

                      4.                    Sono seduti uno accanto all’altro: Nicodemo, Cornelio, il medico, il vecchio, Sejananus, Cronias e Scubatus, il quale è giunto alla conoscenza. Quando il discepolo legge della purificazione del Tempio, il tribuno si frega le mani. “Se fossi stato presente, avrei sostenuto al meglio il Maestro, e oltre a ciò avrei fatto molto di più di quello che Lui, il Buono, ha mitigato”.

                      5.                    “E i venditori di colombi?”, chiede Nicodemo. – “Beh, lì il Signore ha agito proprio bene, per amor delle povere bestiole”. – “Altre volte non ha agito bene?”, indaga il pastore. “Ma cosa pensi! Naturalmente, il nostro Maestro opera sempre in modo giusto! Soltanto che i farisei sono rimasti troppo risparmiati”.

                      6.                    “Hai completamente ragione, Cornelio”, replica Nicodemo. “Cosa, infatti, accadde poi – fu così che presto andai dal Salvatore”. – “Questo induce alla cosa successiva che potevo scrivere”, irrompe Giovanni. “Ma, dicci che cosa successe allora”. – “Anch’io sono curioso, anche se si sentirà qualcosa di brutto”. – “Certo, solo del brutto”. Nicodemo riflette un po’.

                      7.                    “Caifa e Hannas strepitavano. ‘Distruggere i nostri affari! È un ribelle, un sovversivo di primo rango! È da mettere sotto alto tradimento! Solo lo stupido popolo si è rallegrato’. E Hannas: ‘Chi di voi scambia una parola con quell’assassino, sarà messo a morte!’. Da dove mi venne allora quella forza”, continua Nicodemo, “non lo so! – ‘Non è un ribelle, né un assassino. Non ha ancora operato molto; ma quello che si è sentito di Lui finora, è da definire buono’.

                      8.                    ‘Ah sì’, aveva strillato Caifa, ‘è stato qualcosa di buono scacciare con la verga della gente onesta? E la perdita che abbiamo subito? Oltre alla decima di Mosè abbiamo perso anche il danaro delle bancarelle, ulteriore dieci percento! E tu lo chiami, buono?’.

                      9.                    ‘Visto dal Suo punto di vista, sì’, io ammisi. ‘Egli parlava con ragione: ‘Questa deve essere una casa di preghiera, e voi ne avete fatto una spelonca di assassini!’. – ‘Questa non la lasciamo passare’, gridò un altro; ed io: ‘Zaccaria, uno dei nostri migliori sacerdoti che siano mai esistiti, devo indicare il punto dove lo si eliminò con un ‘dolce veleno?’. Dopo, si sostenne che era malato. Il Signore lo sapeva, altrimenti non l’avrebbe chiamato ‘spelonca di assassini’. Ciò nonostante, Zaccaria non è per niente l’unico che…’.

                    10.                  ‘Se non ti calmi, sarai tu il prossimo che …’, sfuggì malignamente ad Hannas. Mi alzai ed uscii. Non aveva senso dire ancora qualcosa. E – pensai – ‘va’ da Lui, sarà quello che sarà’. Ci fu da aspettare un momento. Poi mi venne l’occasione. Il Signore era a Betania. Avevo già girato l’intero giorno;  non potevo osare, a causa delle spie, di avvicinarmi apertamente. Attesi la notte, anche se il Signore era circondato dal popolo per tutto il giorno. Dove prendeva Lui queste Forze?

                    11.                  Io sapevo della ‘Nascita del Signore’ e presentivo che Lui soltanto fosse il Salvatore, il Messia; e così, veramente, non c’era da meravigliarsi delle Forze che possedeva. Tuttavia operava come un uomo, e gli uomini hanno bisogno di sonno. Così andai quatto quatto. Ad un tratto Lui stava sulla via dinanzi a me, e disse:

                    12.                  ‘Siediti vicino a Me, voglio parlare con te!’. – ‘Signore’, riuscii a dire, ‘Tu vuoi – io sono …’. ‘Sì, Io voglio, e tu sei un figlio di Dio! Il tuo discorso nel Tempio non Mi è nascosto, perciò ti ho seguito, come il Padre segue ogni figlio, quando ha bisogno del Suo aiuto. E tu ne hai bisogno?’. – ‘Molto’, avevo balbettato, e non sapevo come dovevo cominciare”.

                    13.                  Giovanni legge la parte del capitolo [3, 1-21]. Sulle domande ‘acqua e spirito’ egli spiega il Creatore, Sacerdote, Dio e Padre, per quanto gli uomini lo possano afferrare, e dice: “L’Acqua è il secondo Elemento-Dio-UR, è la parte-Sacerdote, nella quale per amor nostro si rivela lo Spirito di Dio. Come Sacerdote, Dio benedice noi figli e ci fa riconoscere la nostra via dal ‘Suo Spirito’. La nostra parte-spirito è nata da questo Spirito, noi abbiamo l’unione con il Signore dalla Pienezza della Sua Grazia”.

                    14.                  “Questo è nuovamente meraviglioso”, si fa sentire Cornelio. “Ma tu, Nicodemo, non avrei mai pensato che in quel tempo avresti agito in maniera così coraggiosa. Sono venuto a sapere molto sul modo di procedere nel Tempio, fin da quando il Signore andava su e giù per il paese. Prima della nascita del Signore, e poco dopo, era diverso. Zaccaria e l’Athaja operavano bene. C’erano naturalmente anche dei cattivi. Questi una volta Cirenio li ha tirati fuori per benino”.

                    15.                  “Io caddi nella loro rete”, confessa Nicodemo. “Ero giovane, ma Simeone-Gabriel mi aiutò. Da quel tempo imparai a conoscere le differenze ed aspettavo il Messia di cui imparai a credere che Egli non sarebbe mai venuto per fare di Giuda una potenza mondiale, come si sognava tanto volentieri. Questa era veramente il punto d’ebollizione di Caifa e seguaci, perché il Signore non era un ‘Messia del mondo’. Il popolo rifletteva poco su questo; così si lasciava anche facilmente istigare.

                    16.                  Non Lo si poteva mai avvicinare. Con ragione diceva: ‘Io solo sono il vostro Maestro, voi tutti siete fratelli’ [Matt. 23,8]. MAESTRO! Egli, il Creatore del Cielo e dell’Universo! Se si pensa a questo: con LUI si parlava come con un amico, nonostante il cuore tremasse…” – “Così succedeva anche a me”, confessa Cornelio, “a me, al romano, che non ha tremato in nessuna battaglia, il mio coraggio toccava il fondo, come una vecchia nave che fa acqua”.

                    17.                  “Anche a noi discepoli”, conferma Giovanni. “Oh, noi sapevamo per primi e meglio di tutti chi Egli era, e ci chiedevamo com’era possibile che Dio parlasse con noi in modo così consolante, quando avevamo paura, quando ci volevamo gettare dinanzi a Lui. Egli però lo aveva severamente proibito, a causa della moltitudine. Rare volte era solo. Di notte rimaneva spesso per conto Suo. Ancora oggi, quando si pensa: essere andato per tre anni attraverso il paese con Dio, Egli ci frequentava come un amico con gli amici, a volte doveva parlare anche molto gravemente, quando eravamo addirittura troppo stolti. Una volta disse:

                    18.                  ‘Io ho ancora molto da dirvi; ma adesso non lo potete sopportare’ [16, 12]. La Resurrezione, e il fatto che Egli venne da noi quattro volte, l’Ascensione e, poi, ‘il Suo Spirito di Grazie’ che ci era stato dato (Pentecoste), fece riconoscere pienamente la Verità. Con tutto ciò rimane ancora parecchio celato; nel mondo è riconoscibile solo ciò che è giovevole al nostro percorso di vita. Chi vuole questo – è molto! Può essere la metà della nostra scala del Cielo”.

                    19.                  Cornelio sospira profondamente: “Voglio essere grato se posso venir su di almeno quattro gradini. Gesù venne da voi quattro volte dopo la Sua Resurrezione; Simeone aveva spiegato la quadruplice Essenza, senza che in me rimanesse attaccato molto. Così un po’ alla volta si potrebbero salire quattro gradini – Il mio caro Salvatore sa che cosa sono io…”. Egli tace. Autentica umiltà gli fa dire questo.

                    20.                  “Tribuno”, elogia Scubatus, “non ti sei arrampicato in alto non solo di quattro pioli, tu hai salvato molta gente dalla morte. In Siria si doveva agire rigorosamente ed hai sempre ripiegato dove ti era possibile; hai anche salvato la madre di Gesù, e quante altre cose che io non so. Se fossi io il Signore Iddio, ti eleverei, come ha detto Giovanni: fino a metà di questa scala, di cui naturalmente io non comprendo niente e certamente non sono nemmeno al primo legno”.

                    21.                  “Certo, Scubatus, tu stai sul primo gradino”, dice Giovanni. “Chi riconosce, ha da sé l’unione con il Signore: da parte di LUI, ben inteso, esiste continuamente l’unione tra Padre e figlio, tra Creatore e creatura. Una volta cominciata, può presto subito proseguire. Non abbiamo bisogno di lodarci l’un con l’altro, tuttavia lo possiamo percepire se avanziamo oppure no! E così sono al fianco tuo: come Signore Iddio anch’io eleverei Cornelio dal suo quarto gradino in alto. Su quale gradino, non c’è bisogno di saperlo, meno ancora, ognuno per se stesso. Poiché:

Chi crede che stia, costui badi affinché non cada!’,

disse il Signore.

                    22.                  Egli disse questo in parabole, nelle quali LUI per lo più parlava. Il Suo linguaggio proveniva dal Cielo; chi lo poteva comprendere? La moltitudine però si lasciava toccare dalla parabola. E perfino noi discepoli l’amavamo. Quando poi, questo o quello, ci faceva domande, potevamo così dare una risposta migliore”.

                    23.                  “Basta parlare da parte mia! Vogliamo sentire di più dell’epistola, questo sarà più gradito a Dio”. L’energico romano si sente confuso. Che cos’è egli, infatti, dinanzi a LUI? – “Hai ragione, tribuno”, dice Cronias, “non siamo più giovani, dove si poteva imparare ancora molto nel tempo. Alla nostra età la diligenza deve sostituire il tempo.

                    24.                  “Ben detto”, elogia Nicodemo. “Con l’età si può possedere una grande panoramica e imparare dal vissuto”. Giovanni legge agli amici il resto di quanto ha messo giù per iscritto. Anche lì sorgono ancora domande, e la prima è: come mai Giovanni sa tutte queste cose del Battista [Cap. 3, 23-36] oppure, se il Signore sarebbe stato proprio là allo stesso tempo, dove lui battezzava.

                    25.                  “Di quando in quando; il Salvatore amava il battista, quantunque allora non si sapeva che sarebbe stato decapitato. Era un ‘anticipo del raggio di Luce’ per l’inferno, perché anche Gesù si consegnò agli assassini. Se Lucifero aveva esultato per il fatto di gettare il ‘precursore di quell’ultima grande purificazione’, che lo riguardava, nelle fauci della morte, allora egli dovette riconoscere che proprio quest’atto gli toglieva il resto delle sue forze. Il povero tenebroso dovette vedere che neanche la ‘morte del Signore’ gli sarebbe servita. Perciò Dio permise, cosa non considerata nella povera maniera umana, che il battista fosse sottoposto al giudizio di Dio. Lo testimonia la sua parola: ‘Questa mia gioia è ora resa piena!’[Giov. 3-29]”.

                    26.                  “Dimmi un po’, Giovanni”, domanda Sejananus, “come poteva parlare della gioia resa piena? Sapeva che cosa gli sarebbe accaduto?”. – “Non lo sapeva! Aveva solo un presentimento. Dio non lasciò camminare nel buio il ‘Suo grande testimone’ senza avvertimento. Quindi il Battista lo percepiva, anche per questa ragione ancora la sua parola: ‘Egli, Gesù, deve crescere’, ciò significava che il tempo che Dio si provvedeva doveva afferrare tutto il paese, più tardi tutto il mondo, ‘ma io devo diminuire’. Il Battista vedeva ora la sua via come terminata, gioiva del suo ritorno a casa nel Regno. Perciò la gioia resa piena”.

                    27.                  “Se soltanto fossi fino a questo punto”, dice Cornelio. “Sai, Giovanni, naturalmente gioisco anch’io del mio ritorno a casa, nel Regno; soltanto, come mi andrà?! Tu devi considerare che Dio dapprima dovrà fare una volta i conti con me. Prima di conoscere Simeone ero soldato con anima e corpo. In battaglia non ho mai ucciso nessuno con intenzione, neppure uccidevo dei feriti, eccetto che nella legittima difesa. Che cosa significa oggi per me la legittima difesa? È certo solo una cattiva parola del mondo. Oppure no?”.

                    28.                  “Sì, è una cattiva parola. La difensiva sorge dalla volontà di vivere. Ci si domanda, come la si fa? Ad un malvagio che vuole uccidere un altro, spesso per voglia di uccidere, si può già mettere fine ai crimini. Chi nella legittima difesa uccide l’omicida senza intenzione, costui non ha nessuna colpa dinanzi a Dio”.

                    29.                  “Nelle scuole di combattimento di Roma si dice: ‘Uccidi per vivere, per vincere le guerre!’. Cirenio, mio precettore, zio e padre, diceva: ‘vedi, ragazzo, ogni uomo vuole vivere. Ovvio, in combattimento non si sa mai precisamente come si abbatte un nemico. Escluderlo dalla battaglia, basta e avanza; ora te lo voglio insegnare’. Da dove Cirenio aveva conosciuto questo modo di difesa – non lo so, non ne ha mai parlato. Veramente, sono stato sempre contento che ho potuto sperimentarlo”.

                    30.                  “Perciò non preoccuparti di nessuna resa dei conti. Per prima cosa conta come sei stato educato. Questo sta meno nel giovane che a poco a poco impara prima a pensare. Non ha detto Simeone una volta a te e a Cirenio, quanto meravigliosamente il Signore vi guidava, mai però dentro una battaglia, dove imperversava la rovina?”. – “Sì! Dalla nascita del Signore la mia spada è arrugginita. Per questo non posso ringraziare abbastanza. Basta questo, però, per giungere alla ‘gioia perfetta’?”.

                    31.                  “Se cresce la nostra gioia, cresce anche la beatitudine. Questa è la perfetta gioia che si può sopportare solo nella Luce. La gioia della Luce è il dolce peso che dopo ci libera da tutto il mondo”. – “Allora sono consolato, Nicodemo; infatti, ciò che anche tu sai dire, è per una cara parola”.

                    32.                  Si discute della vita del Battista e della sua morte violenta. “Erode era uno spirito cattivo”, esclama Cornelio, “che era mal visto perfino a Roma”. – “Certo”, dice Giovanni, “ma ti faccio nuovamente notare ciò che non devi confondere. Non esistono spiriti cattivi! SPIRITO significa DIO! Perché: ‘Dio è Spirito, e coloro che Lo adorano, devono adorarLo in Spirito e in Verità!’[Giov. 4, 24].

                    33.                  Se Dio è lo Spirito dal quale procede tutto il bene, allora lo Spirito non può avere in sé nulla di cattivo. Presso di noi fu confuso, dalle lingue antiche si metteva semplicemente ‘Spirito’ per tutto ciò che non apparteneva a questo mondo – così esse dicevano. Noi ce lo vogliamo ricordare: lo Spirito è buono!”. – “Hm, confuso”, aggiunge Cornelio, “si dovrebbe ben dire: egli è un essere cattivo, oppure, un’anima cattiva”.

                    34.                  “La dinastia di Erode era cattiva per natura, venuta dal mondo inferiore. Tutti i membri sono poveri esseri un giorno caduti con altri; come potevano avere in sé qualcosa di buono? La loro piccola scintilla dello spirito, che non va perduta per nessuno, fu sostituita dalle tenebre. Per costoro, soltanto nell’aldilà sarà possibile che la loro piccola scintilla dello spirito ottenga il predominio che gli spetta. Questo durerà per lo più a lungo. Per amor di loro, in modo del tutto speciale, il Signore è andato al Golgota”. Giovanni è assalito di nuovo da un leggero brivido; egli vede anche qualcosa di buio che si avvicina a Patmos.

                    35.                  “Preparatevi”, dice all’improvviso, “tenete stretta nello spirito la gioia di Dio. Arriva qualcuno a grandi passi; preghiamo il nostro caro Signore che vada di nuovo via a piccoli passi”. “Un attacco di sorpresa?”. Cornelio fa una faccia scura. “C’è bisogno dell’allarme?”. – “No, nessun attacco armato”. – “Altri sono spesso più brutti. Posso decidere io? Tu e Nicodemo rimanete nella torre; ma i pirati? Che cosa faccio con loro?”.

                    36.                  “Il giovane gravemente ferito affidalo a me. Poiché fu salvato ancora fanciullo, si può dire dall’amore: un naufrago. Nessuno si occuperà di lui. Porta gli altri dai pescatori, non si sospetterà che erano pirati. Quelli aiutano volentieri, e sarà bene se diventano servitori dei pescatori. A loro, in ogni caso, la pesca è completamente familiare”.

                    37.                  “Ah, Signore”, ringrazia il tribuno. “Hai buone intenzioni, perché con noi c’è il Tuo veggente. Conservaci la pace della nostra isola”. Passano tre giorni tranquilli. Cornelio ha inaugurato la comunità della torre. Ognuno accoglie uno dei lavoranti. Quello che aveva perduto la sua gamba, se lo porta il pastore. “Vado verso nord con il mio gregge, non daremo nell’occhio”. I pirati sono contenti quando sentono tutto questo. Poiché a Roma…? No, oh no, piuttosto ci si butta in mare per affogarsi

                    38.                  Il terzo mattino, guardie appostate avvistano tre galee. “Allora, un forte contingente di truppe. Caro Signore”, supplica il tribuno, “Tu sei il più potente contingente di truppa, confido in Te!”. Rivolto alle guardie: “Ognuno faccia come se non sapessimo chi sta arrivando. Giacché sono nostre galee, ‘questi ospiti’ posso salutarli tranquillamente”. Egli manda fuori tre grosse barche per circondare il contingente. Il comandante in capo è sollevato, il porto gli è sconosciuto; ciò nonostante le sue parole tuonanti risuonano fino alla spiaggia.

                    39.                  La ‘Cornelia’ è stata nascosta in una piccola insenatura. Dalla riva si vedono i tormentati schiavi dei remi. “Figli degli uomini”, si lamenta in sé Cornelio, e attende il possente che non può ordinargli nulla. Tuttavia chi sa che cosa è successo a Roma? Lo dovrà sapere presto.

                    40.                  Siccome, secondo il grado Cornelio è superiore, non saluta per primo, per mettere subito un freno. Il comandante domanda in maniera grezza e senza saluto: “Sei tu il tribuno Cornelio?”. – “Lo sono! Che cosa ti porta qui con tre galee? Non sai che Patmos è un’isola di esilio? Inoltre è il posto di sortita contro i pirati? Da qui c’è anche da sorvegliare la terra ferma”.

                    41.                  “Ti ha affidato l’imperatore questo posto?”. – “Mi meraviglia la tua domanda”, dice Cornelio, “tu lo dovresti certo sapere, altrimenti non saresti qui! È così?”. – “Lo devi sapere tu”, dice l’altro e si gonfia potentemente. “Al senato è venuto all’orecchio che su Patmos le cose non vanno per il verso giusto. Io devo mettere ordine!”. –“In che cosa? Da noi non c’è nulla da mettere in ordine”. Egli mostra il suo privilegio, cosa che non è da passarci sopra in nessun caso.

                    42.                  “Non ha nulla a che fare con te”, il possente diventa un pochino più piccolo. “Soltanto, tu trattieni dei prigionieri che appartengono a Roma. Li devo interrogare e vedere com’è fatta la gente dell’isola. Si deve sapere se costoro ci potrebbero attaccare alle spalle!”. – “Dei pescatori che non possiedono né spada né scudo?”. Schernisce Cornelio apertamente. “Tu pensi forse che non ci sarei arrivato da solo ad esaminare se l’isola sia sicura per noi?”. – “Ehm, naturalmente, io penso che lo avrai fatto”, è ammesso di mala voglia. “Tu sei stimato; soltanto perché sei uscito dal servizio imperiale si vuol sapere se sei ancora in grado, dal momento che …”.

                    43.                  “Basta così!”. Cornelio, che si è armato di proposito, impugna la spada con la sua mano destra. Quanto basta per dimostrare che il tribuno può ancora combattere. L’altro alza la mano. “Tribuno, non ti voglio certo offendere, eseguo soltanto gli ordini”. – “Te lo consiglio; lascia stare tutto il resto! E una cosa ancora: la tua truppa non deve procedere in ordine sparso, puoi ispezionare l’isola solo sotto la mia direzione”. Cornelio sente bene che non lui dice tutto questo da sé. È come un’energia che lo circonda, viene su di lui una forza, dal veggente oppure dal Signore? Da LUI certamente! Silenzioso ringrazia nel cuore.

                    44.                  “Eseguiamo l’incarico!”. – “Tu mi hai chiesto se io fossi Cornelio, io però non conosco il tuo nome. Sei tu dunque un ‘nessuno’?”. Una magnifica parata del tribuno. Dominandosi a fatica, il romano risponde: “Sono comandante di coorte, il mio nome è Maurius”. – “E sei diventato un controllore? Come ci sei riuscito?”. – “Ti riguarda qualcosa?”, è rimbeccato Cornelio.

                    45.                  “Certamente! Tu stai sotto di me, il mio ordine deve essere eseguito!”. – “Devo accertare se nascondi dei prigionieri e se …”. – “Non dire altro, altrimenti puoi fare in tempo a vedere qualcosa!”. Durante questo diverbio il comandante dell’isola Cronias si è schierato con la sua guardia e Scubatus insieme ai decuri. Con le facce risolute, gli uomini sono anche armati, Maurius se ne accorge solamente adesso.

                    46.                  Egli domanda irritato: “Che significa questo?”. – “Giorni fa ho appreso la notizia che delle galee facevano rotta verso Patmos, perciò mi sono preparato ad un assalto di sorpresa dei pirati”. In verità non è vero, ma col borioso non si può fare diversamente. “Giorni fa?”, domanda dubbioso. “Nessuna nave ci ha superato. Vuoi bluffare”. – “Non dirlo ancora una volta! Interroga la mia gente, ognuno te lo confermerà”. Tutti in coro: “Sapevamo che sarebbero venute delle galee, soltanto, a chi appartenevano non lo potevamo sapere”.

                    47.                  “Questo non va per il verso giusto. Ve lo ha rivelato un Dio?”. – “Hai colto nel segno!”. Detto così, molto seriamente, Maurius non sa che cosa deve pensare. Lui non crede negli dèi e sorvola la serietà. Per mostrarsi forte, ordina: “Cominciamo subito col controllo!”.

                    48.                  “Davanti a me, certamente; solo sembra come se la tua gente abbia bisogno di una pausa”. Sì, la tempesta, che ha colpito gravemente la nave, ha scalfito le loro forze. Rivolgendosi ai legionari, Cornelio amichevolmente dice: “Prima volete riposare un po’?”. A Maurius manca la parola. Da quando si chiede se i legionari vogliono riposare? Il senatore aveva dunque ragione: Cornelio è diventato vecchio. Egli istruirà un altro.

                    49.                  “Adunata!”. La voce di Cornelio penetra le ossa degli uomini. Conduce la truppa verso alcuni edifici abbandonati. Poiché questi non sono stati usati, egli li ha fatti intanto ristrutturare in modo superficiale, ma vanno bene per ricovero. “Avete delle provviste?”, si rivolge a Maurius. “Non per molto”. – “Faccio portare del cibo ai tuoi uomini; tu, se vuoi, sii mio ospite”.

                    50.                  Costui vorrebbe volentieri rifiutare, ma, dove poter mangiare? Roma è lontana. “Grazie”, dice con un po’ di calore, “accetto la tua amicizia!”. – “Amicizia anche?”. Questo è di nuovo l’autentico tribuno. Maurius fa finta di non averlo sentito. Cornelio sa sfruttare bene i piccoli attriti di costui.

                    51.                  Maurius molto presto è pronto per la marcia. Giovanni, però, con il quale Cornelio ha parlato a tarda sera, può ancora una volta soccorrere come veggente. “Radunati dietro i fabbricati, prima che l’oscurità si muova dalle acque. Il resto lo vedrai da te”. – “Ah, posso facilmente immaginarmi cosa succederà. Ti ringrazio, Giovanni”.

                    52.                  Prima che Maurius ordini, si sente la voce del tribuno: “Pronti e rilassati!”. Il romano freme, si domina e fa come se questo fosse stato predisposto così. “Ah, tribuno, visto che anche tu sei già pronto, eseguo il mio incarico”. – “Io temo soltanto che tu esageri”, dice Cornelio. – “Questo, però, lo deciderà poi l’imperatore, insieme al senato”. Così marciano nell’entroterra. Per strappare a sé l’autorità del comando, Maurius diventa di nuovo sgarbato: “Dove sono i prigionieri?”. Cerca di intimidire Cornelio. – “Sta a te scovarne qualcuno”.

                    53.                  Raggiungono il primo agglomerato. Il giorno prima Scubatus aveva istruito i pescatori. Essi dovevano stare calmi e informare gli altri pescatori. Vedono Cornelio e fanno un sospiro di sollievo. Da cima a fondo s’ispezionano le casette e le capanne degli attrezzi. I pescatori e i servitori sono investiti con ingiurie: “Dov’è la gentaglia?”. –Un pescatore dice: “Qui non c’è nessuno; anche il tribuno ha tenuto dei prigionieri nel carcere sotterraneo, che hai certamente visto. Se però vuoi avere dei pesci, noi li vendiamo volentieri”. – “Vendere? Noi quel che ci serve lo prendiamo”. – “Fermo!”. Cornelio è veramente irritato. “Da quando i romani si mettono al fianco dei pirati?”. Che dovrà denunciare questo, per il momento lo nasconde.

                    54.                  “Guarda, Maurius, ci sono ancora le casette e le capanne bruciate dall’ultimo attacco. E tu non dovresti sapere che ho consegnato i predoni, vale a dire tutti i cattivi?”, aggiunge un poco astutamente. “E non dovresti sapere che ho portato io l’informazione, dove avevano trovato il loro nascondiglio ed è stata annientata una grossa banda? E…”, ci dà dentro di proposito, “l’ho fatto da uomo vecchio, del quale tu credi che non possa più combattere!

                    55.                  I pescatori sono sotto la mia protezione; quello che ti serve, sarà pagato. I miei pescatori in ogni caso sono uomini molto bravi, i quali da una pesca buona portano anche qualche cesto gratuitamente”. Il pescatore che prima ha parlato coraggiosamente, di nascosto fa cenno col capo.

                    56.                  Per due giorni vanno da baia in baia. A nord s’imbattono nel gregge. Il pirata con la sua unica gamba è seduto sul carretto che è trainato dai due grandi cani pastori. Anche qui il romano vuole già semplicemente rubare; sono grassi agnelli e anche capre, cosa che a lui fa venire la voglia.

                    57.                  “Giù le mani!”, minaccia Cornelio. “Il gregge è l’unica ricchezza della nostra isola, e anche noi ne abbiamo bisogno!”. Non rimane altro che andar via a mani vuote. Il possente non ha ottenuto nulla. Tanto maggiore fa sentire la sua superiorità al ritorno, quando dopo sono seduti nella taverna, senza riguardo per gli ascoltatori.

                    58.                  “Tribuno, tu sarai destituito e forse …”. – “…essere un esiliato su Patmos? Non potrebbe capitarmi di meglio!”. Cornelio di sera ha fatto scrivere da Giovanni che cosa è successo ogni giorno. Il capitano e Cronias hanno firmato. Con ciò Sejananus viaggia a vele spiegate già da questa notte verso Roma, con due giorni di vantaggio; poiché un Maurius continua ad ispezionare ed ha superato notevolmente il termine del soggiorno. Ora si accorge che non ha ancora visitato la torre. Vuole informarsi presso l’oste della taverna, ma il giovane siriano non cade nella rete del romano.

                    59.                  “Io non so nulla”, egli dice. “È cosa del tribuno. Chiedi a lui. Non credo che la torre sia pericolosa”. – “Stupido! Non la torre è pericolosa, ma ciò che vi è dentro!”. A spron battuto il romano ci va’. “Troppo piccola”, egli biasima. “Attraverso i piccoli fori dall’alto si può appena vedere fino al porto, e ancor meno fino al mare. Anche questo dovrà essere riferito”. Sale la ripida scala che poco prima è stata restaurata, la quale porta alla stanza della torre, apre premendo con forza la porta, credendo di essere solo e non ci sarebbe nulla da trovare. Il tribuno è troppo intelligente perché egli a lui, a Maurius, serva ‘in tavola’ un ritrovamento. Ah – tuttavia …

                    60.                  Tre uomini sono seduti al grande tavolo un po’ grezzo. Poiché si fa sera, è abbastanza buio nella stanza, l’occhio vi si deve prima abituare. Il romano quasi si spaventa quando riconosce il tribuno. Gli altri due sono a lui estranei; un momento, però – costoro potrebbero essere addirittura traditori. Adesso – adesso lo ha incastrato!

                    61.                  “Chi sono questi uomini?”. – Cornelio è la calma stessa. “Tu non sei un ufficiale e qui non hai ancora dato buoni risultati. Siediti, è bene che tu sia venuto, tanto più che io sapevo che la tua ultima sera ti preparerà ancora una sconfitta”.

                    62.                  “Ah, ho avuto riguardo di te, ho detto che saresti ancora ben visto a Roma. Il senatore Pretias …”. – “ …conosciuto dal lato sbagliato”, – “…ti ha accusato presso l’imperatore e il senato, perché sei uscito dal servizio e aiuti i banditi, in Siria hai molto spesso ostacolato le disposizioni così necessarie e …” – “ancora di più?”, domanda Cornelio con calma. Poi però duramente:

                    63.                  “Non ho bisogno di dirti proprio nulla, tienilo a mente! Hai trovato qualcosa che va contro il sistema politico?”. – “Qui ci sono due banditi”, vuol trionfare Maurius. “Sbagliato! Esamina anche questo rotolo”. Cornelio di due ne prende in mano uno. “Un autorevole sacerdote di Gerusalemme, da ‘noi’ protetto, ciò significa che è dalla nostra parte – su base libera, cosa che tu non conosci per nulla. L’imperatore gli ha concesso asilo qui. Controlla!”.

                    64.                  Ancora niente da fare. “E con l’altro come la mettiamo?”. – “Lui è un Galileo e …”. – “Ah, aspetta! Là deve esserci stato un rivoltoso, che con una falsa mitologia ha sobillato i suoi giudei, per la qual ragione Pilato lo ha fatto crocifiggere. Se costui”, tocca leggermente Giovanni, “è uno della Galilea, allora deve conoscere questa faccenda”.

                    65.                  “Esatto, io conosco questa faccenda!”. Qui c’è un tono che fa rabbrividire il romano. Lo scuote. Resta però lì, come uno sbigottimento striscia accanto. Tanto più da stolto agisce. “Adesso ti prendo nella morsa, ciò che il tribuno si è lasciato sfuggire”. Uno sguardo astioso segue a queste parole. – “Sei libero di farlo; solo però fa attenzione che la tua anima non ne subisca un danno!”. – “Così questi giudei vogliono metter sotto gli altri; me no! Tu sei un seguace del ribelle, – come si chiama?”.

                    66.                  “Non lo sai e vuoi giudicare?”. Cornelio si deve dominare per mettere le briglie alla sua ira. In più la tristezza. Ecco che arriva qua una vera testa di legno e vuol fare del Maestro, il caro Signore, il loro Dio per un…sì, perfino Caifa Lo aveva accusato presso l’imperatore. “Il suo nome non ha nessun’importanza”, ostenta di nuovo Maurius, “soltanto quello che è successo. Ed io”, a questo punto, inaspettato, tira fuori della tunica un rotolo, “ho l’ordine di scoprire i seguaci del Galileo e consegnarli al tribunale di Roma”.

                    67.                  “Fa vedere!”, ordina il tribuno. – Un nuovo sguardo malizioso. “Anche i romani che aderiscono al ribelle, sottostanno alla giustizia, senza riguardo alla persona”. – “Pensa un po’!”. Così calmo, come lo dice Cornelio, non lo è assolutamente. Lui conosce troppo bene Roma, per non sapere che… Egli conosce l’obiettivo di Pretias. Ma come già spesso, da quando crede nel Maestro, lo circonda una buona forza.

                    68.                  “Il tuo rotolo è sottoscritto solo da Pretias; dov’è il signum del senato?, dove il sigillo dell’imperatore?”. – “Questi saranno apposti quando farò rapporto”. – “Presso Pretias?”. Un tremito che potrebbe svelare la paura. Nicodemo ha acceso un lume. Con il chiarore si diffonde il profumo dell’olio, ed attraverso le piccole finestre scorre dentro la fresca aria del mare.

                    69.                  “Con il senato ha trattato Pretias; io non ero presente, dovevo partire subito”. – “È da comprendere, perché a Pretias bruciava il terreno sotto i piedi. Adesso però”, Cornelio restituisce il papiro, “vedremo se davvero è in ordine”. Maurius comincia di nuovo con aria d’importanza: “Per il momento è cosa secondaria, dapprima devo interrogare lui”. – Indica Giovanni. “Comincia”, dice il veggente di Dio.

                    70.                  “Chi ti ha portato qui?”. – “Una scorta romana”. – “Il tribuno?”. – “No! Egli mi ha incontrato sulla via verso la prigionia. A causa di una tempesta, come l’hai sperimentata tu, la galea non è arrivata a Roma”. – “Sei un seguace del Crocifisso? Se sì, allora presto ti passerà l’animo leggero che cerchi di ostentare!”.

                    71.                  Allora Giovanni si alza. Maurius afferra istintivamente l’arma. Cornelio lo previene, serra il pugno del romano. “Tu falso volpone! Guarda, quante forze ancora ho io da uomo vecchio. Ho servito fin dalla giovinezza, due volte più di te! Impara prima a dominarti, come conviene ad un romano vero! Ora puoi continuare”. Allenta la sua presa. Maurius reprime il dolore, gli sembra come se la sua mano fosse rotta. ‘Oh, questa gliela farò pagare!’, pensa. Giovanni nel frattempo fa la sua confessione di fede.

                    72.                  “Mi professo per il mio Dio che è venuto come ‘Maestro’ e ci libera dal male di questo mondo. Io non sarei libero? Dal povero ‘diritto’, che spesso vuol dire ‘ingiustizia’, è certo vero; ma la vita, di cui tu non hai nessun presentimento, non può mai essere uccisa! Puoi uccidere il mio corpo; la mia anima, il mio spirito, la vita reale, tuttavia no! Questa l’ha data a noi il mio Signore, il Galileo, come tu, sprezzante, Lo chiami.

                    73.                  La tua fogliolina invece si è già da tempo voltata. C’erano romani d’alto rango, prima di tutto Quirino Cirenio, al quale tu non puoi porgere l’acqua, i quali hanno riconosciuto il Santo-Divino del Signore, questi Lo amavano e credevano nella Sua Dottrina, che non è una Dottrina nuova, ma nuovamente portata, perché gli uomini l’avevano guastata.

                    74.                  Tu hai saputo da Pretias che Cornelio ha ordinato erede il suo amministratore. Oh, a Roma con la ricchezza si può ottenere molto: potere e influenza. Con la ricchezza del tribuno potresti giungere al potere. Il senatore doveva avere la metà, per il fatto d’aver tramato il piano con te: far cadere Cornelio, con cui il suo patrimonio sarebbe toccato all’imperatore, volevate prima vendere tutti i suoi beni immobili. Solo il danaro contante sarebbe stato devoluto al vostro imperatore.

                    75.                  Avevi certamente l’incarico di controllare qui; ma non tutti i senatori conoscevano la menzogna di Pretias. Hai ricevuto un ordine verbale che contraddice il tuo falso rotolo. Che cosa ti ha detto Aurelius? Lo puoi ripetere qui? Non davanti a noi uomini, no – davanti all’onnipotente Iddio, al Santo, al Quale è subordinata anche la tua vita! Egli ti ha ancora salvato, a causa della tua gente. La Mano liberatrice però era per la tua anima.

                    76.                  Hai taciuto la tempesta, ma si vedeva nei legionari che cosa avete avuto alle spalle. Stava pronto soltanto una cosa: vi minacciava il naufragio. E nuovamente ritornerai a casa solo a fatica, questo soltanto a causa della tua gente, perché tu hai gettato via l’onore di un uomo, e mentendo e ingannando metti trappole per consegnare degli innocenti ai tribunali del mondo!

                    77.                  Questo succede da quando esiste il mondo, e succederà in avvenire, finché una buona volta sarà cancellato. Ma chi presta la sua mano al cattivo mestiere, come lo hai fatto tu, Maurius, raccoglierà il salario delle cattive azioni! Quello che non accade in questo mondo, viene dopo in quella vita che tu neghi, questa poi è iniziata per i negatori soltanto con il Giudizio di Dio”.

                    78.                  Il veggente vorrebbe ora dire volentieri qualcosa di consolante, che cosa significa l’eterno Giudizio e che oltre ogni resa dei conti tuttavia impera la bontà di Dio. Qui sarebbe sbagliato; qui la povera anima deve dapprima giungere nel fuoco della sua purificazione. Questo è amaro, questo fa male. È come se Maurius si rimpicciolisse. Da dove mai costui conosce i segreti accordi tra lui e Pretias? Questi accordi sono stati presi pochi giorni prima della partenza per Patmos.

                    79.                  Si erano consigliati per giorni e notti; in questo tempo nessuna nave lasciava il porto. Costui è uno stregone, un seguace del Ribelle, Egli avrebbe perfino fatto qualche miracolo. Lui, Maurius, non s’inganna, anche se – segretamente ammesso – è giusto ciò che ‘costui’ sta rivelando.

                    80.                  Cornelio è fuori di sé. Mai avrebbe pensato che gli toccasse l’onore in questo cattivo modo. Costa, al ‘noto artificio del Cielo’, questa volta attraverso Giovanni, preservare il tribuno da un’azione che potrebbe molto rimpiangere. Stende la mano verso la sua spada.

                    81.                  “Tribuno, pensa a Cirenio, al Signore, quale cosa sacra Egli ti ha insegnato! Un Maurius non può danneggiarti, egli è così miserabilmente piccolo; mostragli la tua grandezza. Oltre a ciò non è certo che Pretias non si pieghi. Aurelius non tollera quest’ingiustizia. E che cosa succederà poi? Il tuo onore non può essere interrato. Aspetta!”. Oh, sì, Sejananus è già avanti, il maligno non può più far nulla. Bene che egli, Cornelio, abbia inviato lui da Aurelius, il quale in caso di bisogno, lo porterà anche dall’imperatore.

                    82.                  “A te non profetizzo nulla di buono”, dice Giovanni al romano, il quale sta seduto quasi da far pietà sulla sedia. Oh, egli era venuto qua a vele spiegate piene di aspettative della propria avidità di lucro, ed ora costui fa … – “Tu penserai ancora a me, perché sono un veggente del mio Dio. Quello che Egli mi mostra, si compie anche; perché presso di Lui c’è Verità e Giustizia, cose che a te sono completamente sconosciute, e come uomo dovresti certo amare la giustizia e la verità.

                    83.                  Io prego il mio caro Signore che tu non vada in rovina completamente – no”, Giovanni previene quando il romano chiede brusco: “Come puoi sapere se incappiamo in una tempesta?”. – “Ti ho dimostrato che il mio Dio mi rivela molte cose. Nessuno sapeva che cosa hai tramato in segreto, e non è mancato molto che l’uragano avrebbe distrutto la tua nave. Io ho scoperto tutto! Posso rivelare in anticipo che cosa succederà con te. Giungerai a Roma, gli uomini non devono subire alcun danno. Bada però al mio consiglio:

                    84.                  Trattieniti dal fare qualcosa. Devi far rapporto a Pretias che il vostro piano è andato a monte. DIO è intervenuto per preservare uno dei Suoi cari figli dalla sciagura della vostra cattiveria”. Indica il tribuno. “Egli, insieme alla sua casa, è dedito fedelmente all’imperatore, ha amato la sua patria, si è sempre sforzato di essere un uomo giusto. E lo è anche diventato.

                    85.                  E di più – ha riconosciuto il vero Dio, osserva i Comandamenti che DIO ha dato. Solo, non dire, Maurius, che egli così avrebbe rinnegato i vostri dèi. Già da tempo tu non credi più in loro. Con ciò hai fatto bene – anche se inconsciamente; gli dèi, infatti, sono soltanto dei pensieri onirici degli uomini. DIO, invece, che tutto ha creato e anche mantiene, è l’UNICO! Tutto ciò che ha creato, è proceduto dalla Sua Vita. Anche tu, Maurius!

                    86.                  Non cercare presso Aurelius di scaricare la tua colpa su Pretias, come hai pensato: ‘Se va storto, che paghi Pretias’.”. Di nuovo il romano si fa piccolo piccolo. Egli non lo ammetterebbe, perciò furibondo, grida: “Tu fantastichi molto; non credo a nulla di ciò che vuoi farmi credere! Io andrò a Roma, allora …”. – “…correrai alla rovina, se non segui il mio consiglio. Possa venirti il perdono dalla croce di Dio”.

                    87.                  Giovanni si siede di nuovo; è stranamente silenzioso nella piccola stanza della torre. Il romano se ne va in fretta, e soltanto dopo un po’, silenzioso, esce anche Cornelio, stringendo muto le mani di Giovanni e di Nicodemo.

 

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Cap. 9

Previsione per il mondo – Insegnamento dello spirito e fine della materia

La visione di Giovanni sul viaggio e il ritorno ‘giudicato’ di Maurius a Roma – A sera Giovanni insegna a tutti con parole dall’alto

                        1.                  Giorni sono passati e si trae un lungo respiro. ‘È andato via!’. Perfino il tribuno si è ritirato; egli deve attendere che cosa succede a Roma. Carica su Giovanni la sua inquietudine quando s’incontrano sulla spiaggia, dove il Sole sorge rosso oro dal letto d’acqua. Per un po’ siede qui in silenzio, e Giovanni non lo disturba. Lui sa attendere, perché – vede…

                      2.                    “Puoi tu dire che cosa succederà?”, domanda lui all’improvviso, e fisso guarda l’orizzonte nel quale ondeggiano ancora nebbie bianche. “Lo posso, sì”, dice lui, “tuttavia ti devo riprendere: dovresti avere più fiducia! Devi certo sapere che il nostro caro Signore ti ha abbondantemente benedetto”. – “È questo che mi opprime, Giovanni”. Un profondo sospiro, dal quale scaturisce il tormento dell’anima. “Quanto amore, quanta luce ed aiuto, tutto non meritato; e quando si deve dare buoni risultati – finito!”.

                      3.                    “Non è finito ancora per molto”. Un sorriso s’imprime sul volto del discepolo. “Tu vuoi sapere come vanno le cose a Pretias? E Maurius? Vedo il suo viaggio”. – “Tienimi costui a distanza rispettosa! Mi son dato arie di un uomo forte, ora devo prima ritrovare me stesso. Come però? Puoi dirmi questo?”. – “Certo! Vuoi sentire una lode oppure un biasimo?”. Cornelio alza lo sguardo stupito.

                      4.                    “Questo suona come se lo avesse detto il Signore. Dal Suo biasimo c’è da imparare. Troppa lode può uccidere molto”. – “Una parola vera! Oh, oggi il Maestro non ti loda, ma non esprime nemmeno un biasimo. Hai lottato duramente con te stesso per giorni interi, ed hai guardato di sbieco la tua angoscia. Con ciò sei di nuovo sulla retta via, ed i pochi giorni, nei quali pescavi nel torbido, il Maestro li ha coperti amorevolmente”.

                      5.                    “Allora Gli devo essere molto grato. È sempre stata la sua immensa amorevolezza che – come devo dire? – sorgeva dalla fonte della Serietà, cosa che mi ha incatenato così saldamente a Lui. Io, romano libero, sono Suo prigioniero”. – “Oh, Cornelio, meravigliosamente riconosciuto! Siamo stati tutti catturati dalla Sua maestosità, dalla Sua intera Essenza, non liberi nella libertà del Suo Amore! Questo è il Divino, Divino che noi possiamo comprendere, senza esaurire la Sua profondità. Perché dunque? Non è sufficiente sapere: siamo Sua proprietà?”.

                      6.                    “Così penso io, soltanto, non posso dirlo. Semplicemente una differenza tra te e me”. – “Quale?”. – “Ebbene, ascolta un po’! Tu sei un discepolo, io sono soltanto …”. – “Fermati, se non vuoi affliggere il Maestro!”. Un serio avvertimento che attraversa l’anima di Cornelio. Alza lo sguardo in modo interrogativo. “Noi siamo Suoi figli e figlie, indipendentemente da quale compito abbia ognuno. Questo non ci differisce in nulla, perché tutto significa ‘servire insieme’.

                      7.                    Tu hai molti schiavi ed ognuno deve fare cose differenti. Non aiuta così alla comodità e benessere della tua casa, quando il più basso la tiene pulita, come quello che ti porta il cibo, ti versa il vino?”. – “Una volta non riflettevo così su queste cose, non ero abituato a nient’altro. Solo mediante Simeone, l’angelo superiore – che non dimenticherò mai – in me si risvegliò qualcosa, finché stette completamente dinanzi a me: hai vissuto così, tu devi vivere diversamente! E la Dottrina del Maestro fece risplendere tutto”.

                      8.                    “Vedi”, sorride Giovanni, “tu puoi non solo pensare, lo puoi dire esattamente. Mi sarei meravigliato se questo non sarebbe stato possibile al tribuno”. – “Da quando sai tu qualcosa? Una volta un saggio greco mi confidò che quando s’interiorizzava – come lo faceva, non me lo disse – allora vedeva intorno ad ogni uomo un‘aura’, come lui la chiamava. Io ancora oggi non ho nessun concetto. In ogni caso – egli avrebbe letto i pensieri, soprattutto poteva anche vedere il destino di colui al quale sapeva svelare la sua aura. Si esprimeva pressappoco così. Lo puoi anche tu?”.

                      9.                    “Non così, come il greco. A quest’uomo ben riusciva riconoscere qualcosa; soltanto chi rimaneva chiuso in sé, qui non poteva vedere nulla, né il passato, né il futuro, né i pensieri. È completamente diverso quando DIO ci fa contemplare ciò che EGLI concede solo a pochi per il bene degli uomini, e questo, non perché i pochi sarebbero i prescelti. Per Dio non esistono delle eccezioni, altrimenti dovrebbe amare gli uni di più, gli altri di meno.

                    10.                  Dal sentimento – per il bene del prossimo – si può già riconoscere qualcosa in costoro; in questo, infatti, il greco ha ragione: ogni uomo ha un’aura, raramente cosciente, la quale si può sentire e percepire. Tu stesso lo hai rivelato spesso: stando vicino ad un uomo, ti sentivi attirato oppure respinto, hai quindi percepito la sua aura o irradiazione, anche se non trovavi nessuna parola, e non potevi vedere nulla.

                    11.                  Ma se Dio ci dà una ‘visione’, allora non abbiamo bisogno di cose esteriori. Così è più facile poter riconoscere con e mediante la visione l’irradiazione del prossimo”. – “È sbagliato impararlo?”. – “Oh no, se a ciò non si unisce un malvagio agire. Il tuo greco ha compiuto delle opere buone. Purtroppo avviene raramente, spesso c’è dietro soltanto orgoglio ed egoismo. I ciarlatani si fanno pagare per questo. In quel caso sorge dal pozzo oscuro dell’anima; da questo ci si deve guardar molto.

                    12.                  Vuoi sentire ciò che ho visto io? È stata la notte dell’altro ieri”. – “Volentieri, mi potrebbe calmare”. – “Solo il Signore ti può calmare, e sii consolato: ci sarà una lunga pace sull’isola. Di ciò che accadrà più avanti, non ce ne dobbiamo ancora preoccupare. Quindi, ascoltami adesso.

                    13.                  Da ponente veniva qua una cortina di nuvole, due giorni dopo la partenza di colui che voleva disturbare la tua pace”. – “Non la tua?”, lo interrompe Cornelio. – “No, perfino se incappassi io stesso in una tale oscura cortina di nuvole – inteso la macchinazione, non quella della natura. Quello che ti opprime, è buono. Facendo scrivere di lasciare l’eredità dei tuoi averi ai nazareni, non ti sei sbagliato nello scegliere l’amministratore; anche lui si è lasciato prendere dal Maestro. Ecco, ora hai nuovamente pace del tuo cuore.

                    14.                  Maurius rideva, il vento dapprima lo spingeva letteralmente verso ponente. ‘Qui si vede’, si stizziva, ‘lo strano tipo’, era inteso io, ‘mi ha vaneggiato qualcosa, cui purtroppo ho creduto. Ah, io agisco! Aspetta, mio tribuno, verrò ancora, a te, ai tuoi ladri insieme all’isola!’.

                    15.                  Non aveva ancora finito di parlare, ecco che il vento cominciò a girare. Le galee oscillavano e due quasi si cozzarono a causa delle alte onde. Ieri la cortina di nuvole ha coperto completamente il mare, verso ponente, dietro Creta. Il vento diventò un mulino. I suoi rematori – questo però la sua anima dovrà un giorno ripagarlo amaramente – li fece frustare, essi erano senza forza e non riuscivano più a remare. Molti remi erano spezzati; e poiché stupidamente fece issare tutte le vele, sebbene il suo capitano dicesse il contrario, esse furono stracciate. Per tutta la notte la Triga andò in giro come in un grande cerchio, le navi, danneggiate peggio che la Cornelia che mi ha portato qui a Patmos.

                    16.                  Incomprensibilmente si lasciò andare del tutto, e non mancò molto che l’equipaggio lo avesse gettato in mare. Oggi navigano con metà forza a remi”. – “Non glielo voglio augurare”, non è facile vincere l’umano, se uno era troppo malvagio. “Mi dispiace per gli schiavi. Io ho tenuto i miei; se li avessi lasciati liberi, sarei stato disprezzato e, al massimo, sarebbero capitati in una casa malvagia”.

                    17.                  “Hai fatto bene. Non lo dimenticheranno mai e tutta la tua gente crede nel Signore”. – “Di questo sono lieto. Ora andiamo a fare colazione, ascolterei volentieri quel che succede a Roma”. – “Fin dove è utile, devi conoscere la visione. Dio non dà tutto in una volta; una visione può gravare su un’anima”. – “Me lo posso immaginare”, mormora il tribuno,“sono molto grato che io non possieda nessuna visione”.

                    18.                  Nella taverna si trovano già Cronias, Nicodemo, Scubatus e alcuni legionari alla grande tavola. Solerte, il siriano porta il cibo, in più un vino leggero come piace a Cornelio, il quale è seduto al triclinio con i suoi amici. Vicino alla torre scorre una limpida sorgente. Da questa si attinge volentieri l’acqua per mescolarla al vino. Una volta Cornelio non lo avrebbe fatto, sorride di sé. “Che cosa c’è?”, domanda Nicodemo.

                    19.                  “In Cana, Gesù ha fatto dall’acqua un forte vino, e Lui sapeva: il vino è buono, il vino può essere dannoso. Ah – in Sua presenza e davanti al Suo vino nessuno si ammalò. Una volta, Simeone m’insegnò quanto si sarebbe potuto sopportare un vino leggero o un vino forte. Con questo consiglio mi sono sempre trovato bene”. – “Non ho fatto conoscenza con Simeone”, dice Giovanni, “intendo a Gerusalemme; altrimenti lo conosco bene, soltanto, non posso descriverlo. La conoscenza proviene dal Cielo”. Nicodemo fa cenno col capo:

                    20.                  “Lo comprendo. Da Simeone ho imparato molto, anche che si è proceduti dal Regno della Luce, per quanto si mantenga la fedeltà al Cielo. E là i figli di Dio sono a Casa, essi si conoscono; soltanto durante un cammino temporale nella materia, non si sa, come e con chi si era stati una volta insieme. Quando un giorno si ritorna a Casa, allora ci s’incontra di nuovo. Anche tu, quale discepolo di Gesù, provieni dall’Alto e conoscerai molto bene Simeone-Gabriel”. – “Anche tu, e Cornelio”, è un ascolto interiore nella voce del cuore, “Simeone chiamava il tribuno, il suo ‘piccolo fratello del Cielo’.”.

                    21.                  “A quel tempo, ah, ero beato ed oppresso. Io, ‘uomo d’armi’, e poi un fratello del Cielo, là non esistono armi”. – “Certo, anche là esistono, soltanto che sono usate in modo del tutto diverso che su questa Terra. Qui, per raggiungere il potere con assassinio e guerre; là, per guadagnare le anime con il potere. Quale differenza! Non si può quasi descrivere con parole umane”.

                    22.                  “È sicuramente da sentire solo nello spirito”, dice Cronias. “Questo si sente come una beatitudine”. – “Di questo purtroppo non comprendo molto”, Scubatus è addolorato, “ma se ci si lascia guidare volentieri, si arriva lo stesso un giorno nel Regno”. – “Certamente”, consola Nicodemo, “ogni uomo che si affida alla fedele Conduzione di Dio. Lui si è definito, a ragione, il ‘Buon Pastore’. Il vecchio pastore sull’isola pascola i suoi agnelli, da cui si può anche imparare”.

*  *  *

                    23.                  Cornelio ispeziona il porto con Cronias; c’è sempre qualcosa da riparare, come le due galee che usano la guarnigione. Sulla terraferma sono impiegati degli schiavi per il lavoro, essi sono contenti e non vorrebbero essere in nessun altro luogo. Compiono al meglio il lavoro. Un legionario, che riconosce la Dottrina di Gesù, è il loro superiore; il tribuno può fare affidamento su di lui.

                    24.                  Un giorno Cornelio imbarcò a fatica un paio di cavalli, i quali non esistevano ancora su Patmos. In un primo tempo i pescatori li temevano, ma presto la loro paura scomparve. I capi cavalcano lungo la costa. Sulla terra ferma, da dove si possono raggiungere insenature nascoste, si deve continuamente controllare. Giovanni si è abituato ad un cavallo, e lui li conosce; non c’è, infatti, nessun alto romano che non avesse un cavallo. Soltanto Nicodemo, che come sacerdote dipende da un asino, non può fare altro che accarezzarli.

                    25.                  Il controllo procede bene, ed è già il primo pomeriggio quando Cornelio si presenta nella torre. Davanti a Giovanni c’è un papiro non scritto. “Vuoi scrivere? Allora ritorno più tardi”, si scusa. Per lui è sempre importante non disturbare il discepolo nel suo lavoro della Luce.

                    26.                  “Rimani; ciò che devo scrivere mi è certamente dato, tuttavia l’uomo, quale figlio di Dio, deve riflettere che cosa deve passare ad altri, altrimenti sarebbe soltanto una creatura. Se fosse così, saremmo anche liberi da ogni peccato; Colui che ci lega, infatti, non ci lascerebbe fare niente da noi stessi. Saremmo meno che animali, i quali, nonostante la legge della natura, vivono nella loro piccola libertà.

                    27.                  Tu ti sei chiamato ‘prigioniero del Signore’. Proprio questo permette di essere un figlio libero che deve pensare da se stesso, perché dai pensieri sorgono prima le parole, poi i fatti. Così otteniamo la coscienza superiore che ci lega liberamente al Creatore. Ne parleremo ancora una volta. Allora, se vuoi, adesso parliamo di Roma”.

                    28.                  “Ad un tratto non me ne importa più, Giovanni. Sarebbe più importante ciò che vuoi scrivere”. – “Questo potrà seguire. Per te è bene se cade l’ultima pressione dalla tua anima”. – “Hai ragione; volevo essere più forte di quello che sono, volevo dimostrare che non mi preoccupa più il lato umano. Ah, così un piccolo verme ha davvero rosicchiato”. – “Ora lo eliminiamo”. Si siedono ad una delle finestre, dal mare viene una buona brezza. Giovanni dice:

                    29.                  “Te lo riferisco così come se fosse adesso. Le galee approdano. Il capo portuale è sconvolto quando ispeziona i relitti. ‘Non ho mai visto ancora una cosa simile’, impreca contro il capitano. ‘Nessuna tempesta ha mai ridotto così le nostre navi. Non si possono più usare! Che danno, e proprio adesso che ci serve ogni nave! Dove sono le vele? I remi qualche volta si spezzano, lo so anch’io; ma gli alberi e le vele? Rispondi, se non vuoi che ti costi la testa!’.

                    30.                  L’equipaggio indica Maurius. Il portuale si rivolge a lui. ‘Hai tu a che fare con la faccenda?’. – ‘No’, mente sfacciatamente, ‘io ero controllore su Patmos. ‘Ma questo è il colmo’, interrompe uno. ‘Il capitano non voleva issar le vele, sebbene non si potesse più remare. Maurius ha battuto gli schiavi’. Questo è proibito, dato che si deve ricorrere a loro. Il capo portuale aggrotta la fronte in rughe diritte. Ci vorrà ben una settimana, prima che gli altri si possano di nuovo mettere in azione. E tuttavia dieci galee devono andare verso l’Iberia; ora mancano proprio queste tre.

                    31.                  Si mette davanti a Maurius. ‘Hai preso tu il comando che spetta al tribuno della nave?’. – ‘Dovevo giungere a Roma urgentemente e… uscire dalla tempesta …’. – ‘Basta, di questo devo far rapporto!’. Maurius diventa alquanto piccolo, con ciò si è già giocato il gradino di slancio, come voleva lui. ‘Puoi andare!’. Volta le spalle a Maurius, porge la mano al capitano e dice: ‘Perdonami, non lo potevo sapere. Perché ti sei fatto superare? Il comando stava nelle tue mani’.

                    32.                  ‘Maurius mi ha presentato il rotolo, in seguito al quale avrebbe dovuto assumere lui il comando della Triga, se …’. – ‘Ma non esiste! Ebbene, vi siete comportati da prodi’. Egli provvede all’equipaggio e ai rematori, ognuno è tanto prezioso per Roma, non si può rinunciare a nessun uomo, quindi di nuovo non si aiutano per umanità; in tutti i casi – così rimangono in vita”.

                    33.                  “Si dovrebbe augurar loro di non sopravvivere, allora la loro pena sarebbe finita”. Cornelio è tormentato. “Bene, amico mio, ma tali aguzzini vivranno un giorno nell’aldilà incomparabilmente in maniera più dura dei poveri schiavi. Nel frattempo il capo portuale ha già impiegato un esercito di altri che appartengono al servizio del porto.

                    34.                  La missione per l’Iberia si protrae di una settimana. Il popolo sulla costa, dove le truppe devono approdare, riceve dai pirati un avvertimento; dappertutto, infatti, ci sono spie, ed essi fuggono velocemente nell’entroterra, incendiano ancora le loro casette, devastano ciò che possono ancora devastare. Questo ritarda un po’ l’avanzata. – Ma noi vogliamo seguire Maurius.

                    35.                  Egli si annuncia mogio mogio ad Aurelius. Costui lo accoglie così, come se portasse un buon messaggio. Solo che, Sejananus ha già fatto rapporto al senato, è stato anche dall’imperatore. Questi è di luna buona, cosa che non succede sempre, ha dettato al suo primo scrivano cose d’ogni genere. Al nostro Sejananus lasciamo la gioia di comunicarti cose più precise”.

                    36.                  “Aspetto volentieri. Come si è cavato d’impaccio Maurius? Lo vorrei sapere. È già a Roma?”. – “No, è un’anteprima ciò che ho riferito. Ed avviene così: Aurelius chiama i senatori dove Maurius deve riferire. Nel frattempo è arrivato anche il rapporto del capo portuale. Maurius diventa bianco, anche Pretias, entrambi volevano spartirsi la tua ricchezza. Aurelius è così indignato che non concede nessuna grazia e, presso l’imperatore, pretende perfino di emettere sui due il verdetto di morte.

                    37.                  In seguito a ciò che Sejananus ha riferito di te e di me, l’umore dell’imperatore è ancora mitigato. ‘Oggi non voglio far morire nessuno. Di là delle colonne d’Ercole (Gibilterra) si trova un’isola che non è abitata, come mi è stato una volta riferito. Là i due saranno abbandonati, si dovrà lasciar loro qualche attrezzo, allora potranno stentare la loro vita come vogliono’.”. “Non è più duro della morte?”. Giovanni tristemente lo ammette. Perché… lui vede.

                    38.                  “Moriranno, c’è poca acqua, e la solitudine è il loro più grande tormento. Con questo, possono venire al discernimento. Quindi in tal senso il verdetto è giusto, ma non da parte dell’uomo. È faccenda di DIO, cosa che LUI sa impiegare!”. – “Certo; Dio sa anche invertire le cose, se…”. – “Noi abbiamo un Dio meraviglioso; Egli impiega, Egli inverte, Egli può fare tutto diverso. Oh, Egli ‘fa’ secondo la Sua Volontà abituata al bene!

                    39.                  Se stiamo all’ombra della Sua Grazia, allora abbiamo sulle vie del nostro cammino ciò di cui abbiamo bisogno, ciò che serve alla nostra anima”. – “E per lo spirito?”, domanda il tribuno. “Il Maestro ha detto spesso che lo spirito starebbe sopra tutto e – ancora una parola, non mi ricordo più precisamente, dove Egli ha indicato Dio come SPIRITO”.

                    40.                  “Su questo ho riflettuto poco fa. Fu quando una samaritana poté parlare con Lui al pozzo di Giacobbe e chiese dove si dovesse adorare Iddio [Giov. cap.4]. Allora Gesù diede una risposta che tutti gli uomini si dovrebbero scrivere nel cuore, e molti errori scomparirebbero, ora, e più tardi ancora molto di più. Egli disse: ‘Dio è Spirito, e coloro che Lo adorano, devono adorarLo nello Spirito e nella Verità!’.

                    41.                  Noi abbiamo una scintilla di spirito proveniente da Lui, non lo possiamo afferrare pienamente, perché lo SPIRITO non è mai esauribile, né nel riconoscimento né nella Sua Essenza, – allora la nostra parte di spirito non ha bisogno di nessun avanzamento, di nessuna salita. Esso è dato da DIO, e la parte puramente personale di Dio è buona! Noi però dobbiamo dare la precedenza allo spirito in noi.

                    42.                  L’anima – perfino se proviene dalla Luce – deve portare una parte dell’oscurità nelle nostre vie di assistenza, altrimenti il nostro cammino sarebbe del tutto inutile. L’anima ha bisogno di procedere, di salire, di ritornare nella Casa del Padre”.

                    43.                  “Ho ancora qualcosa sul cuore”, dice Cornelio supplichevole. “A Maurius hai parlato dei giudizi del mondo che rimarrebbero finché questo mondo un giorno sarà cancellato. Ho riflettuto spesso su questo e non sono giunto a nessun risultato. Gli uomini si moltiplicano, nuovi paesi sorgono. Dove c’è da prevedere una fine?”. – “Questo ce lo riserviamo per la sera, quando saranno presenti anche gli altri. Adesso vorrei scrivere”. Con cautela, senza parola e senza saluto, il tribuno esce, va verso la spiaggia, dove si siede volentieri. Come se le onde gli portassero altrettanto la Rivelazione di Dio, per lui è così solenne, completamente meraviglioso. Fino a sera si raccoglie in se stesso.

                    44.                  Sopravviene una mite serata, all’infuori di un leggero moto ondoso, tutt’intorno c’è un solenne silenzio di Dio, e le stelle si riflettono nell’acqua. La comunità della torre si è radunata al completo. Nicodemo tiene un libero servizio di Dio, senza rituale. Parla di quella Parola ‘Dio è Spirito’, e la può spiegare così che ognuno ne ha una benedizione. Cornelio riflette, oggi si sarebbero radunati solo i più maturi, ma per lui è giusto. “Anch’io prima non ero maturo”, pensa alla più bella conoscenza di se stesso, “e tuttavia un Simeone si è affaticato per me e – il Signore!”. Ora parla il veggente di Dio.

                    45.                  “Cari Amici, non sempre è facile attenersi alla buona ragione. A volte si nota la differenza solo quando si sbaglia. Quando si rientra in sé, ci si propone seriamente di non ripetere tali errori, allora troviamo l’avanzamento passo per passo, questo, così detto, perché c’è anche un indietreggiamento se non si pensa al miglioramento. Qui, detto esclusivamente per riguardo alla nostra anima.

                    46.                  Il nostro fedele custode mondano, il tribuno, si è dato del tutto al Signore, e così sorgono in lui grandi domande, domande che l’uomo generico allontana volentieri da sé. A Maurius, che voleva fare il grande qui da noi, io avevo scoperto la sua ingiustizia, dico ancora che l’ingiustizia rimane nell’umanità, perché essa non vuole essere assolutamente diversa, finché la materia un giorno sarà cancellata. Quando sarà questo? Che cosa significano giudizio universale che in un lontano futuro adombrerà quest’umanità?

                    47.                  Non vi dovete preoccupare, anche se il male di questo mondo non cesserà completamente in voi. In Maurius lo avete sperimentato e, più spesso, attraverso i pirati. Alcuni di loro sono oggi tra noi, sono cambiati e si sentono come rinati. Oh, quando un uomo si dà a Dio, allora egli è – come dice il Maestro – rinato con acqua e spirito nell’anima; e purezza e conoscenza sono i sostegni della sua via.

                    48.                  Giudizio universale! Non è giudicato il pianeta, perché è senza peccato, è un’opera della Creazione proveniente dalla Mano di Dio. Egli ha rivelato su di esso, per vero come il più basso nello spazio, proprio ora le Sue magnificenze. Veramente non soltanto su di esso; ovunque, infatti, nell’intero spazio della Creazione agisce il Suo Amore e la Sua Misericordia. La Terra è una parte speciale del ‘semenzaio di Dio’; qui s’incontrano i sommi luminari e le compagnie più basse.

                    49.                  Su questa Terra e nella sua cerchia un giorno fu fissata la tenebra della caduta. Perché proprio qui? In sé, questo non ha importanza. Doveva esserci una parte di spazio, dove i precipitati dovevano subire la loro purificazione. Proprio questa parte di spazio si trova sotto il fuoco incrociato della Sua Serietà e della Sua Misericordia. Senza il serio intervento di Dio – come potrebbe giungere una povera anima da sé al discernimento? Come sarebbe possibile la Redenzione senza la Misericordia –?!

                    50.                  Oh, nell’uomo è giudicato il mondano! Gli oscuri potevano tentare; soltanto così, infatti, essi perdono la forza. Per questo ci vuole certamente ancora molto tempo. Il genere umano deve portare la sua parte nel giudizio universale. Attraverso la croce di Gesù, l’oscurità è stata totalmente aperta con un urto, e gli oscuri, di cui ne esistono come la sabbia nel mare, vengono riscattati. Quanto più si avvicina la fine della materia, tanto più grande diventa l’oscuro flusso che si espande particolarmente nel mondo.

                    51.                  Il Signore lo ha annunciato, ma, non senza quella grande consolazione:

Il Cielo e la Terra passeranno, ma le Mie Parole non passeranno!’ [Matt. 24,35]

Le Sue Parole sono la certezza data a noi, nella quale siamo al sicuro. Certo, talvolta sembra come se Dio non possa aiutare. Oh, EGLI lo può sempre! Quella Parola si è marchiata a fuoco in noi:

Vi lascio la pace, vi do la Mia pace. Io non do a voi come dà il mondo. Il vostro cuore non si spaventi e non abbia paura’. [Giov. 14,27]

                    52.                  Come scompare ora la materia? Ecco che un giorno si dirà”, Giovanni vede per il momento già delle immagini che avrà più tardi nell’ultimo tempo su Patmos, “questo mondo va improvvisamente a picco. Dove? Non esiste nessun sotto e nessun sopra, nessuna lontananza, nessuna vicinanza, attraverso la quale non spiri l’ATMA[8] di Dio! La caduta, insieme all’oscurità, scompare. Ben inteso: la caduta, non i caduti! Chi è caduto, verrà un giorno risollevato.

                    53.                  Qui non c’è nessuno di voi che non ha già visto morire un uomo. La morte viene incontro a un uomo quasi sempre lentamente, cosa che è una grande Grazia – per chi ne approfitta. Allora l’uomo ha ancora tempo di fare i conti con se stesso. La morte può anche venire all’improvviso, cosa che accadrà specialmente in quel tempo lontano, dove non si sa, come si deve vivere materialmente – come si vorrebbe vivere. Là domina la voglia del mondano.

                    54.                  Come gli uomini possono morire lentamente, così lentamente si dissolve la materia del mondo dopo la ‘croce del Golgota’; come nei suoi ultimi giorni, il cui tempo non abbiamo bisogno di conoscere, la morte coglierà di sorpresa gli uomini, dal momento che in un giorno possono morire, strappati via, innumerevoli uomini, attraverso la potenza del materiale, quindi la materia viene allora disciolta più velocemente, dapprima gli estesi margini, finché si restringe la spirale, ed in ultimo colpisce il nucleo dell’oscurità: il vicino margine di questo mondo ed esso stesso.

                    55.                  Alcuni nati nella Luce noteranno anche che la sventura non viene mai data da DIO. L’umanità stessa si scava la fossa dell’avversità. Dio, infatti, è buono! Quella parte della libertà dei figli, la quale serve allo sviluppo di un figlio, quella influisce nel potere del mondo. Dio lo tollera, soltanto – non senza la Sua superiore vigilanza! Se questo non fosse il caso – già adesso questo mondo e molto altro non esisterebbe più, cosa che si può scorgere nel firmamento per noi sconfinato: Sole, Luna e la pluralità delle Costellazioni.

                    56.                  Con ciò molte anime sarebbero perdute in eterno, mai troverebbero l’uscita dal loro esilio. Che cosa sarebbe successo allora? Dio avrebbe potuto gioire della Sua Magnificenza? Non dovrebbe guardare sempre la ‘parte esterna?’. E dove rimarrebbe l’Onnipotenza del Suo Amore? Non farebbe Egli tutto, per riportare a Casa quelli che si sono perduti da se stessi?

                    57.                  Amici, l’Eterno non ha bisogno di fare prima questo. Lo ha già fatto, dalle Eternità, e come chiave di volta attraverso la croce del Golgota! Egli ha aperto la porta e non verrà mai più chiusa, finché l’ultimo figlio più povero non abbia intrapreso la via del ritorno. E, come schiera su schiera trova la via per il ritorno in Patria, così si sbriciola una cosa dopo l’altra della materia.

                    58.                  La materia serve solo come luogo di transito per i precipitati; per questi in particolare sta la croce sul Golgota, per questi Dio è apparso come un Uomo. Che cosa sarebbero i perduti, infatti, se non fosse avvenuto per loro l’Atto sacrificante del Signore?! Qui sono rinchiusi tutti i viandanti che vanno nella materia nel servizio del sacrificio, su questo mondo e altrove. Ovunque agiscono le fedeli mani paterne di Dio!

                    59.                  E ancora, il paragone, come la materia passerà: se un uomo è morto, dura in ogni caso ancora a lungo finché si dissolve il suo corpo. L’involucro di carne muore solo un po’ alla volta, finché in ultimo passa anche lo scheletro. Così, lentamente – per amor dell’alta Grazia – muore la materia, la sua morte di resurrezione!

                    60.                  Pure noi ne siamo legati, noi abbiamo bisogno spiritualmente di una morte di resurrezione. Con il distacco di ciò che ci ha legato attraverso la via peregrina, andiamo incontro alla Patria di Dio. In uno potrà svolgersi lentamente, nell’altro velocemente – ognuno è guidato da Dio, dal Suo Amore e dalla Sua Misericordia.

                    61.                  Catturati nell’Amore di Dio, posti sulla via dello sviluppo, sotto la guida di Dio e con vera serietà dobbiamo dire:

Padre, la Tua Volontà sia fatta in ogni tempo!’,

così siamo giunti su questo piolo della nostra scala del Cielo. Là non c’è nulla che possa spaventare il nostro cuore. Certo, dobbiamo vivere ancora in modo terreno, nell’impulso di conservazione, ma allora il nostro spirito ha assunto il potere. Si ha la brama di ritornare nella Casa paterna.

                    62.                  Chi si vuol liberare di Dio – nessuno lo può sapere, – dovrà riconoscere un giorno: l’Amore paterno lo ha fermato, non ha fatto, per così dire, nulla per la parte di tempo della vita materiale, ha lasciato andare l’uomo nello smarrimento scelto da se stesso, perché ogni strada sbagliata ha un limite. Là non c’è un avanti, là c’è soltanto il fermarsi, cui può seguire una conversione, e deve seguire.

                    63.                  Nessuno può fermarsi per sempre, né in maniera materiale, tanto meno in maniera trascendentale, cosa che si riferisce unicamente alla parte animica. Si comincia di nuovo a camminare, spesso a lungo in modo incosciente. Come un piccolo fanciullo cammina a piccoli passi attraverso le viuzze e non sa dove sta andando, proprio così succede ad ogni anima, ad ogni essere senza luce! Ogni conversione ha però per conseguenza il ritorno a Casa.

                    64.                  Non diversamente sarà un giorno con la materia. Se lo Spirito creativo di Dio non avesse pulsato attraverso la materia, sin dal principio, quando Egli la creò per la caduta, – non avrebbe potuto sussistere per un secondo di eternità! La forza di conservazione, una parte essenziale della Potenza creativa, farà sorgere da ogni sostanza grossolana un’opera nuova. Dove, come, quando – nessun figlio lo afferrerà. Quando però il nuovo mattino della Creazione sarà giunto, allora gusteremo l’immensa bontà di Dio, la quale ci concederà una parte nelle meraviglie delle Sue Magnificenze.

                    65.                  Con tutto ciò che ho potuto dire, è chiarita la questione dell’uomo: ‘Perché ha Dio …?’. Il Suo santo ‘perché’ raramente gli uomini lo riconosceranno pienamente. Chi si piega totalmente alla Volontà di Dio e riconosce – in tutte le cose – la Sua conduzione, sostituisce la parola interrogativa ‘Perché’ con quell’altra:

Signore, quello che Tu fai, è ben fatto!’.

*  *  *

                    66.                  Il mattino successivo s’incontrano Giovanni e Cornelio sulla spiaggia, dove guardano verso la luce che splende lentamente sull’acqua. Lì stanno seduti a lungo senza parlare. Il veggente attende, egli nota che il romano ha qualcosa nel cuore. E questi comincia anche, dopo che il Sole si è completamente alzato.

                    67.                  “Il tuo discorso di ieri mi ha profondamente toccato, anche ciò che ha detto Nicodemo. Quanto è bene che ho potuto salvarti. E Maria, la cara donna. Per giunta aspetto presto la notizia, ho inviato uno a Capernaum”. – “Tu sei veramente il nostro migliore amico”. – “Ah sì? Non è il Salvatore il nostro migliore Amico?”. – Un cordiale sorriso di Giovanni: “Tu sai che cosa intendevo dire. Ti ho chiamato il fedele custode mondano, e qui tu sei appunto il nostro migliore amico, diciamo – un fedele. Così abbiamo scansato bene il pericolo”.

                    68.                  “Sarebbe molto strano se il veggente di Dio non lo vedesse giustamente e lo interpretasse adeguatamente. Quello che ti volevo chiedere è che qualcosa non l’ho capita: il legame di libertà. Tu eri catturato e legato e non eri libero. Certo, di fronte al Creatore si sarebbe –”. Cornelio si blocca, egli non sa, se e come lo deve chiamare.

                    69.                  “Lo senti in te”, dice Giovanni, “ti mancano le parole per sciogliere il nodo. Quando ero legato, non ero un uomo libero; ma il mio spirito andava per vie libere, andava con Gesù al Getsemani e – al Golgota. Nessuno poteva ostacolare queste vie del mio spirito, perché le guardie non ne avevano nessun presentimento. Vedi, così ero saldamente legato sulle vie di Gesù, non potevo pensare nient’altro, perché ero un prigioniero – il Suo, così come lo sei tu.

                    70.                  Ero io costretto a pensare così? Non avrei potuto pensare anche al mio futuro, futuro che umanamente stava davanti a me nel buio? Non potevo preoccuparmi di come avrei potuto fuggire? Esistevano anche dei momenti incustoditi. Guarda, io non dovevo percorrere nell’interiore le vie di Gesù, l’ho fatto totalmente libero. L’Amore però, col quale il Signore ci sommerge, questa era la catena, e questo è sempre un legame di libertà.

                    71.                  Se non stessimo sotto la Potenza creativa di Dio, se non ci guidasse, sapendo: LUI solo ci può conservare! Oh, saremmo meno che un lieve vento che sfiora le nostre guance e poi passa. Non si sa da dove viene, né dove va, se sfiora qualcun altro oppure si disperde del tutto.

                    72.                  Ma la Potenza del Creatore non ha nessun ‘rigido obbligo’, per quanto si tratta dei figli di Dio. Il cammino degli astri insieme alla natura, che possiamo osservare materialmente, sono subordinati ad una necessità, perché senza di questa, nulla sussiste. Possiamo sondare la necessità della Creazione? Oh, no, non ne abbiamo neanche bisogno. Per noi basta sapere: il Creatore guida tutte le cose, LUI le ha fatte!

                    73.                  Certamente anche per noi vale un ‘obbligo’ proveniente dalla legge della Vita, con cui Dio borda meravigliosamente le nostre vie. Quest’obbligo è la bordatura dell’intera vita, riconoscibile totalmente solo nella Luce, come oggi quel primo vago bagliore all’orizzonte, con questa differenza: il Sole sorgeva, lo vedevamo muoversi. L’orlo della vita rimane per noi sempre un orizzonte, perché passiamo da un’esistenza nell’altra, infinitamente mutabile, sempre di nuovo in nuovo e, sorgendo meravigliosamente; e questo colma tutti i giorni della Creazione.

                    74.                  Lo scorrere di un giorno non si può né fermare né affrettare, però all’interno dello stesso noi siamo liberi, finché non lo condiziona il piccolo obbligo della vita: lavorare, mangiare, bere, dormire e ancora parecchio altro di più. In ciò ci si sente non costretti e, ciò nonostante, lo si deve fare. Così pressappoco, soltanto in maniera più creativa, è l’alto obbligo della vita che ci lega al Creatore, procedente dalla vitalità che Egli ci dona continuamente. Nel Regno, Cornelio, un giorno ringrazieremo Dio, per il fatto che ci ha legato così saldamente a Sé. Non vorrei mai più essere lasciato da Lui”.

                    75.                  “Nemmeno io”, dice a bassa voce il romano, “se – se Dio vuole tenermi volentieri presso di Sé”. – “Non far che questa sia una domanda, al massimo una preghiera, consolidata con la consapevolezza: è così! Dio ci tiene volentieri presso di Sé, e precisamente non soltanto dall’altra parte, quando abbiamo terminato la nostra piccola via attraverso la materia. No – Egli ci tiene sempre saldi! Un giorno nel Regno, ora nel transito di un cammino terreno, e poi nuovamente nella Luce, nella Casa del Padre”.

                    76.                  Cornelio medita tra sé: “Di nuovo un cibo pesante”, e sospira assorto, “non l’ho del tutto digerito. Così, nel piccolo, però, l’ho afferrato. Ti ringrazio e sono lieto che io possa sapere anche questo. Sai, Giovanni, non ti libererai più di me. Con me avrai molto da fare. Devo e voglio sapere ancora tanto. Ah, ecco, c’è subito una ‘necessità’. Devo procedere nella conoscenza, vorrei per una volta portare volentieri il mio lumicino all’Altare maggiore, affinché Dio la possa contemplare”.

                    77.                  “Posso darti un consiglio?”. – “Sempre, Giovanni!”. – “È ciò di cui perfino io stesso ho bisogno ed allora stiamo mano nella mano. Come desiderio il pensiero è buono; ma è meglio se depositiamo il nostro lumicino, il nostro dono riportato, al bordo di tutte le Sue Magnificenze. Se Dio stesso lo viene a prendere, la nostra beatitudine raggiungerà il grado più alto pensabile, di volta in volta nel tempo, in cui accade questo e quello.

                    78.                  Parecchi figli vorrebbero recarsi davanti all’Altare maggiore. Là Dio coglie la loro nostalgia e, con ciò, copre l’errore: andar da sé, invece che aspettare! Noi aspettiamo. Finché ci guida a Sé, spiritualmente senza fermarsi. Tanto più volentieri Egli leva in alto il nostro piccolo dono e lo pone sul Focolare della Creazione. Poi la nostra gioia celeste sarà sublimemente perfetta per il Giorno dell’Amore”.

                    79.                  Quello che Giovanni dice adesso, è nuovo perfino per lui stesso; la sua anima rabbrividisce. Cornelio sta lì di nuovo seduto a lungo assorto. Lui rabbrividisce ancora di più, del tutto deliziato, in maniera inesprimibile. Ad un tratto abbraccia il suo amico del Cielo, come spesso chiama fra sé il discepolo.

 

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Cap. 10

Altri buoni insegnamenti – L’odissea del viaggio e ancora Parole del Signore

Giovanni prosegue sull’Evangelo e spiega alcuni passaggi riguardo ai morti spirituali – Per spiegarsi meglio ottiene dall’alto di far vedere ai due amici, attraverso la vista spirituale, delle immagini di anime aventi il proprio spirito morto – Ritorno della Cornelia e racconto del lungo viaggio a Roma con il ritorno vissuto come un’odissea – Una lettera di Maria a Giovanni che spiega la situazione dei credenti a Capernaum – Una consolazione a Giovanni da Gesù

                      1.                    Un paio di settimane sono passate e la Cornelia non si vede. In un primo momento il tribuno non si preoccupa, ritardi avvengono spesse volte. Troppo pochi rematori, tempo sfavorevole, e parecchie altre cose, ritardano facilmente la partenza delle galee. Per questo non ha disturbato Giovanni, per un mese intero.

                      2.                    In questo tempo il veggente ha scritto molto, talvolta spesso pensieroso: ‘La notizia è incompleta, cosa che si rileva dal camminare col Signore’. Così una scena alla piscina di Betzata e soprattutto quel discorso che rimase così incompreso[9]. Alla presenza di Cornelio ne parla con Nicodemo. È nella quinta settimana dopo il trovarsi insieme nella torre.

                      3.                    “Difficilmente comprensibile”, dice il sacerdote, dopo che Giovanni ha letto questo passo. “Purtroppo non sempre potevo essere presso il Signore; voi sapete, a Caifa e Hannas veniva rivelato quando mi trovavo presso il Maestro. Allora c’era un baccano. Il Signore però parlava sempre della Vita, di quella eterna, ed io riconobbi che non esiste nessuna morte, soltanto un morire, un andar via dal mondo, senza corpo della materia. Se adesso venisse l’ora, in cui i giacenti nelle tombe risorgessero poi alla Vita eterna, la Parola ‘eterna’ non s’accorda. ‘Eterno’ significa non solo futuro, è ciò che esiste!”.

                      4.                    “Ho riflettuto anche su questo”, dice Giovanni. “Si prendono le Parole di Gesù troppo terrenamente. Le Sue Parole invece hanno un grande senso. ‘Giacere nelle tombe’ sono i piccoli di questo mondo – quelli che pensano solo alla materia e quindi sono ‘morti di cuore’. Là lo spirito dell’uomo si trova quasi del tutto da parte, aiuta soltanto affinché l’anima non vada completamente perduta, perché essa non si lascia toccare. Perciò giace come in una tomba, e questo per lo più fin molto addentro nella vita dell’aldilà.

                      5.                    Esse vegetano come un verme, ed ecco che passa molto tempo, prima che si lasciano risvegliare, finché viene la ‘loro ora’. Che questo vale per ogni smarrito, il Signore lo dice qui molto concretamente: ‘Venite!’ Soltanto allora questi risorgono spiritualmente; soltanto pochi già in questo mondo. Per di più viene allora il tempo della vita, prima che tali anime diventino uomini, qui e altrove, questo è uguale. Il tempo infinitamente lungo per loro si può chiamare simbolicamente ‘eterno’.

                      6.                    Ora, come ‘verranno fuori anche coloro che hanno fatto del bene per la resurrezione della Vita?’. A noi il Signore lo aveva spiegato, finché giunse la conoscenza. Quelli che fanno del bene, vale per coloro che hanno un animo pronto a soccorrere, cosa che non deve necessariamente dipendere dalla fede. Ci sono dei popoli che non sanno ancora nulla di un Creatore, di conseguenza non possono neanche credere in Lui.

                      7.                    Deve Egli condannarli? Questi uomini devono, per questo, giacere a lungo in una tomba? No! Per costoro vale unicamente la tomba esteriore. Il Signore disse anche: ‘In un’ora!’ in quella loro, in cui spirito e anima si separano dal corpo. Questi risorgono poi subito, entrano nella Luce, vengono accolti subito, perfino se hanno molto da recuperare nella scuola dello spirito.

                      8.                    Ora, ancora quell’altra cosa che si lascia collegare difficilmente con la bontà di Dio. Questa è che i ‘morti nel loro cuore’ risorgeranno per il giudizio. Cornelio, afflitto, pensa di nuovo: ‘Sì, sì, ci sono anch’io; infatti, prima che riconoscessi il Signore, io ho …’. – Non dimenticare, amico mio: chi si pente, a chi si è cambiato con tutto il cuore, con tutto il sentimento, allora il Redentore parla ed ha già parlato nel tempo antico:

Anche se il vostro peccato è rosso sangue,

deve comunque diventare bianco come neve;

se è come lo scarlatto, deve diventar come lana’. [Isaia 1, 18]

                      9.                    Il giudizio significa la resa dei conti per ciò che uno ha caricato su di sé. Ma se il conto è stato liquidato, cosa che per le ‘anime morte’ è possibile soltanto dopo il risveglio, allora segue l’insegnamento, al quale può essere collegata la conversione.

                    10.                  Poi il giudizio significa il rialzare, il raddrizzare ciò che era storto, ‘la faccia’ viene voltata come riconoscimento, qui, infatti, quella libertà vale per amor dell’anima, se essa ha l’ardente desiderio per ‘il segreto tocco’ di Dio, di deporre la sua vita morta molto percepita”.

                    11.                  “Posso interrompere?”, domanda Cornelio. – “Naturalmente”. – “Spiegami, com’è da percepire una vita morta. Morto è morto! Certamente non esiste nessuna morte nella quale non esiste più niente. Questo sarebbe contrario ad ogni insegnamento del nostro Signore. Una volta Egli parlò con me dell’‘eterno Essere’, questo è il Creatore stesso e – LUI, il caro Signore, perché Lui stesso era il Padre Creatore, è e rimane.

                    12.                  Ogni uomo, se credente oppure no, proveniente dalla Luce o dalle tenebre, porta in sé la vitalità. Allora ero contento e Lo ringraziai, perché lo potevo riconoscere. Ora se si è ottenuto da Dio la scintilla della Vita, allora la morte in sé è certo eliminata. Dove tuttavia egli pone l’anima nella fossa scavata da se stesso e la si deve indicare con ‘morte’, la percezione è qui comunque possibile? Questo nuovamente non lo comprendo”.

                    13.                  “È uno di quei punti che ci da molto da fare. Ti voglio una volta guidare”. In questo Giovanni si sente profondamente beato, perché Qualcuno lo guida, un Invisibile. È la vista dello spirito. Anche il sacerdote è portato via in spirito. Si apre l’aldilà. Essi vedono una schiera che si agita come nel sonno, fa differenti cose come si fa nel sogno. E così come in un sogno, viene percepita l’esistenza: le anime sono legate al loro posto. Soltanto, nelle piccole vicinanze c’è un avanti e indietro, dal momento che sono viventi e, ciononostante, morte. Alcune vedono anche la loro tomba corporale nella materia, come il loro corpo si decompone. Questo lo sentono nella loro anima. Inutilmente esse s’incolleriscono. Ecco però…

                    14.                  Di tanto in tanto cadono dei raggi nella loro valle tenebrosa, come quando un raggio del Sole mattutino colpisce gli uomini nel sonno. Alcune, da questo, si svegliano, altre continuano semplicemente a dormire. Chi si lascia risvegliare – fino al risveglio giungono molti raggi di Grazia – ha già la sua guida accanto a sé, guida che l’anima non vede subito. Tuttavia viene portata via lentamente, su una pianura, perché il ‘salire’ è per lei gravoso. Lentamente raggiunge poi le colline, finché l’anima impara a salire. Si toglie la sua sensazione di sonno e riconosce che cosa le accade…

                    15.                  I tre nella torre si guardano stupiti. Gli occhi di Giovanni splendono, Nicodemo pensieroso fa cenno col capo e Cornelio dice una parola: “Capito!”. Una visione può spiegare molto con più facilità. “Sia ringraziato il caro Signore”, aggiunge ancora. Ora non vuole più venire con il suo fardello, fardello che lo ha già assalito. ‘Forse la galea arriva domani’, consola se stesso. Questo però non gli dà nessuna pace. Che cosa è accaduto con Sejananus, con i rematori, i quali sono quasi tutti credenti? Che sono naufragati in una tempesta, non lo crede, nemmeno nei pirati, i quali con l’ultima azione di rastrellamento sono diminuiti. Ma Roma. – Chissà se Maurius non … nonostante la previsione di Giovanni. – – –

                    16.                  La sera successiva aggrava Giovanni: “Non posso più darmi pace”, comincia. “Perfino con la più grande avversità la Cornelia è da tempo in ritardo”. – “Non condivido la tua preoccupazione, perché non è necessaria. Non porto via nulla al fedele, lui stesso ti dovrà riferire tutto. Egli ha avuto una grossa preoccupazione, quando gli giunse un ordine particolare dell’imperatore. Perfino per Aurelius questo non era giusto, e cercò di persuadere lo stesso imperatore. Costui questa volta rimase ostinato e, disse impetuoso: ‘Quello che ho ordinato, non deve essere cambiato! Guai al senato se agisce al contrario!’. Egli però non lo aveva pensato così in malo modo.

                    17.                  Ieri ho visto la Cornelia a vele spiegate e a pieni remi verso oriente dietro Creta; domani o dopo domani la nave entrerà nel porto. Contento?”. Invece di dare qualsiasi risposta, il romano si getta ancora una volta al collo di Giovanni. Corre alla finestra come se potesse già vedere adesso la nave, e ritorna al tavolo, dove Giovanni è rimasto tranquillamente seduto.

                    18.                  “Sia ringraziato Iddio! Anche te, discepolo di Gesù. Con la visione mi hai liberato da un grande fardello. Forse non sai precisamente ciò che è possibile da noi, a Roma. La Cornelia è una buona nave, l’imperatore la può requisire. È già successo con altre navi, e non soltanto adesso. Il mio capitano e i miei uomini mi avrebbero fatto molta pena se si fosse issato sulla Cornelia un'altra bandiera. Comprendi?”.

                    19.                  “Assolutamente! Certo, non sono ancora stato a Roma, ma ho sentito molto. Alla presenza del nostro Maestro, i romani Gli hanno riferito questo e quello, per – come te – alleggerirsi il cuore. Questo avveniva quando non c’era nessuno che stava ad origliare. Vedi, la tua preoccupazione sarebbe giustificata senza regia celeste. Qui Dio è intervenuto in sommo grado personalmente. Certo, non esiste nulla in cui non operino le Sue mani, spesso di nascosto, poiché il nascosto serve per la salvezza delle anime degli uomini. Aspetta, ora puoi stare completamente tranquillo”. – “Lo sono già! Soltanto, di nuovo con il ‘sommo grado personalmente’, ah, Giovanni, questa è troppa Grazia che il Signore mi concede”.

                    20.                  “Non a te solo, pensa alla gente sulla nave”. – “Sì, questa appartiene a tutti, a loro va la stessa Grazia; ed è questo che mi rallegra molto”. Cornelio si precipita fuori, il suo cuore trabocca. Nella solitudine sulla spiaggia i suoi occhi si bagnano di lacrime, lì la sua gratitudine sale in alto a Dio.

                    21.                  Due giorni più tardi, verso mezzogiorno, vengono degli informatori dal tribuno. “Una nave in vista!”. Anche la guarnigione di Patmos e i pescatori sono preoccupati sul ritorno della Cornelia. Uno con occhi molto acuti riconosce la galea nella particolare buona fattura, nella bandiera e nell’elmo in cima all’albero maestro.

                    22.                  “È lei!”. Cornelio riconosce la sua nave che si avvicina. Gli schiavi fanno grandi sforzi, si saprà perché fanno questo. Chi può, accorre. Due pescatori si affrettano al loro vicino luogo e vanno a prendere una grande nassa piena dei pesci migliori, pesci che hanno pescato tra la notte e il mattino.

                    23.                  Tutti sono salutati nel migliore dei modi, a parecchi schiavi sono strette le mani, Cornelio saluta perfino ogni singolo. “Avete l’aria stanca”, dice all’intero equipaggio, “presto sarà provveduto per voi”. A Scubatus impartisce l’ordine: “Gli uomini alla taverna, i rematori alle baracche dietro la torre. Falli rifocillare”. Scubatus saluta militarmente; per lui è un onore servire il tribuno, non importa per che cosa.

                    24.                  “Prima vogliamo fortificarci”, dispone Cornelio. Il capitano, Giovanni, Nicodemo e i graduati si siedono al triclinium. L’oste ha iniziato delle persone, e così non ci vuole molto che il pranzo viene servito. “Avrai molto da riferire”, Cornelio si china verso Sejananus, “prenditi il tempo, se non oggi, certo domani. Attendo volentieri”.

                    25.                  “Sono subito a tua disposizione. Cronias, Scubatus e il tuo decurio devono anche ascoltare, non si sa, se hanno una volta bisogno della notizia”. – “Certo, Giovanni e Nicodemo in ogni caso”. Si va incontro alla sera, quando si radunano nella torre. Due legionari stanno di guardia giù davanti alla porta. È proprio usanza militare sorvegliare gli ufficiali, anche se qui non ci sono mascalzoni. Più che mai quando dei superiori si consigliano in segreto.

                    26.                  L’oste manda pane fresco e vino. Il tribuno domina la sua impazienza. Quante cose ascolterà? “Parla franco e liberamente”, esorta egli Sejananus con particolare benevolenza. “Non puoi immaginarti quali pietre mi son cadute dal cuore, quando ho visto la nave in buono stato. Giovanni ha sentito rotolare le mie pietre..”, il romano sorride. Si approva contenti. Egli dice: “Erano pietre pesanti, ora sono rotolate via”. Sejananus fa cenno col capo un paio di volte e racconta la sua odissea.

                    27.                  “Prima andai da Aurelius, egli ascoltò tranquillo e disse solamente: ‘Da Maurius non c’era da aspettarsi altro. Ma che dietro a costui ci fosse anche un Pretias, questo è… a dir il vero, egli è pieno di debiti, ha perfino perso, in una scommessa, la sua casa. Quando arriverà Maurius?’. Non presto, lo informai, egli gioca grosso. ‘Ha finito di giocare’, esclamò Aurelius. Poi andò subito dall’imperatore.

                    28.                  Questi fu molto indignato, da come mi riferì Aurelius. ‘Roma deve molto a Cirenio, suo nipote, il tribuno, cammina del tutto nelle sue orme!’, disse l’imperatore. ‘Ci sono pochi fedeli, ed io li devo sostenere’. Poi ordinò di tenere alquanto a bada Maurius”.

                    29.                  “Giovanni lo ha visto, e come sarebbero approdate le galee, quasi completamente distrutte e come i due mascalzoni arrivarono su un’isola”. Sejananus guarda il discepolo. Questi è un autentico veggente, deve egli pensare. “Allora è superfluo dire questo. Hai visto di più?”. – “Questo sì, ma non l’ho riferito; devi avere la tua gioia nel riferire ciò che è accaduto”, dice Giovanni. “Sì, lo voglio fare”. Sejananus beve prima una coppa di vino.

                    30.                  “L’imperatore mi accolse nel migliore dei modi, ma il suo ordine – vi stupirete! Mi consegnò per Cornelio un rotolo. Quello che c’è scritto, lo discusse con Aurelius e con me: un ringraziamento speciale e Patmos deve essere tua per tutto il tempo della tua vita. In ogni caso non esiste nessun genere di pericolo per la nostra isola della pace, perfino se dovesse venire un altro Maurius.

                    31.                  Il capo portuale aveva concesso alla Cornelia di partire il giorno successivo, allora arrivò un ordine – purtroppo un ordine falso – un terzo mandante lo aveva falsificato. Mi portarono via metà dei miei schiavi rematori e dieci uomini. Ero come colpito a morte! Era impossibile che io potessi viaggiare così. Il capo portuale sentì odor di bruciato e già dopo alcune ore scoprì la faccenda, si fece annunciare immediatamente ad Aurelius, il quale a sua volta andò dall’imperatore.

                    32.                  E lo strazio della mia gente! Per fortuna erano ancora all’interno del porto. Li ottenni di nuovo subito. Quanto gioirono tutti. Ognuno fece del suo meglio, cosa che sulle prime fu molto difficile. Oramai dovevo aspettare fino a che fosse giunto Maurius. Per me andava bene, ci si poté riposare ed io visitai i miei amici. Pretias era già dietro le sbarre. Dopo che Maurius arrivò, ricevetti un nuovo ordine, ordine che mi avrebbe quasi fatto cadere a terra. Dovevo portare io i delinquenti sull’isola.

                    33.                  Non ero ancora mai stato al di fuori delle colonne d’Ercole, perciò non avevo nessun’idea di dove avrei dovuto dirigermi. Mi misero a fianco l’uomo che un giorno scoprì l’isola nel mar grande, mare di cui finora non si è ancora vista la fine. Ora però, i delinquenti? Proprio io dovevo sorvegliarli? La Cornelia non ha un luogo sicuro dove si potevano tenere questi due agli arresti. Mi fu consegnato un rotolo con l’ordine di leggerlo solamente quando la nave sarebbe stata in viaggio.

                    34.                  Suvvia, morire bene, pensai. Maurius e Pretias furono consegnati duramente incatenati, affinché non diventassero pericolosi. – Essi mi avevano perfino insudiciato. – Fissai le loro catene nella stiva ai ganci di ferro, dove si assicura anche la merce. Di per sé mi facevano pena; non aver libere né mani, né piedi, potevano appena solo mangiare. Feci portar loro un po’ di paglia per giaciglio. Anche se delinquenti – sono uomini.

                    35.                  L’imperatore scrisse – lo potete leggere voi stessi, – che aveva fiducia solamente in me nel portare questi due in esilio. Non sarebbe stato veramente certo che Pretias non avesse avuto uomini che stavano nascosti, i quali avrebbero potuto mettere i due al sicuro da qualche parte. Sarebbe stato certo estremamente necessario levarsi di dosso tali elementi. Aveva ragione, il nostro reggente supremo!

                    36.                  Dietro le porte delle colonne d’Ercole, il mare si mostrava lontano come un arco, e per di più noi stavamo navigano a vela, già da quattro giorni. Il mio accompagnatore era ben pratico, ma dovevamo dapprima cercare a lungo. C’era una serie di piccole isole, tutte lontane una dall’altra. Alcune sembravano gradevoli, vi crescevano palme e davano l’impressione come se fossero abitate. Noi però navigammo oltre.

                    37.                  Alla fine trovammo quella giusta. Dapprima scese a terra il mio accompagnatore io ed uno dei miei uomini migliori, e l’attraversammo, per quanto sarebbe stato possibile, in poco tempo. Non trovammo da nessuna parte tracce di uomini o animali. C’era sabbia e terreno roso dal tempo, alcune palme storpiate facevano supporre che c’era poca buona acqua. Aveva un aspetto desolante. Là periranno, pensai”.

                    38.                  “Giovanni lo ha riferito”, interviene Cornelio. Quasi colpito, Sejananus guarda il discepolo. “Lo so”, dice con atteggiamento tranquillo, “non ho bisogno di stupirmi: tu sei un veggente di Dio, uno autentico. Ma che la visione giungesse fin nel più piccolo particolare terreno, oh, questo non lo avrei mai pensato! E così preciso!

                    39.                  Trovammo soltanto una pozza d’acqua, poco profonda e apparentemente non molto pura. Era un’isola completamente disabitata. Entrambi mi facevano molta pena, ma per noi potevano diventar pericolosi in ogni momento, e per il trono, quantunque anche questo …”. Sejananus si schiarisce la gola. Anche così si sa che cosa voleva dire.

                    40.                  “Impiegai l’intero equipaggio, armato, e portammo gli esiliati con le catene a terra. Slegarli fu per loro molto doloroso. Per le ferite e il lungo viaggio erano rimasti immobili e vacillanti. Ne approfittammo e ci affrettammo a ritornare sulla nave, portammo con noi anche le catene. Prima che i due potessero rendersene conto, eravamo già partiti”.

                    41.                  “Questo è duro”, dice Nicodemo, “purtroppo non ci si può proteggere diversamente da tali maligni”. – “Una morte, come la voleva Aurelius, sarebbe stata per loro piena di grazia”, aggiunge Cornelio. “Tutti avete ragione”, interviene Giovanni. “Il corpo passa, sia lentamente o velocemente, sia per un imperatore o per un mendicante. Maurius aveva trattato male gli schiavi, altrettanto Pretias.

                    42.                  Visto dall’alto è bene, dal momento che possono espiare la loro colpa sulla Terra. Dura però soltanto alcune lune, poi muoiono. La loro pena è loro messa in conto, così che le loro anime nell’aldilà sperimenteranno un alleggerimento. Questo, per la loro eternità, è infinitamente meglio che soffrire meno a causa delle loro molte cattiverie. Dio calcola sempre giustamente!”.

                    43.                  “Se non avessi inviato Sejananus, allora sarebbe…” – “…successo il contrario!”. Suona duro ciò che dice il veggente. Egli indica Cornelio: “A te sarebbe toccato ciò che i due devono giustamente subire. Non resterebbe nulla dell’isola della pace. Non voglio parlare di me stesso; ma DIO mi ha guidato qui. Io devo completare una seconda Opera[10].

                    44.                  Non aggravare la tua anima. È conduzione di DIO, anche se per noi uomini spesse volte è difficilmente comprensibile. Noi siamo nella Sua mano e, così, possa agire la Sua volontà in ogni tempo”. Tutti riconoscono questo volentieri. “Perché il viaggio di ritorno è durato così a lungo?”, domanda Cornelio. “Sei già stato tu al di fuori delle colonne d’Ercole?”. – “Con una flotta, ancora sotto il Quirino[11]. Inoltre: la Cornelia era la sua nave capofila, perciò essa è straordinariamente solida e ben costruita. Prima della sua fine egli aveva consegnato a me, sigillato da Roma, il diritto di proprietà sulla galea, ed io la dovevo chiamare con il mio nome”.

                    45.                  “Allora pressappoco sai quanto è difficile navigare”, dice Sejananus. “Da due giorni la serie di isole era alle nostre spalle, allora venne fuori un vento spiacevole e mare agitato, vento che s’infranse soltanto davanti all’Iberia (Spagna). Una nave ci venne incontro che riportò l’accompagnatore di nuovo a Roma. Mi diressi verso Creta; non eravamo più completamente integri. Acqua, vino e cibo erano diventati scarsi.

                    46.                  A Tiro caricai della merce, la stiva è colma. Per Giovanni ho certamente una gioia. Era il terzo giorno, il mattino successivo volevo ritornare, bramavo ardentemente di vedere la nostra isola. Andavo giusto attraverso il porto, ecco che il capo portuale mi rivolse la parola. ‘Un tizio cerca una nave che va a Patmos’. Chi voleva venire? Non mi piaceva, non si sa mai. –

                    47.                  ‘Nessuno, un messaggio per qualcuno – anzi, aspetta, – mi pare si chiamasse Joses o qualcosa di simile. Guarda, il messo sta ancora cercando!’. Gli facemmo cenno di avvicinarsi. Si accertò se il suo messaggio non capitasse in mani sbagliate, poi mi consegnò uno scritto sigillato. ‘Da una donna di Capernaum’. Capii subito tutto. Si chiama Maria? ‘Tu conosci la donna?’, si meravigliò l’uomo.

                    48.                  Se è lei, dissi io – è stata in visita a Patmos. Il beneficiario si chiama Giovanni, il Galileo Giovanni, se ti può rassicurare. ‘Anche tu credi nel – nel …’. Un prudente sguardo colpì il portuale, il quale già andava via, – ‘nel Salvatore Gesù?’, completò egli la domanda. I suoi occhi s’illuminarono.

                    49.                  ‘Dì a Giovanni, io sono Tommaso, sono stato da Maria. Purtroppo non sta bene. È diventata molto delicata; solo la gente di Capernaum e di altre parti la servono con gioia. È così’, sospirò Tommaso profondamente, ‘il suo cuore ha sofferto per tutto ciò che è accaduto al Signore. Ha nostalgia di Casa e – anch’io. Noi discepoli, però, prima dobbiamo ancora operare’.

                    50.                  Dove sono gli altri apostoli? Domandai. ‘Ci siamo separati, ma c’incontriamo spesso, ovunque è possibile. Un tizio ci aveva perseguitato ed ha fatto lapidare uno di noi, ma avrebbe avuto una visione e si sarebbe totalmente convertito. Non ci fidiamo ancora di lui, tanto più che è un giudeo-romano’. Che cosa significa questo? Io indagavo. ‘È uno scriba giudeo, un uomo molto intelligente. In un qualche modo è riuscito ad ottenere la cittadinanza romana, cosa che gli torna ben utile’, disse Tommaso. ‘Egli si chiamava Saul, ora in romano si chiama Paolo.

                    51.                  È capace – lo ammetto – non teme nessuno e fonderebbe già delle comunità. Se soltanto ci si potesse fidare totalmente di lui! Con il nostro Pietro ha delle controversie; non c’è da intravedere chi dei due avrà la meglio. Io mi tengo fuori, dico soltanto ciò che ho visto, ciò che ha fatto il mio Signore e Dio’.

                    52.                  In ciò fai bene, dissi io. Giovanni vede che cosa succede con Paolo. ‘Sarebbe bene’, disse Tommaso. Io accolsi subito nel cuore questo discepolo; per vero aveva l’aspetto semplice, ma il suo viso, gli occhi mi dicevano quanto di buono c’era in lui. Pregai il capo portuale di voler aiutare Tommaso – non gli rivelai il nome – per quanto sarebbe stato possibile. Costui disse:

                    53.                  ‘Si è introdotto di nascosto, e tu sai che questo è proibito. Lo volevo prendere, tutte le volte è sempre fuggito. Divenni furibondo. Ora, se tu garantisci per lui, rimanga indisturbato’. Tommaso poteva andare. Gli diedi del denaro ed egli ringraziò per questo”. Sejananus si rivolge a Giovanni:

                    54.                  “Ecco, qui c’è il fitto scritto, speriamo che ci sia soltanto del buono, oltre a quello che ho sentito da Tommaso: Maria ammalata e l’inquietante Paolo”. Giovanni è d’animo depresso, e si condivide con lui la preoccupazione. “Maria è troppo delicata”, dice Cornelio, “se si potesse curarla bene. Non è meglio che la vada a prendere per portarla a Patmos?”. Giovanni riflette un po’ e poi scuote la testa.

                    55.                  “Non si sentirà mai a casa, lei è legata alla terra nella quale il Signore, che lei poté partorire per il mondo, operò miracoli così grandi, insegnò, soffrì e rivelò le Sue magnificenze. Per lei è, per così dire, sacra, per amor del Maestro. In Capernaum il Signore ha fatto particolarmente molto.

                    56.                  Lo Spirito conosce l’eterno stare in compagnia; qui, brevi tempi mondani sono di nessun significato. – Ora, prima vorrei leggere, si è anche fatto tardi”. Sejananus è molto stanco, altrettanto Nicodemo, egli va nella sua camera accanto, camera che Cornelio ha fatto preparare per lui mediante una parete. Qui può riposare, mentre Giovanni, spesso, alla luce di una piccola lampada, scrive ancora.

                    57.                  Sono molte parti, e Giovanni nota quanta fatica ha fatto Maria per mettere tutto su papiro. Lei non era maldestra nello scrivere, aveva imparato molto nella scuola del Tempio. Ora si vede che la mano ha tremato, in parte per la debolezza, in parte perché il resoconto le aggravava il cuore.

                    58.                  Lei comunica che l’odio contro Gesù non è per nulla diminuito. Hannas è morto, Caifa ottenebrato, ma altri sono dietro di loro come cani. Al contrario, tutti gli amati sono fedeli e bravi, si aiutano in ogni modo, nascondono anche i discepoli e, sembra, che per questo dovranno piuttosto andare all’estero.

                    59.                  A Gerusalemme, la roccaforte della persecuzione, ci si è inventato un segno, affinché nessun traditore potesse infiltrarsi nel piccolo gregge. Quando ci s’incontra, si chiede ‘pesca’. Questa è adesso la parola d’ordine. La si è adottata anche altrove e si è affermata.

                    60.                  Lei stessa si sente abbastanza bene, scrive per la tranquillità; soltanto Tommaso aveva divulgato come starebbero le cose con Maria e… Giovanni, vede, mentre legge, qualche immagine. Sì, lei è diventata debole, volentieri avrebbe ancora una volta visitato il ‘figlio affidato a lei’ dal Signore, ed anche alcuni altri. Il suo cuore è sempre presso tutti i fedeli.

                    61.                  Una volta ha visto Paolo, lui è stato caro per lei. La sua apparenza è poco imponente, solo gli occhi hanno un forte splendore. Si deve proprio attendere se e come si dimostrerà. Di recente, per un paio di giorni, ha parlato pubblicamente al Merom. Lei è stata là con degli amici. La sua parola è potente e ben ammonente. Si potrebbe certo aver fiducia in lui.

                    62.                  La lapidazione di Stefano e la persecuzione di altri, eseguita da lui, a parecchi amici impediscono di fidarsi di lui. Giovanni sa bene come il Signore ha trasformato più di un cuore ostinato mediante la Sua ‘severa bontà’. Veramente per nulla così pieno di grandezza, come ha agito con Paolo. Lei stessa spera che lui possa ancora diventare un grande testimone.

                    63.                  Conclude con molte domande, come sta lui, Giovanni, Nicodemo, Cornelio, il romano migliore di tutti. Non tralascia nessuno, e i pirati sono sicuramente tutti ‘amici di Gesù’, scrive letteralmente. Augura con un caro saluto che tutti possano rimanere sull’isola e a nessuno possa accadere del male.

                    64.                  Ha menzionato tutti affettuosamente, le righe diffondono maternità, ma anche timore. Quest’ultimo giustificato. Già – pensa Giovanni, che cosa avrebbe potuto ottenere Maurius? La mania di persecuzione provoca ampie ripercussioni. – – Che cosa succederebbe poi? Non potrebbe ‘l’Opera del Maestro’ per questo andare a fondo?

                    65.                  “No!”, dice una Voce, ed è come una Mano che si posa sul capo del discepolo. “Tu sai, figlio Mio, Io sono venuto nel mondo come Uomo soltanto a causa degli uomini. Io sono ciò che dice il Mio Tommaso: ‘SIGNORE e DIO nell’Eternità!’ Ho tirato fuori la Mia Dottrina celeste dalla Mia Potenza e dalla Mia Magnificenza di Creatore, liberata per la Rivelazione. Chi la riconosce, non può spaventarlo l’oscurità, sebbene accadano parecchie cose in cui potreste ben pensare: perché, o Dio, perché – ?!

                    66.                  Non chiedere mai il ‘Perché’. Ascolta attentamente e sii il Mio veggente per gli ultimi tempi! Colui che voi chiamate Paolo, l’ho incontrato Io stesso e Mi ha riconosciuto; egli testimonierà per la Verità fino alla sua morte! Quando tu eri in prigione con Pietro, non avete taciuto. La Mia mano vi ha guidato fuori; molto popolo, infatti, stava dietro a voi. Pietro poté fuggire, il suo tempo non è ancora giunto (la morte da martire); a te ho assegnato dell’altro.

                    67.                  Ho permesso che ti si perseguitasse e, di nuovo, preso per esiliarti. Non è per caso che Cornelio ti abbia salvato. Qui devi vedere ancora l’ultima cosa per gli uomini, cosa che sarà riconoscibile soltanto molto più tardi, condizionato nel decorso della materia. Io dissi:

Cielo e Terra passeranno, ma le Mie Parole non passeranno!’.

[Matt. 24, 35]

                    68.                  Il Cielo che vedete, significa per voi il Regno. Questo è il caso condizionato, perché è il lavoro delle Mie mani. Ciò che l’uomo s’immagina, è per lui sublime, come s’inarca il firmamento. Questo è il Cielo che passa; la Terra – mai il Mio Regno-Terra, quel terzo santo elemento – è ciò a cui l’uomo sa aggrapparsi; ed è perituro, svanisce come il corpo dell’uomo!

                    69.                  Sii consolato, Mio veggente, e istruisci coloro che ti sono affidati:

le mani di Dio operano ovunque,

la Parola di Dio rimane in eterno!”.

                    70.                  Il mattino già albeggia. Giovanni si corica in silenzio, la sua anima è silenziosa, silenziosi sono il ringraziamento e il suo impegno.

 

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Cap. 11

Sapiente discorso di Nicodemo e suo ritorno a casa benedetto – Parola di Dio a Giovanni

Giovanni sulla tomba di Nicodemo insegna agli isolani, poi, per sua consolazione, gli appare Gesù, che lo istruisce – Dopo, le tre lettere di Giovanni

                      1.                    È stata scritta una lettera a Maria e, chi può, ha aggiunto un saluto. Perfino Sejananus che non scrive volentieri, ha firmato con ‘addio’. Scubatus parte con la prossima nave per andare a Tiro, poi cavalca verso Capernaum per andare a prendere notizie su come sta Maria e gli amici di Gesù.

                      2.                    Nel frattempo sono passate settimane, Giovanni è giunto alla 10° parte del suo Vangelo. Egli si trattiene a lungo presso ‘il buon pastore’. Si parla di questo meraviglioso Insegnamento. Che il Signore fosse la ‘Porta’, lo deve dapprima spiegare ai romani. Soltanto Cornelio capisce subito come questo è da interpretare.

                      3.                    In questo tempo Nicodemo è diventato debole. Giovanni vede e tace. Ogni uomo va per la sua ultima via – e così anche lui. Spunta una chiara serata, nonostante la Luna piena si vedono brillare le stelle, il mare è liscio come l’olio. La comunità della torre si raccoglie. Com’è bello che il vecchio pastore è presente. Lui ha guidato fin qui il suo gregge.

                      4.                    Sejananus ha inviato a Maria “l’addio”. Qui detto in anticipo – dopo il ricevimento della lettera lei è volentieri pronta ad intraprendere il suo percorso finale della vita. Ora Nicodemo esprime quello che egli stesso solo presagisce: il suo discorso d’addio. Sceglie il tema degli ultimi giorni, ‘l’alto cantico del buon Pastore’. Giovanni si stupisce come il sacerdote lo sappia interpretare. Oh, le ali dall’eternità hanno già toccato la sua anima, la Luce fluisce in lui, così che lo Spirito sta nel terreno antistante.

                      5.                    “Amici miei! Io penso al tempo quando ero un individuo venale, e quasi guidai nell’errore la comunità a me affidata in giovane età. Anche nelle nostre comunità nascenti, accanto alla grande verità e cordialità fraterna, spunta il falso fervore, come zizzania tra il buon grano. E non si può prevedere se al tempo giusto si possa eliminare questa zizzania.

                      6.                    Oh, sì, la Parola del Signore: ‘Il nemico ha seminato la zizzania tra il Mio grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme! Durante il raccolto, voi che servite il vostro prossimo, lasciate giacere la zizzania sul campo. Là sarà bruciata’ [Matt. 13, 25 – 30].

                      7.                    La zizzania rappresenta simbolicamente quelli che seminano la discordia, girando e voltando le parole di Gesù a piacere, per splendere molto, come una volta io nella mia comunità. Volevo essere meglio dei miei superiori e quasi avrei precluso la mia via, se non ci fosse stato un Simeone, lui in preparazione per la conoscenza, e poi la conoscenza superiore attraverso il Signore.

                      8.                    Non è molto semplice separare la verità dall’apparenza. L’apparenza ci acceca. Se noi stessi la suscitiamo in noi, se essa ci seduce come fiamma estranea, alla fin fine si rimane lo stesso. Noi possiamo perfino essere il nostro stesso individuo venale. Ci si deve esaminare, non si deve essere soddisfatti di se stessi; in ciò l’uomo si culla volentieri nel suo sonno.

                      9.                    Quanto chiaramente il nostro Maestro ha rivelato questo nella parabola del buon Pastore, della ‘Porta’ che EGLI è, del pericolo che il mondo porta tanto spesso nella nostra vita! Siamo pronti ad estirpare la nostra zizzania, anche se fa male? Possiamo provocare l’incendio che la consuma? Il male, non i cattivi! Questi ultimi sono, in verità, la zizzania; ma il Salvatore non ha mai inteso che le anime che si smarriscono gravemente, siano da bruciare.

                    10.                  Lo vedo quasi come un’immagine, come un giorno gli arroganti, i quali si mettono le corone sulle teste, non estirperanno quel male, e ne hanno essi stessi tanto che, se lo vedessero, dovrebbero fuggire da se stessi, invece sono poveri uomini, tali che, sono inconsapevolmente caduti in errore; molti però percorrono la via della Luce, Luce che non si addice agli arroganti, perché essi dovrebbero ammettere quanto sbagliate sono la loro stessa via e i loro insegnamenti.

                    11.                  Il Signore lo intendeva così: il falso e il mondano è estirpato, l’anima è salvata! Lo ha dimostrato nel modo più stupendo: «Ho ancora altre pecorelle che non sono di quest’ovile; ed Io devo condurle qui. Esse udranno la Mia voce e vi sarà un solo gregge e un solo Pastore».

                    12.                  Un ovile soltanto, ma due differenti gruppi di pecore. L’ovile e le Sue pecore sono il Regno e i figli fedeli che la nostra materia non può rovinare, anche se una volta cadessero nell’errore, come io caddi nel mio. In umiltà, solo perché me lo disse il Maestro, io potevo appartenere all’ovile sin dal principio, quando il Creatore, nel Regno, diede la vita anche a me, come a tutti i figli, nella Sua Luce!

                    13.                  Le ‘altre pecorelle’ sono i caduti che devono essere chiamati, cosa che accadde con la croce sul Golgota. Questa è e rimane l’ultima chiamata del Pastore ai dispersi, ciò non significa che Dio da allora ha sempre taciuto. Oh, no! Ma ciò che, adesso e fino alla fine della materia rivelerà – Egli stesso e tramite i figli della Sua Luce – è la Sua ‘Parola dalla croce’, così detto: la Salvezza proveniente dalla croce fluisce attraverso ogni Rivelazione sin dal principio, quando stava sull’Altare di Dio. Chi si mette sotto i suoi raggi, non mancherà la via!

                    14.                  Per quale ragione il Signore si è chiamato la ‘Porta’ per l’ovile? Nei confronti del mondo Egli è la protezione per i fedeli, particolarmente per la verità della Sua Rivelazione, quando si creò i figli della Luce. Se Lui non fosse apparso come PADRE – non esisterebbe mai un figlio, perché un figlio non può esistere senza padre. Essi sono la Sua nobile creazione proprio da quel principio, come Lui disse: ‘Essi (gli uomini buoni) d’ora in poi non possono morire!’.

                    15.                  Significa che non diventeranno mai cattivi. ‘Essi sono simili agli angeli e ai figli di Dio, essendo figli della Resurrezione’. Se sono simili agli angeli, allora anche gli angeli devono essere figli, altrimenti non esisterebbe la somiglianza [Luca 20,36]. «Rallegratevi», sta scritto, «perché i vostri nomi sono stati scritti nel Cielo» [Luca 10,20], quindi non c’è bisogno che vengano prima iscritti, bensì sono!, quando il Creatore li ha fatti nascere da Sé.

                    16.                  Nessuno può distruggere la Salvezza che la Divinità ha innalzato fuori di Se stessa, né la Sua Rivelazione, che non è da separare dall’opera. Questa è la Porta aperta, oppure una difesa, secondo chi si vuole avvicinare ad essa. Chi è dal Cielo va e viene, la sua via va attraverso la materia, per aiutare nel servizio del consacrificio. Quando la sua via è completata, la Porta è aperta, non soltanto di ritorno nella Casa del Padre, ma nelle magnificenze della Rivelazione suprema, la quale può esistere solo nel Regno della Luce.

                    17.                  Chi ha percorso la sua ‘via della zizzania’, troverà – per lo meno in un primo tempo – la Porta chiusa. Tale anima non può nemmeno sopportare una Rivelazione. Ma se una volta viene su di lei la nostalgia, come nella parabola del ‘figlio perduto’ [Luca cap. 15], per questa si apre poi anche la Porta, come disse il Pastore, che Egli chiamerà le altre pecorelle ed esse udranno la Sua voce, appena si volteranno un po’. La ‘svolta totale’ avviene unicamente attraverso la Grazia!

                    18.                  Con la Salvezza del Golgota la Porta di Dio viene aperta ad ogni anima poverissima. Noi sappiamo: ‘Allora il figlio era ancora lontano’, egli si era solo voltato, e solo un incerto desiderio lo aveva raggiunto, ‘allora il PADRE s’incamminò e andò incontro al figlio!’. Meravigliosamente toccante, il fatto che si possa riconoscere: ad ogni figlio smarrito è dedicata la parabola del figlio perduto.

                    19.                  Il Padre s’incammina sempre, e un giorno ci sarà un solo gregge. I perduti saranno ricondotti a Casa mediante la Redenzione della croce. Che però ci sarà solamente un Pastore, lo sappiamo nella fede in un Dio Creatore, che ha creato ogni cosa, conserva anche tutto, al Quale nulla va perduto.

                    20.                  Quegli individui venali non hanno compreso la cosa meravigliosa, gli altolocati non vollero comprendere nulla, allora la loro povera superiorità sarebbe stata uguale ad un pezzo di vaso rotto. Perciò chiamavano il Maestro un ‘diavolo’, cosa che essi fecero tanto spesso.

                    21.                  Una volta mi rivolsi contro di loro duramente e chiesi che cosa offrissero al popolo gli schernitori, al di fuori di discorsi vuoti. Essi aprivano le loro mani per ricevere, mai per dare. Mi si attaccò con la stessa durezza, con la sola differenza: io volevo indicar loro una buona via, essi invece per condannarmi. Certo, un esito modesto per il Salvatore. – Due dei fratelli però, non dalla prima fila, mi ascoltarono riflessivi e, più tardi, vennero nella mia casa con la preghiera di condurli dal Nazareno. Due pecorelle degli altri. Certo non le mie parole li avevano chiamati, fu la Parola del Signore!

                    22.                  Lasciateci essere gioiosi e lieti. Mediante la Grazia di Dio, mediante il Suo Amore, noi apparteniamo all’ovile sin da quel principio della Vita, vita che noi uomini non possiamo misurare. Quando un giorno passeremo di nuovo attraverso la Porta del Cielo, comprenderemo certamente che cosa è tutta la nostra vita, da quando Dio ci diede l’impulso dal Suo ATMA, educati nella Luce, formati per la via del viandante e, come possiamo di nuovo tornare a Casa, non appena sarà venuto il tempo per ognuno.

                    23.                  Proprio questa deve essere la nostra gioia. Questo è per noi ‘il Giorno che il SIGNORE prepara’ [Salmo 118,24], il giorno della nostra resurrezione, in cui abbandoniamo la materia [Giobbe 19, 26] e, senza il nostro corpo, entriamo nella gioia del nostro Signore. AmiamoLo, deponiamo ai Suoi piedi la venerazione e l’adorazione e, siamo preparati, quando chiama l’angelo della Vita. La morte, infatti, è il di nuovo-inizio della nostra eterna Vita! Io, amici, sono pronto”.

                    24.                  Fino alla fine si può sentire la voce che diventa sempre più debole, a nessuno va persa la sua profondità. Cornelio e Giovanni adagiano il loro amico sul giaciglio e vegliano nella notte. Il pastore, quando il medico tenta di somministrargli una medicina, ha leggermente scrollato il capo. Quando il Sole si leva raggiante, gli occhi del sacerdote si chiudono. Con un sorriso beato si addormenta.

                    25.                  In un posto isolato ci sono delle grotte. Là si prepara un sepolcro, dove i pescatori portano i loro morti. Il medico ha visitato Nicodemo. “Egli non vive più”, dice, e questo lo scuote. A causa della stagione calda si deve portare la salma già la sera nella camera. Molti isolani fanno lutto. Non si è ancora chiuso l’ingresso della grotta, quando Giovanni dice:

                    26.                  “Amici miei!, diceva il sacerdote, e noi vogliamo essere l’un l’altro, amici. Anche il Salvatore si definiva ‘l’Amico’, e molto spesso ha menzionato l’Amore che ne procede. Nicodemo è stato un buon amico; le sue ultime parole, pronunciate dallo spirito, hanno suggellato il legame d’amicizia. Nessuno di noi lo dimenticherà, e nessuno dimenticherà il nostro fedele amico.

                    27.                  Voi siete venuti fin qui per essere in lutto. A causa del mondo e per l’addio può valere il lutto. Chi però crede in Gesù, per questi non vale il lutto. Perché quando i figli e le figlie di Dio lasciano la Terra, essi entrano di nuovo nella Vita eterna. L’animo terreno può rattristarsi, ma lo spirito si rallegra. Ogni ritorno a Casa è, per noi che camminiamo ancora, il sublime sigillo dato da DIO, in modo che al nostro tempo possiamo abbandonare il mondo ed esso sprofonda dietro di noi insieme alla sofferenza, miseria e disagio.

                    28.                  «Lasciate i morti seppellire i morti» [Matt. 8,22], disse il Signore ad un discepolo, il cui padre era portato alla tomba. Il figlio, dunque, non doveva accompagnare il padre fino al suo luogo di riposo, come lo facciamo noi? Oh, il Maestro non ha mai biasimato il ‘portare nella tomba’. Allora ci fu un gran lamento per quel fratello; il discepolo nel cuore era in discordia col Signore, ma non osò chiedere: ‘Perché mi hai tolto il sostegno paterno?’.

                    29.                  Solo da poco tempo eravamo andati con Lui, non conoscevamo ancora la Sua superiore Essenza, non sapevamo che era DIO, il Padre. Presentivamo soltanto: Egli è il Messia! Egli pretese da noi di seguirLo subito senza riguardo per il mondo, a dir il vero in un amore incomparabilmente caldo.

                    30.                  Se alla famiglia minacciava un rovescio di fortuna, allora non c’era nessuno tra noi che non si sarebbe lamentato. Così anche il discepolo. Il lamento di sua madre, che il figlio la lasciasse sola nel dolore, lo indusse ad esprimere la preghiera di accompagnare il padre sulla via del sepolcro.

                    31.                  I genitori avevano rinnegato il loro figlio, perché seguiva ‘un falso fanatico’. Essi non volevano saper nulla della Dottrina di Gesù, le loro anime erano, per così dire, morte. E solo per questa ragione la Parola del Signore. Risultò vero che i partecipanti al lutto erano i morti e che dovevano portare anche da soli i loro morti nella tomba. Per il discepolo quella cara Parola: ‘Tu seguiMi!’.

                    32.                  Chi sa che l’eterna vita, di cui parlava Nicodemo, non ha nessun’interruzione, non ha mai una fine, non è morto. Il nostro amico è entrato vivente nella Gioia del Padre. Noi viventi portiamo quindi un vivente nella tomba. Il corpo fisico con questo non ne ha nulla a che fare. Come esso nacque da un piccolo germoglio, così ricade come un germoglio nella materia peritura.

                    33.                  Deponete il vostro lutto, anche se Nicodemo ci mancherà. Egli era sempre pronto ad aiutare, ognuno poteva imparare da lui. Tu piangi”, dice al giovane pirata che sta alla pietra. “Nicodemo era per te come un padre; tu non avevi nessuno oltre il genitore, cosa che è dolorosa per tali figli. Piangi, caro giovane, ti alleggerisce. Se vuoi, allora vieni da me, e Cornelio da ora in poi sarà per te volentieri un padre”.

                    34.                  Il tribuno si mette commosso accanto al pirata. Giovanni nasconde il suo dolore con la gioia che lui – anche se potrà durare a lungo – con gli ultimi passi terreni andrà attraverso le Porte del Cielo. Su ciò dice ancora:

                    35.                  “Come uomini mai riconosceremo completamente ciò che il Padre ci elargisce; è davvero faccenda della Luce ricondurci nell’Eternità. Là riconosceremo il santo Mistero, e poi nulla più sarà difficile e misterioso.

                    36.                  Quello che dico, lo dovete comprendere bene: voi, cari romani, cari pescatori, voi, che vi siete dedicati alla rapina”, Giovanni intende i pirati, “fin dalla nascita non avete riconosciuto quell’Unico Dio, non vi è stato insegnato. Quest’imparare diversamente ed in più, era per tutti assolutamente non facile, se qui uno procedeva un po’ più velocemente, l’altro proprio a stenti, non vale davanti al nostro Salvatore.

                    37.                  A chi non è offerta la verità, non la può possedere. Voi”, il discepolo alza la mano, come lo faceva spesso il Salvatore, “avete intrapreso la via buona. Ho io qualcosa più di voi? Subito rispondete di sì; ma vedete, io dico ‘no!’.

                    38.                  Conoscendo già da fanciullo la fede in un Dio, doveva essermi facile imparare il meraviglioso rivelato dal Maestro. Molto doveva essere piegato, molto estirpato. Del nuovo si aggiungeva! Io pure dovevo immergermi in questo nuovo, imparare a comprendere, come anche voi cari amici. Mai si può pesare il Celeste su questo mondo fino all’ultimo grammo.

                    39.                  Dio mai peserà fin nel più sottile, non misura il nostro fare e il nostro lasciare secondo un logo. Se lo facesse – chi potrebbe esistere dinanzi a Lui? Egli ci ha benedetto quando siamo usciti dalla Luce, la Sua benedizione rimane presso di noi dalla culla fino alla tomba, e presso chi si arrampica verso l’alto – animicamente attraverso la crescente conoscenza e fisicamente, quando se ne và.

                    40.                  Ora chiudiamo la tomba e, come segno di vita, poiché per il nostro amico è il giorno della resurrezione, noi piantiamo un alberello della vita”. Il pastore porta, come si è messo d’accordo con lui, un singolare albero sempre verde. È ancora piccolo, si lascia facilmente trapiantare, e Giovanni lo cita per l’ultima parte del discorso com’esempio.

                    41.                  “Esistono pochi di questi alberi sempre verdi, questo non perde nulla. Chi è venuto dal Cielo, somiglia ad un tale albero, anche se qui e là perde un poco. Noi possiamo incappare nell’errore, ma non vi rimaniamo per sempre. La nostra vita dinanzi al mondo è lo scudo di Dio, col quale Egli protegge il nostro spirito. Lasciateci nella fede di essere nella servitù un alberello sempre verde.

                    42.                  Ogni figlio, nato nella Luce, doveva crescere, cosa che condiziona la creatura. Dopo la maturazione tali figli possono percorrere la via del consacrificio. Anche qui il segno: com’è venuto dal ventre della madre, così il nostro spirito e la nostra anima viene dalla Luce! Se siamo cresciuti, allora la vita c’insegna le vie e diventiamo saldi, come qui anche l’alberello metterà radici.

                    43.                  Se viene l’ora in cui siamo diventati maturi mediante la bontà di Dio, allora segue il rimpatrio nella casa del Padre. Allora siamo diventati, per così dire, nuovamente giovani, dobbiamo dapprima di nuovo imparare ad inserirci nella Vita senza confini, nel tempo della Luce sempre eterna.

                    44.                  Anche noi siamo qui facilmente da piantare, mettiamo nuove radici per diventare forti spiritualmente. Non a caso io ho scelto per questo luogo questo albero. Proprio così Nicodemo è stato trasferito nel Regno ed io, sono certo: in un solo giorno, da quando il suo spirito e la sua anima ci hanno lasciato, egli è già diventato saldo. Consideratelo come segno. L’alberello prospererà, le radici penetreranno profondamente nella terra, come noi nella Terra-Regno della santa Essenza di Dio!

                    45.                  Sia ringraziato il Padre, Egli è venuto a prendersi il figlio”. E Giovanni prega: “Signore, accetta il ringraziamento nel Tuo Amore, perché hai fatto addormentare l’amico così dolcemente. Tu lo hai chiamato, egli Ti conosceva, Ti ha seguito, ha difeso la Tua Verità, la Tua Dottrina, la Tua Magnificenza. Egli Ti amava, come Ti amiamo noi per amor della Tua Grazia, con la quale Tu ci hai benedetto.

                    46.                  Aiutaci a perfezionare le nostre vie, dacci la Tua forza, per non vacillare; fortificaci con le Tue Parole di Vita, come hai satollato noi, discepoli, con l’ultima Cena d’Amore. Lasciaci sempre stare tra le Tue mani!”.

                    47.                  Dietro la linea di rocce si sente il lieve movimento del mare, tuttavia una quiete solenne scende giù dalla volta del Cielo, quiete che rimane a lungo per tutti gli uomini, ai quali la morte è diventata adesso il santo simbolo della Vita. Titubanti si allontanano, quando il Sole invia il suo raggio rosso oro come un ultimo saluto. Ognuno va a casa da solo, ognuno deve ricordare il giorno, ricordare che cosa è stato sentito, il discorso d’addio del sacerdote, quello che ha detto il veggente, e la pace, pace che è venuta su tutti percettibilmente.

                    48.                  Giovanni sale sulla torre, deve mettere ordine in se stesso. Dapprima lo opprime la sua solitudine. È ancora un uomo, esposto ai sentimenti che il su e giù della vita porta con sé. Nicodemo non aveva mai disturbato, egli aveva un modo raffinato, e ciononostante era sempre presente quando Giovanni voleva consigliarsi con lui, oppure aveva bisogno di un aiuto. Così pure viceversa. Egli, il discepolo e l’uomo anziano, avevano armonizzato nel migliore dei modi.

                    49.                  Di notte all’improvviso si sveglia, nel sogno ha visto l’amico e gli aveva fatto cenno. Sebbene Giovanni lo avesse riconosciuto com’era in vita, Nicodemo aveva un aspetto del tutto diverso. Era un’immagine duplice tra vecchio e giovane, e così contento – così – anzi, agiva del tutto leggero. Allora anche per Giovanni al risveglio è come se avesse volato nell’aria come un uccello.

                    50.                  “O Signore, sono consolato, perché il figlio Tuo è così felice. Guarda con clemenza, se nonostante ciò, sospiro. Tutta questa brava gente si sforza molto, ma con Nicodemo e Cornelio sono strettamente affini spiritualmente. Questo per il fatto che Ti riconobbero e, quanto spesso, furono al tuo fianco. Mi manca l’amico”.

                    51.                  “Non ti posso Io sostituir l’amico?”, suona chiaramente nel suo orecchio. Che domanda! Giovanni cade sulle sue ginocchia. “È la cosa più umana nell’uomo”, sente quella Voce che si è impressa nel suo essere dal primo incontro, “che due sentimenti s’intreccino l’un con l’altro come due mani. Ti senti solo, e nello stesso tempo, consolato. La consolazione proviene dall’amore amichevole; e questo è particolarmente benedetto.

                    52.                  Non essere triste a causa dell’ammonizione di vedere in ME l’unico migliore amico. Un vero padre è colui che, oltre all’amore e la severità, è diventato per il figlio, un amico. Questo Lo sono Io per ogni figlio! Anche per i distaccati! Costoro più di tutti hanno bisogno di Me come amico paterno. Sarebbe bene amare solo i figli ‘cari’? Che cosa sarebbe della Mia Divinità se agissi come certi padri terreni?

                    53.                  Conosci la parabola della pecorella smarrita e dei denari [Matt. 12,11; Luca 15,8]. Questi sono coloro che si temprano dalla Luce nella speranza illusoria di cavarsela senza la guida della Mia volontà. Perciò, quando hanno fatto il primo passo nel buio, Io ho posto per ogni povero passo una pietra miliare di Luce che, se si lasciano chiamare, costoro devono vedere le stazioni luminose per loro rese piccole, e non una volta mancano la via del ritorno.

                    54.                  Rese piccole! Grandi raggi abbaglierebbero. Esse sono le piccole candele nella lontananza, che per sempre non si possono mai abbracciare con lo sguardo. Potrà sembrare come un tempo incommensurabile, prima che un precipitato si lasci sollevare e guardi con desiderio ardente il silenzioso raggio di Luce. – Io ti dico: per Me è un soffio del tempo, perché Io, detto così per te, porto in Me tutte le Eternità, esistendo per Me stesso soltanto una Eternità. Perché Io sono D i o!

                    55.                  Tu consideri la pluralità delle Mie Opere e se ognuna non possiede la propria Eternità. Precisamente, se la consideri dal punto di vista della creatura. Sempre generata in un’Opera e da essa presa fuori, prima che sia sostituita dalla successiva, nessun figlio nota come Io inizio un’opera singola, e come la compio.

                    56.                  In questo modo ogni parte di Opera ha il suo tempo-eternità. Ma poiché tutte sono prelevate alla Mia fonte della mezzanotte ed Io, quale Creatore stesso, sono la Fonte della salvezza, è da comprendere che tutto è per Me sempre un’Opera, una Rivelazione di tutto ciò che Io creo. Eternamente, per cui non ho mai bisogno di dire: questo l’ho fatto nel passato, l’altro lo faccio nel presente, in futuro creerò dell’altro, in qualche luogo di un tempo.

                    57.                  Per Me, Mio veggente, vale sempre ‘è’! Nel momento in cui faccio sorgere una parte dell’intera opera, essa è già esistente nella realtà creativa; poiché ciò che c’era qui per i figli, è e diventa, era in Me come UR già totalmente definito nell’immensa anteprima della Mia Creatività! Non esiste cosa, sia piccola come il moscerino, sia immensa come il sole più grande, che non abbia la sua definita formazione in ME, non importa se, quando e come Io porto questa alla formazione oppure la riassorbo di nuovo nella fonte della mezzanotte!

                    58.                  Questo ti soverchia, ti senti davanti a Me come perduto. Tu non lo sei, figlio Mio – e nessuno, al quale è data la stessa Parola! Molto di ciò che hai sentito, che hai visto e ciò che ancora ti dovrà essere mostrato, lo dovrai mettere per iscritto, ossia sigillare, cosa che nel futuro tempo terreno sarà da rivelare agli uomini di questo mondo, quando verrà la maturità sulle loro anime, sebbene perfino a quel tempo pochi mondani lo afferreranno pienamente.

                    59.                  Che cosa significa per Me questo piccolo mondo? Tu pensi, perché Io sono venuto su di esso come Uomo, dovrebbe avere la preferenza. Questa ce l’ha certamente, soltanto diversa da come i posteri penseranno. Là qualcuno si appenderà intorno al collo la propria lode, come una vanitosa donna, la collana di perle false: ‘io, – noi solamente siamo scelti’, come lo dice e fa il popolo al Giordano. Proprio in questo c’è da riconoscere l’esempio, com’è impossibile che Io, quale Creatore di un popolo del Cielo, il cui numero non si può contare umanamente, avessi elevato un singolo popolo terreno come ‘l’unico’, tanto meno l’intero mondo, con tutto ciò che gli appartiene!

                    60.                  In un certo senso il mondo è scelto, perché è il punto centrale dei perduti. Perciò Io sono entrato in esso come Redentore, per questo sono venuto dal piccolo popolo che tanto spesso si è distolto da Me con il suo odioso servizio idolatro. Mai prescelto, soltanto scelto per il Mio santo-alto Scopo dell’eterna Redenzione! Nessun uomo è favorito davanti a quelli a lui sconosciuti che si trovano nel Mio Regno!

                    61.                  L’uomo è venuto da se stesso nel mondo? Ha trovato lui da solo la via? Ha fatto qualcosa di particolare da avere il privilegio, privilegio che non esiste proprio? Oppure ho guidato IO ogni figlio che Mi ha pregato di aiutare insieme coloro che sono perduti! Io, infatti, ho ben detto: ‘Ora và’, senza disporre la sua via, senza prevedere un luogo, insieme al tempo, dove poi possa percorrere e completare senza danno questa via materiale?!

                    62.                  Fai bene a rispondere negativamente. Io veramente dissi: ‘Nella Casa del Padre ci sono molte dimore’; quindi devono esistere molti luoghi, luoghi che sono da Me tutti benedetti. Non esiste differenza, perché la Mia benedizione non è mai diversa. Se si mostra diversa su un figlio fedele da uno smarrito, non centra nulla, perché la Mia benedizione è una sola, come Io sono un Creatore-Padre e molto di più. In tutto, però, sempre, l’UNO!

                    63.                  Chi crede che soltanto lui si fosse meritato la misura del Cielo, cosa di cui approfitta volentieri, a costui vale la Parola:

Chi crede di stare (in piedi),

badi che non cada’. [1 Cor. 10,12]

Lo riconoscerà e anche predicherà quel figlio, del quale voi discepoli credete che non sia puro[12]. Egli non era puro, i genitori non avevano educato la sua anima. Ma poiché ho guidato Io anche lui dal Regno fin qui e in questo tempo, così è caduto da lui l’errore e Mi ha riconosciuto.

                    64.                  Così vedi che Io conduco ogni figlio al suo posto e al tempo che è utile per lui e per la Mia Opera. Ovunque i Miei figli si trovano, se in questo mondo, oppure altrove – dappertutto IO li impiego per il conservizio o per la Redenzione. I conserventi vengono riscattati dal bene da riportare, essi sono gli ‘aggravati’, come li chiamavo Io. I precipitati sono i ‘travagliati’, i quali a causa della caduta si sono resi aspra la loro via. E questi saranno completamente riscattati, perché ne hanno bisogno. C’è differenza, Mio veggente?”.

                    65.                  “Io non ne vedo una”, osa dire Giovanni alzando lo sguardo, sebbene non veda nessuno. Sente solo che un Invisibile sta presso di lui. Sente la Voce come quella del Maestro, quando parlava ai discepoli. Beatitudine! LUI è qui, la sua anima giubila, il suo spirito ringrazia e confessa: “Tu, Signore, hai fatto tutto bene, Tu pensi ai piccoli e ai grandi, Tu benedici i Tuoi poveri lontani come anche i fedeli; perché tutti sono Tuoi!

                    66.                  Quello che Sadana creò come da se stessa, avvenne da quella Forza che lei aveva ricevuto da TE. Lei, con questa, poteva eternamente fare del bene, a causa dello sviluppo creativo poteva cadere. Tu l’avevi legata alla Tua longanimità, quando lei se ne strappò. Oh, Tu la tieni stretta! Anche me, Dio mio, Padre mio e Redentore!”.

                    67.                  “Ben riconosciuto! Tu sei catturato e, lo stesso, libero, un esempio per coloro che vengono dall’alto e dal basso. Sull’isola ti puoi muovere liberamente, tutt’intorno, il confine è il mare, oltre il quale tu non andrai più durante la tua esistenza terrena. Così pure Sadana. All’interno della materia lei era libera; tuttavia fino al suo ritorno anche la Mia Volontà era un mare, oltre il quale non poteva giungere. La Mia CROCE è diventata per lei il ponte sul quale potrà un giorno far ritorno a casa.

                    68.                  Che cosa significano i confini da Me posti? Non sono essi la Meraviglia delle Meraviglie che Io concedo a tutti? I fedeli li guardano come l’essere-custoditi-in Me, perché essi sanno: fuori di Me e la Mia Eternità non c’è nulla e nessuna consistenza, nessuna vita, nessuna beatitudine. I caduti se ne urtano, senza percepirlo nel più profondo, perché i Miei confini sono bontà, grazia, longanimità, mansuetudine [Apoc. 21,16] e non costruiti in modo duro, ma solido. Tu comprendi la differenza. Ad una solidità (fortezza), che sono Io stesso, ognuno si può aggrappare, i grandi e i piccoli, i lontani e i vicini. Chi la riconosce anche da sé, ha la vera libertà dalla magnifica libera Volontà della Mia potenza di Creatore!”.

                    69.                  “Padre, Tu, mio Maestro, Tu mi dai tanto in Grazia, io non posso afferrare tutto. Ma poiché mi lasci domandare nel Tuo Amore, allora penso ai fratelli. Che cosa sarà di loro? Io mi preoccupo. Perché veramente… Tu mi hai custodito in un confine mondanamente stretto; proprio questa è la custodia che io posso sperimentare con clemenza. Non potresti portare sull’isola anche gli altri, affinché nel mondo non accadesse loro nessun male? Temo che saranno duramente perseguitati, uccisi e …”.

                    70.                  “Giovanni, non posso Io fare secondo la Mia Sapienza, come ho previsto le loro vie? Devo orientarMi secondo la tua preghiera?”. – “Mai, o Signore! Tu fai tutte le cose secondo il compiacimento del Tuo Amore per i figli. Io sono soltanto preoccupato, e questo – non può essere questo anche una gioia per Te? Tu ci hai inculcato l’amore, per Te, per il nostro prossimo”.

                    71.                  “Certo, e così lo considero anch’Io. Tuttavia la domanda: chi dovrà portare il Mio Vangelo ai popoli, se tutti quelli che Io ho istruito, vivono sull’isola?”. – “Oh!”. Una lunga esclamazione e – Giovanni scorge Dio stare dinanzi di sé. Con un grido si piega in giù, abbraccia le ginocchia e si lascia tirar su, finché il suo capo poggia al fianco di Dio. Non ha bisogno di esprimere cosa muove il suo cuore. Chi meglio del Santo può leggere nel nascosto…?

                    72.                  “Tu non sei preferito, perché vivi su Patmos, mentre gli altri devono combattere delle battaglie, come un tempo Michael con Lucifero [Apoc. 12,7]. Essi vinceranno, anche se il loro corpo cadrà vittima, come Io ottenni la Mia vittoria nella mano destra per le Mie Opere già prima della caduta di Sadana. Soltanto per l’ultimo mezzo tempo [Apoc. 8,1] che ho concesso alla materia, ho portato la vittoria della Mia Magnificenza di Dio alla croce del Golgota per la Rivelazione, in cui ho dato in sacrificio il corpo esteriore.

                    73.                  Ogni figlio della Luce sulla Terra e altrove, sacrifica il suo corpo per mezzo della morte, anche se è stata dolce come nel caso di Nicodemo. Se così, oppure diverso – tutto sta nel sacrificio della Creazione della Mia santa Essenza-UR! La morte materiale sta invece solo al secondo posto. La via dello SPIRITO, la dedizione di un figlio, ha la precedenza su ogni via da percorrere, ed è iscritto nella Creazione [Apoc. 20,12], nel Libro della Vita. Quindi non ti preoccupare per i tuoi fratelli. – Che cos’altro hai ancora nel cuore?”.

                    74.                  “Signore, perché mi domandi? Tu sai ogni cosa, Tu conosci l’angolo nascosto della mia anima. Penso a Maria e ai molti amici che sono disprezzati in patria, anche se la vera Patria è eternamente il Tuo Cielo. Che cosa sarà di Maria?”. – “Per la madre Mia corporea, lascia a Me la preoccupazione di come la porterò via da qui. Per tua consolazione sia detto: fino all’ultimo respiro lei sarà ben custodita, come anche molti dei tuoi fratelli.

                    75.                  Diversamente stanno le cose con il popolo del Giordano. Tu sai, quanta poca gente si è voltata indietro per vedere Me. Oh, sì, quando avevano un vantaggio che toccava al corpo [Matt. 14, 21], volevano essere guariti, e quando pensavano di ricevere il massimo potere mondano, allora sapevano dove Mi si poteva trovare! Altrimenti…? Quando i migliori fino al tempo del giudizio erano andati, perfino già sotto Mosé, che cosa hanno fatto? Hanno per caso servito ME, oppure sempre anche gli idoli? E non è stata la propria avidità l’idolo peggiore?

                    76.                  Per questo – e per una salvezza che rimarrà incomprensibile per il popolo – IO ho messo l’ascia alla radice del suo tronco, perché somiglia al marcio albero del fico [Matt. 3,10]. Porta esso, mai buoni frutti? Attendo con pazienza, soltanto – Io vedo che cosa sarà qui! Non Mi domandare in proposito, Giovanni; poiché su quest’albero marcio, come in tutti gli alberi dei popoli, crescono insieme frutti che si lasciano illuminare dalla Luce. E questi Me li raccolgo, sii certo di questo!”.

                    77.                  “Signore, io non domando mai del Tuo sguardo d’insieme, ma sento: questo marcio Tu un giorno lo estirperai; il ‘come’ sta nella Tua Mano di Creatore. Questi marci Tu li educherai al tempo giusto, ed anche se è soltanto dopo la loro morte. Quanto è meraviglioso e pieno di Grazia: a Te nulla va perduto! E se Ti preservi i buoni…”. – “Anche gli altri, Mio veggente!”. – “Sì, sì, intendevo soltanto nella vita sul mondo, così il popolo può emettere anche rami buoni”.

                    78.                  “Sii benedetto, come Io benedico ogni figlio che sta alla Mia destra e alla Mia sinistra. La benedizione si mostra veramente differente, ma il suo contenuto, Mio Giovanni, è sempre lo stesso. Nella Bontà per la destra, nella Misericordia per la sinistra. Che cosa pesa di più, la Bontà o la Misericordia?”.

                    79.                  “Non lo so”, dice Giovanni a bassa voce, per non disturbare la Santità dell’ora. “Poiché Tu parlavi di una benedizione, non hai due diversi pesi. Tutto in Te è l’eterno Bene; oh, sì, la BONTA!’. In essa operano le Tue Magnificenze, anche la Misericordia per quelli che sono alla sinistra, ai quali Tu, come lo sento adesso, hai rivolto il lato del Tuo Cuore. A coloro che stanno alla destra nel Tuo alto e santo Diritto e in quello loro, il posto è assegnato a causa della loro fedeltà”.

                    80.                  “Questa è stata una conoscenza celeste e, di tal specie, ne avrai ancora molte. Il tuo scritto (Vangelo) mai si perderà; poiché chi ha occhi per vedere, e orecchi per udire, non lo girerà né lo volterà. E nessuno che è salito dal misero abisso lo potrà cancellare dal mondo! Ti ho inviato l’angelo che ti assiste; dov’è necessario sentirai la Mia Voce come proprio adesso, anche se non Mi vedrai sempre accanto.

                    81.                  Tu pensi ancora che il ‘veder sempre’ sarebbe delizia sublime. Vedi, questa è preservata per il Regno; tutto il sublime si rivela soltanto nella Mia Luce. Ma quello che è dato durante una via di percorso, è tanto in Grazia che un figlio, ritornato a Casa, nello sguardo retrospettivo s’inginocchia grato davanti a Me e Mi loda e glorifica per questo”.

                    82.                  L’apparizione di Dio è d’un tratto come sfumata via, così che Giovanni, timoroso, s’immagina che non fosse stato per nulla vero, oppure che egli stesso non è più sulla Terra. Presto però lo inonda la beatitudine e si mette in fretta al tavolo, e scrive e scrive, prima, tutto ciò che ha udito, e poi ancora tre lettere. La prima è per le comunità nascenti, troverà certamente qualcuno che ne farà parecchie copie. La seconda è indirizzata a quella cara donna che assiste Maria e la casa in Capernaum.

                    83.                  La terza è indirizzata ad un romano di nome Gajus, il quale molto presto è venuto alla conoscenza. Costui ama il Signore ed aiuta molte anime fedeli. Quando ha terminato questo, egli ha scritto alla luce della lampada, il mattino sorge chiaro nella torre. Che strano, non è per nulla stanco, e lieto va’ fuori sulla spiaggia.

 

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Cap. 12

Il battesimo – Un giovane pirata diventa un secondo Stefano – Pirati e pescatori diventano cristiani

Insegnamenti sul battesimo di Gesù, poi il giorno del battesimo arriva buona parte della comunità dell’isola.

                      1.                    All’orizzonte appena si scorge ancora un delicato bagliore, quando il tribuno si avvicina alla riva. Giovanni ha riflettuto: glielo dico? Quanto sarebbe afflitto di non aver udito con lui la Parola del Signore! Posso però tacere? Intorno a lui c’è un sussurro: ‘Aspetta ciò che fa la Mia Grazia’. Quindi, deve attendere.

                      2.                    “Mattiniero”, saluta Cornelio. – “Pure tu”, dice Giovanni. Il romano si siede accanto a lui. Egli è avido di sentire molto ed è un buon segno per chi non è soddisfatto di sé. “Se soltanto il Signore è soddisfatto di te”, Giovanni lo dice come se avesse visto il ‘dissidio dell’anima’.

                      3.                    “Davanti a te nulla è nascosto, come non lo è dinanzi a Dio”. – “Con una grande differenza! Quello che vedo io, me lo dà Dio, mentre LUI, il Santo, vede tutto e non ha bisogno di chiedere prima. Egli lo ha fatto spesso con noi discepoli. Stolti come eravamo, parlavamo come se Lui dovesse prima ascoltare. Dopo, il Suo amabile sorriso insieme al buon Insegnamento. O Cornelio, vorrei tanto volentieri che Egli fosse sempre con noi come nei Suoi anni d’Insegnamento!”. Stolto!, ieri sera non è stato Lui, da me, come sulla via verso Emmaus – –?

                      4.                    “Sarebbe anche mio desiderio”, Cornelio interrompe i pensieri di Giovanni. “Tuttavia chi sa, se adesso sarebbe per il meglio. Come dovremmo dar prova di noi se si pende, per così dire, sempre alla Sua veste? Se ci facciamo dire ogni parolina come fanciulletti, per ripeterla? Tu mi comprendi, vero?”.

                      5.                    “Precisamente! In verità io non intendevo così, di seguirLo come un giorno attraverso la Galilea. Noi, quali Suoi figli, non finiamo mai di imparare, perché Egli è eternamente inesauribile. Certo è, per quanto ci è dato, di penetrare nella Magnificenza della Divinità. Questo si può unicamente e solo col Suo aiuto”.

                      6.                    “Egli ci ha fatto conoscere molto”, risponde il tribuno, “non posso nemmeno afferrare la pienezza, sono ancora povero nella mia anima, perché le preziosità traboccano, ed esse vanno a me perdute”. – “No, a te non va perduto nulla! Se da tale umiltà d’amore qualcosa trabocca, allora Dio la conserva per il tuo ritorno a casa – e di quello di tutti. Allora abbiamo noi la pienezza, e lo spirito aiuta la nostra anima a cogliere queste preziosità e conservarle per tutti i tempi”.

                      7.                    “Hai scritto?”. – “Tre lettere, per Capernaum, dove viene sempre un fratello che può scrivere la prima. La seconda lettera è per Giovanna, la prescelta, che può servire Maria. Costei, dopo la morte di suo marito, Chusas, è andata a Capernaum. La sua meta suprema era di servire sinceramente il Signore [Luca 8,3].

                      8.                    Conosci tu il romano Gajus? Egli ha conosciuto il nostro Maestro, poco prima del Golgota. Dopo è stato spesso da me ed era afflitto perché non era stato presente. Lui mai avrebbe permesso che il Signore fosse crocifisso. Prima che mi si prendesse prigioniero per la seconda volta, potevo spiegarglielo, certo, con immensa tristezza, perché il Signore si è dato per il mondo, perfino per Caifa e Hannas, i veri assassini di Gesù: ‘il santo Mistero della Redenzione’ Gajus lo aveva afferrato e da allora in poi è molto attivo. Gli ho scritto che ci vedremo presto – ma quando, non lo so nemmeno io”.

                      9.                    “Ah”, esclama Cornelio, “l’ho incontrato due volte, un vero romano, come oggi non ce ne sono più molti. Tra quattro giorni partirà la galea per le provviste. Io mando il fidato Scubatus. Questi ha, per così dire, un sesto senso. Egli provvederà alle lettere e troverà certamente Gajus. Se non è proprio impegnato, intendo per servizio, allora lo inviterò a farmi visita su Patmos. Poiché è piuttosto anziano, una volta può scansare un servizio. Allora vi rivedrete” [Giov. 3 lett.].

                    10.                  “Quindi non ho scritto invano il fatto che ci rivedremmo presto”. – “E allora ascolta una buona volta”, s’infervora Cornelio, “finora presso di te mai niente è stato invano! Sei certamente il più giovane dei fratelli, ma il migliore tra loro. Oh, tutti fanno del loro meglio, non hai bisogno di mostrarti contrario”, il tribuno afferra la mano che Giovanni alza. “Istruiti da DIO – non dovrebbe venir fuori da voi qualcosa di buono? Tuttavia – il Signore ti ha portato qui e – va bene – insieme a me, tu sei il Suo veggente prescelto per l’ultimo tempo terreno che, secondo la creazione, è iniziato”.

                    11.                  “Guarda, guarda”, elogia il discepolo,“non lamentarti più che la tua anima non serberebbe così pienamente la Rivelazione di Dio, e parli dello straripamento della Sua Magnificenza. Lo hai riconosciuto bene e mi rallegro molto di questo. Ed ora trattengo io le tue mani, le quali vogliono negarlo. Non è una reciproca elevazione che avremmo da assicurarci. Soltanto, domina la gioia, perché noi dal Signore sappiamo la Verità della Creazione”.

                    12.                  “Andiamo insieme alla taverna?”. Il Sole è sorto e il vasto mare si è tuffato nel suo splendore. Giovanni getta uno sguardo alla sua torre. Alla porta sta accovacciato il giovane; si alza a fatica, la ferita guarisce troppo lentamente, ma è d’animo lieto, viene vicino e dice con modestia:

                    13.                  “Se nella torre non ci sei tu, ci sono io; non si può mai sapere se una volta non …” – “Bravo”, lo elogia il tribuno. “Che cosa sarebbe, Giovanni, se tu lo prendessi con te?”. Il giovane li guarda felice. Giovanni fa cenno col capo. “Ci avevo pensato; infatti, così solo – Ebbene, tu non disturberai”, si rivolge al giovane. “Dimmi, come ti chiami veramente?”.

                    14.                  “Noi, figli di pirati, mai abbiamo sentito un nome. I pirati mi chiamavano Phyrax, cosa che non udivo volentieri”. – “Vorresti servire il Salvatore?”. – “Sì!”. – “Bene, allora ti battezzerò e il tribuno ti assegnerà un nome molto bello”. – “Oh!”. Di nuovo un’evidente gioia che tocca profondamente i due uomini. “Quando?”. Domanda il giovane, sebbene non sappia proprio che cosa significhi il battesimo.

                    15.                  Dopo la colazione del mattino Giovanni lo porta con sé, gli mostra il lavoro che deve fare e lo avvisa: “Quando scrivo, non mi devi disturbare, anche se Cornelio è con me. Sarai certamente chiamato, devi essere quanto più possibile intorno a me. Origliare è proibito”.

                    16.                  “Non lo faccio mai, non lo fanno nemmeno i pirati. Essi mi hanno insegnato anche qualcosa di buono nonostante…” – “il brigantaggio. Non lo comprenderai se ti dico: voi siete stati guidati qui, perché qualche anima era da salvare. Ora sei informato. Chiedi però se non ti sarà chiaro qualcosa; puoi sempre venire da me”. – “E quando sarò battezzato?”. Impazienza d’amore infantile.

                    17.                  “Il prossimo giorno di festa. Qui regolo io i giorni, secondo quella visione della Creazione che ebbe Mosé [Gen. 1]. Calende si chiama il primo giorno del mese, nel modo romano. Altri popoli calcolano diversamente. Ma noi calcoliamo secondo il ‘calcolo di Dio’! Una rivoluzione della Luna ha ventotto giorni, questi, poi, divisi in quattro, danno le quattro settimane. Una settimana, secondo la Sapienza di Dio, ha sette giorni, di cui il settimo è il giorno di riposo. Nei giorni di riposo si può fare ciò che è necessario per la vita; ma trafficare e molto altro di più che procura soltanto guadagno, Dio lo considera punibile. Il prossimo giorno di riposo sarai battezzato”. – “Come lo farai?”.

                    18.                  “Lasciati sorprendere. Non fa male”, sorride Giovanni. “Il Maestro ha battezzato anche noi discepoli”. Ma come – ? Com’è da conformarsi alla Sua Volontà? “Ti diventa gravoso salire e scendere la ripida scala?”. Chiede lui amorevolmente. “Un pochino”, il giovane s’infonde coraggio, salendo si aiuta con le mani.

                    19.                  “Il pastore ti porterà qualcosa per guarire. Anche questo non fa male, soltanto non aver paura”. Giovanni gli sfiora affettuosamente i capelli, una carezza sconosciuta al giovane. “Va a prenderci il pranzo, uno lo deve portare”. Di nascosto Giovanni sta a guardare come il ragazzo scivola giù gradino per gradino. “Poveretto, forza, presto andrà meglio con te”.

                    20.                  Più tardi viene su Cornelio respirando pesantemente. “Per fortuna che non devo portare un’armatura; mi sento bene nella tunica. A parte questo. Una domanda seria che riguarda il Maestro; non sono completamente sicuro se …”. – “Chiedi pure, perché ciò che preme, si può e si deve togliere dal cuore. E se riguarda il nostro buon Signore, sono già sicuro in partenza che Egli aiuterà”.

                    21.                  “Perché il Signore si è fatto battezzare e, così – così – esteriormente? LUI era Dio, non ha mai avuto bisogno, come diceva il battista: ‘Fa penitenza!’. Il nostro Signore, anche come Salvatore del mondo, è l’Essere sublimemente perfetto; non la minima ombra della materia o qualsiasi altra imperfezione era attaccata in Lui [Giov. 8,46].

                    22.                  “La tua domanda è ben ponderata e, credimi, Cornelio, ho dovuto impiegare molto tempo prima che potessi svelare il mistero, perché su questo, il Signore parlava solo in accenni. Siediti”, il tribuno va avanti e indietro, tanto è agitato dalla sua domanda. Ora si siede. “Sono sempre colmo di gratitudine per il fatto di essere istruito da te”, afferra le mani del discepolo, “da te, infatti, sono istruito come da Dio stesso”.

                    23.                  Giovanni alza gli occhi splendenti. “Come te, anch’io ricevo l’insegnamento; poiché quello che fluisce dentro di me, è ripetutamente meraviglioso [Apoc. 15,3], come Dio si rivelava già nei tempi antichi. Le apparizioni si chiamavano per lo più ‘angeli del Signore’, perché il Sublime si mostrava in vesti velate – a motivo degli uomini. In epoca posteriore non si è riconosciuto questo e non nuoce se si legge: angeli del Signore. Spesso erano anche tali; ma dove accadeva qualcosa del tutto magnifico, come la lotta di Giacobbe presso il Peniel [Gen. 32,27-31], allora Dio stesso si rivelava. Giacobbe lo aveva riconosciuto e… tacque.

                    24.                  Il battesimo di Gesù era meravigliosamente velato, cosa che fece la Sua alta Sapienza. Con questo Egli sostenne il Battista. L’uomo vuol vedere; soltanto molto pochi si lasciano convertire solo con parole. Era assolutamente necessario rialzare il popolo che stava sprofondando di nuovo moralmente, cosa che avveniva con l’autentica fede e col servizio d’amore. A ciò è collegato che il Santo nel ‘Alto anno dell’Atto’ ha accostato la servitù nel terreno antistante – nel Cielo e nella materia.

                    25.                  Il battesimo, pensato come simbolo, può rimanere conservato. Se colui che battezza riconosce che un rituale esteriore è una cosa secondaria, nello spirito tuttavia è una preghiera di benedizione rivolta al Signore per il battezzando, allora anche il rituale è benedetto. Se rimane con l’apparenza esteriore il battezzatore perde molto, ma non il battezzando.

                    26.                  Giovanni aveva perciò collegato ogni battesimo all’esclamazione: ‘Venite, ritornate al nostro Dio!’. Questo era giustificato, per questa ragione lo si chiamò poi ‘colui che grida nel deserto’. Il ‘deserto mondo’, è quello dei poveri smarriti. Il Signore permise il battesimo soltanto a causa degli uomini, per attirarli, per indurli al ritorno. Quasi tutto quello che Egli ha detto e fatto, erano chiamate, si può dire: era un invitare, l’invitare ad uscire dal mondo, dal vicolo dello smarrimento e della mancanza di fede”.

                    27.                  “Quando Lui talvolta parlava con me, io lo sentivo profondamente nel mio petto: Egli mi chiamava dentro nel Suo Cuore. Ed io ero beato! Il Maestro stesso non ha mai battezzato; oppure…?”. – “No, e i primi tempi ne eravamo meravigliati. Chi meglio e molto più elevato poteva battezzare se non il Signore?! Lo strano è che Lui non ci ha mai liberato da questa questione ed io so perché: dovevamo ricercare noi stessi, e noi siamo giunti ad un risultato, come ti ho spiegato: soltanto il simbolo, soltanto l’impulso era dato. Quanto poco DIO doveva farSi battezzare, tanto poco ha bisogno di battezzare esteriormente. Il Suo battesimo fu il lavaggio dei piedi [Giov. 13,14].

                    28.                  A Nicodemo Egli disse: ‘Conseguire la rinascita con acqua e spirito’, ciò che è il battesimo del Suo santo Spirito. A quel tempo il nostro amico era ancora inesperto, noi tutti credevamo quindi che la rinascita dovesse avvenire attraverso un ventre materno, una seconda venuta in questo mondo. Il Signore lo negò. E noi sappiamo: ‘Rinascere nello spirito – lasciare a lui il dominio in noi, per questo curiamo in noi il bene, l’amore e la misericordia. Per questo mondo lo si può qualificare così: autentica umanità!”. Cornelio lo conferma volentieri.

                    29.                  “Questo me lo ha insegnato prima Cirenio, poi in modo superiore il buon Simeone, in modo sublime il nostro Signore, per quanto io lo possa afferrare e realizzare”. – Giovanni tranquillizza: “Nessun uomo diventa completamente libero dai suoi errori fino alla fine della sua morte terrena. Dio vede qual è la nostra natura [Salmo 103,14]. Dove però non domina nessuna cattiva volontà, ma solo uno sbaglio puramente umano, oh – come non dovrebbe Egli lasciare agire la Sua bontà?!”.

                    30.                  “Ci si deve far battezzare due volte, quando di nuovo si è caduto in basso?”. – “Una seconda domanda: Gesù Si è fatto battezzare due volte?”. – “Ti prego, Giovanni, questo sta veramente lontano da un qualsiasi pensiero! Egli non lo ha fatto accadere per Sé, Egli si diede alla gente come esempio. Chi si lascia trasformare mediante il Suo Insegnamento, non ha bisogno assolutamente di nessun battesimo”.

                    31.                  “Come sei venuto allora alla tua domanda?”. – “Dall’Oriente veniva gente fino a Roma. Essi insegnavano nelle scuole che l’uomo sarebbe dovuto sempre ritornare sulla Terra, finché diventasse un essere puro”. – “Che cosa ritieni tu di questo?”. – Cornelio riflette un po’. “Non riesco a definirlo precisamente, qualcosa di buono c’è anche in quest’insegnamento. Io stesso penso che non sia necessario venire più volte nel mondo. Il Signore parlava delle ‘dimore nella Casa del Padre’. Se queste esistono, allora esse sono anche abitate! Se questo è il caso, allora il venire, rimanere, andare attraverso il nostro tempo di vita di Luce può guidare noi altrettanto attraverso i luoghi”.

                    32.                  “Sissignore! Talvolta gli angeli che servivano il Salvatore ci hanno anche insegnato proprio su questo punto. Gli uomini nel lontano Oriente, vivendo con etica, possedevano il loro antico insegnamento non più in modo puro. Alterne generazioni possono cancellare molto. Anche la fede dell’unico Dio di un Abramo è adesso particolarmente molto confusa, tale e quale nella fede idolatra romana-greca-egizia. Oppure no?”. Cornelio pensa che di questo a lui non gliene importa più già da molto tempo.

                    33.                  “Le primissime generazioni nella regione dei monti più alti già conoscevano la nascita della Luce da una stella all’altra. Ogni via in tale stazione è da paragonare quasi alla nascita dell’uomo, sebbene sia completamente diversa presso coloro che servono dalla Luce alla materia. Su ogni stazione di Luce le cose esteriori sono spirituali, anche il venire, rimanere, andare, come hai ben riconosciuto. Queste sono meravigliose Rivelazioni, tanto della Magnificenza del Signore, quanto della benedizione ai figli pellegrini.

                    34.                  Ogni primo passaggio attraverso una stazione di Luce si chiamava ‘nascita’ e, nelle successive stazioni, ‘rinascita’. Più tardi fu considerata materialmente[13]. Chiarezza e fede nel trascendentale andarono perdute. Si concentrò tutto sul mondo.

                    35.                  Altissimi spiriti figli della Luce si fanno inviare anche spesso nella materia per uno scopo particolare, di cui il punto principale è la nostra Terra. È sbagliato chiamarla rinascita. Tali angeli superiori non vengono mai qui per conto loro. La loro missione di Luce procede unicamente dalla mano dell’Altissimo e non ha niente a che fare con concetti mondani. Chi pensa e crede questo, sbaglia strada.

                    36.                  Tutto lo spirituale accade una volta, come Dio si è sacrificato una volta [Ebr. 10,14]. Questo non esclude che – in modo particolare per noi uomini nel mondo – quello che è già stato sia da ripetere, come quella Parola che abbiamo compreso solo più tardi: «Vi do un nuovo Comandamento», cosa che un giorno, da come posso riconoscere in anticipo, s’indicherà con ‘Nuovo Testamento’.

                    37.                  Con ciò si dimentica l’eterno, ciò che è proprio di DIO. Se Egli è l’UNO, che mai si ripete, mai cambia la Sua legge fondamentale, allora non avrà nemmeno bisogno di abrogare il Suo Testamento, scritto in un tempo che è difficile da comprendere, neanche di sostituirlo con uno nuovo, perché il vecchio avesse forse errori e quindi non sarebbe più valido. –

La Parola e l’Opera del Creatore sono eternamente valide!

                    38.                  Io, un figlio di poveri pescatori, ho imparato a leggere e anche a scrivere, ed esaminai qualche rotolo presso il rabbi che aveva cura del nostro villaggio. Allora nel rotolo di Mosé c’era già il Comandamento [Deut. 6,5; 3.19,18] di amare Dio sopra ogni cosa ed il prossimo come se stessi. Se Mosé ricevette questa Parola, allora il Comandamento del Signore non era nulla di nuovo – visto da LUI. Per noi, che siamo smemorati e rigettiamo da noi cose difficili, era stato dato nuovamente, meglio sarebbe dire: un’altra volta. Chissà se un giorno questo si riconoscerà –?

                    39.                  Ora la cosa più importante non è come lo si descrive, ma che si agisca di conseguenza. Oh, l’ultima umanità sprofonderà nel suo delirio; non soltanto i figli di questo mondo, come Dio chiama i precipitati, anche i figli di quelli che si credono credenti, molti saranno falsi nonostante la fede; essi, infatti, ardiscono di imprimere al Santo la loro povera immagine del mondo. Egli non deve essere come è, ma come loro se Lo immaginano”.

                    40.                  “Non si può aiutare l’umanità?”, domanda Cornelio. “Noi abbiamo vissuto cose così deliziose con il Signore, allora si ha pur il desiderio che ognuno potesse riceverle e conservarle. Chi non lo desidera, a costui va perduta la benedizione proveniente dalla Dottrina di Gesù. Si può utilizzare questo, come ‘amore per il prossimo’?”.

                    41.                  “Certamente! Un desiderio, pensato nella compassione per gli altri, è sempre benedetto. C’è solo da riflettere: il tempo di Dio ha un altro carattere che la percezione del tempo nel mondo. Mille anni della nostra umanità sono meno di un soffio dalla Sua bocca! Così ogni pio desiderio si adempirà. Quando, amico mio, è da las