Prefazione

 all’opera

Il tisbita

 

 

Può un solo uomo, pur se re, far soffrire un intero popolo? L’evento di un fatto realmente accaduto, seppur presentato nel Vecchio Testamento quale racconto storico, deve servire ad una riflessione sulla fede per i tutti coloro che, da questo, cercano di trarre delle direttive di vita per comprendere sempre più la guida di un popolo sulla Terra da parte di un Dio-con. Tuttavia, i fatti legati ad Elia, nella S. Scrittura [1° Re cap.17-22 e 2° Re cap.1 e 2] sono presentati alla stessa stregua di altri nel modo più succinto. Parole essenziali su dei rotoli, scritturati all’origine e poi riportati in copie con pennino e inchiostro, nello scandire di tempi lontani, in epoche che già al lontano tempo di Gesù apparivano lontanissimi.

Circa settanta anni dopo Salomone, il settimo re dopo di questo, nella terra di Samaria, un piccolo regno di israeliti anch’egli decaduto dalla vera fede, sposa Isebel (Gezabele – 1°Re 18,4), una siriana figlia di Eth-Baal di Sidone, che perciò lo influenza ancor più verso dèi pagani. Elia, benché nulla si sa della sua vita giovanile, a un certo punto è guidato dal Signore. La sua figura è semplice, e il racconto qui presentato approfondisce di particolari importanti quello biblico, per farci entrare nello spirito della vita-storia di quel tempo, e farci capire il perché di una profezia enunciata e subito realizzata.

Nel messaggio che se ne trae, più di tutto vale il rapporto con il Divino, verso quell’Iddio che mai abbandona chi si affida a Lui con tutto se stesso, dopo aver riconosciuto i propri errori. I personaggi sono anime in cammino, come ieri, così come oggi, e ogni parola pronunciata nella fede resta scritta nel libro della vita, per sempre. La storia del popolo ebreo è una storia ricca di episodi che servono per farci capire il rapporto tra Dio e gli uomini, guidati direttamente dalla Sua mano. Ma anche questo popolo, nonostante la guida, fu molto duro a restare servente alle Sue Leggi.

Nel presentare la storia di Elia ci si trova a circa sessant’anni dopo Salomone, nella terra di Samaria nella città omonima nella quale è arroccato il decimo re di Israele. Il racconto si snoda nel presentare questo decimo re Ahab che, insieme ad Isebel, nativa di Sidone, guidano il popolo verso il culto di Baal, poiché la regina è figlia del re della Siria Eth-Baal amante di numerose divinità a cui affibbia nomignoli contenenti il suo nome, appunto, ‘Baal’.

Elia è guidato direttamente da Dio e gli è concessa la forza da Dio. Così, per frenare l’esasperato antagonismo del re di Samaria, lo ammonisce con la nota maledizione della siccità su Israele per 45 mesi. Tramite questo racconto sulla Bibbia la personalità di Elia viene messa in luce, legata agli usi di quel tempo nella realtà storica di allora, cui però, alla luce di questa rivelazione tramite Anita Wolf, si può comprendere che quei fatti furono manomessi dalla volontà del re e della regina.

 

Dalla Bibbia [2° Re 1,8] Elia viene presentato come un uomo peloso, ma probabilmente una affermazione falsa come tutta quella parte del testo [2° Re cap. 1,1-14] che riferisce dello scannamento degli 800 sacerdoti [1° Re cap.18,40], e fa parte delle falsità propinate dal regnante di quel tempo per screditare il profeta agli occhi del popolo, poiché anche qui è evidente che mai egli avrebbe addirittura mandato su 150 soldati un giudizio così immotivato, ripetuto per tre volte.

Inoltre, lo si considera anziano, mentre in questa rivelazione si scopre che egli non era affatto un vecchio, né ha un cattivo aspetto, ma era un cinquantenne all’epoca dei fatti narrati (cap. 19,1), e le donne ne erano attratte. Nel 1° e 2° Libro dei Re egli viene mostrato come uno che utilizza il suo giudizio imperioso per fare giustizia col sangue, come se un profeta guidato da Dio, perciò un santo di Dio, potesse decretare, ovvero ‘scannare’ egli stesso, oltre 800 servitori di Baal. Ciò è veramente inverosimile! Perciò era necessario un chiarimento dall’Alto per la comprensione della verità presentata nell’essenziale della Bibbia. Infatti, tramite questa rivelazione si scopre che quell’eccidio (cap. 19,14) fu accreditato al tisbita per iscritto, proprio dalla regina Iesebel (Gezabele), per screditarlo al popolo e lasciare alla storia la sua vendetta, mentre invece, questo fu perpetrato ad opera dei cittadini della Samaria i quali, causa dei 45 mesi di siccità e di indigenza, per vendetta, gettarono i servitori di Baal da un alta roccia al di sopra del fiume Kison in secca. Elia, piuttosto, riuscì a salvare gli ultimi cinquanta interrompendo l’eccidio (cap. 19,7 – 20,2-3). Solo in tal modo, un altro tassello del grande puzzle della storia antica doveva andare al suo posto.

Un'altra caratteristica da evidenziare in Elia/Michael era il fatto che egli era in grado di spostarsi velocemente letteralmente volando sul terreno, come dire, che se per una missione dall’alto occorre far presto per svolgere sulla Terra più azioni in breve tempo, nulla può limitare la materia e, per quanto certamente in modo soprannaturale, pur sempre limitando l’effetto visivo in modo fisicamente accettabile, al fine di non costringere la mente ad accettare lo spirituale invisibile, ma di lasciare sempre il beneficio del dubbio in tutte le cose che riguardano il mondo dello spirito.

Anche per quanto riguarda la chiamata a Eliseo [1° Re 2,19], che nella Scrittura in modo inverosimile ci indica che lui lasciò immediatamente il lavoro di aratura mentre conduceva 12 paia di buoi, ha alle spalle un altro episodio (cap. 10) in cui il racconto dimostra come Eliseo aveva conosciuto il profeta già precedentemente, quando costui era ancora un ragazzo, e inoltre, veniamo a sapere che Eliseo era calvo (cap. 24,6 e 24,8).

Elia non solo è un uomo come pochi, ma nel suo rapporto con la Divinità è l’uomo di Dio, e tutto ciò che succede viene raccontato nel modo naturale. Eventi come notevoli sono osservati difformemente da uomini differenti. I credenti conservano nel loro cuore i fatti; i non credenti li vivono come fossero velati, e la storia sarà per loro come inesistente. È per questo che tali fatti saranno poi trascritti a posteriori negli antichi rotoli biblici da chi avrà la ‘parola’ dal Cielo. Né servirà sapere il nome di tali scrivani, che resterà negato nei rotoli, scritti e trascritti con i semplici miseri mezzi di quel tempo, per essere tramandati.

Nell’esposizione di questa rivelazione i personaggi sono chiari, così come le località, al fine di entrare veramente nella storia di quel tempo, con una base di verità che perfino nelle S. Scritture, come in questa storia di Elia, viene dimostrato che sicuramente i fatti biblici a volte possono essere stati, volenti o non volenti, distorti. Elia è sì un uomo sulla Terra come tutti secondo la carne, ma il cui spirito è dall’alto, e perciò tutti i suoi passi sono guidati. Ciò lo si scopre già nel colloquio con l’angelo che lo invita ad andare sull’Horeb (cap. 21), sul monte santo, là dove Mosè ricevette i Comandamenti. Perciò non deve nemmeno scandalizzare il sintetico racconto biblico di quel viaggio-impossibile senza l’aiuto dall’Alto, né il successivo sintetico colloquio con Dio [1° Re 19,9-18], così caro a tutte le congregazioni religiose quando vogliono presentare il Dio-lontano, la Divinità intoccabile.

 

Solo in questa rivelazione che presenta i tratti essenziali della storia di Elia, può essere compresa l’essenzialità della figura dell’angelo Michael, il portatore della volontà, e della veridicità del suo compito, quale altissimo angelo-principe incarnato, confermato dal fatto che non morì, ma fu assunto in Cielo col corpo, evidentemente trasfigurato [2° Re cap.2,11].

Tra i diversi fatti storici ripresi in questa rivelazione c’è da notare quello su Nabot, a cui fu tolta la vigna dopo averlo ingiustamente condannato, e il rapimento in cielo di Elia quando aveva passato da poco i 60 anni. Il perché quei fatti siano passati alla storia, è perché a quel tempo, oltre ciò che veniva promulgato dal re, venivano annotati anche i fatti più importanti di quelle comunità, e poi conservati a cura dei sacerdoti, i quali si occupavano anche di diffonderli alla popolazione. Tra le varie annotazioni (una sorta di giornale al popolo), oltre alla falsità su Elia riguardo l’uccisione degli 800 sacerdoti di Baal, è rimasto archiviato anche il suo rapimento in cielo su un carro di fuoco [2° Re cap. 2,11]. Ciò perché ne furono testimoni veraci una cinquantina di fedeli che seguirono i due profeti fino al luogo in cui avvenne il fatto soprannaturale, legato anche al miracolo dell’acqua del Giordano che per ben due volte fu in quell’occasione ‘aperta’, per lasciar passare i due profeti prima, e il solo Eliseo dopo.

Il Signore parla ad Elia con un linguaggio semplice, ma che denota una figura-guida sulla Terra per ogni cosa, e quindi, nel suo caso, un assegnare compiti che non potevano essere disattesi, e che dopo un tale meraviglioso incontro furono prese a piene mani dal profeta di Dio e messe in opera.

 

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